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Buone Feste con quale spirito!

Avremmo voluto scrivere a tutti i colleghi augurando buone feste e buona
ricarica dal periodo nefasto che abbiamo vissuto fino ad ora, ma non
possiamo, nemmeno in prossimità delle feste, abbassare l’attenzione su
quanto va decidendo l’amministrazione universitaria.

Il Rettore ci ha comunicato tutti i vari passaggi che sono stati fatti
relativamente al bilancio preventivo 2009. é stato presentato e discusso in
CdA ed è stato presentato anche al Consiglio studentesco. Giustissimo.
Resta però un ulteriore passaggio che è stato disatteso da questa
amministrazione. Secondo l’articolo sotto riportato del CCNL università
l’amministrazione è tenuta a presentare il bilancio per quanto riguarda le
voci relative al personale anche alle OO.SS.

CCNL Università
ART. 6 – INFORMAZIONE (Art.6 del CCNL 09.08.2000)

3. Le Amministrazioni sono tenute a fornire un’informazione preventiva,
facendo pervenire tempestivamente la documentazione necessaria sulle
seguenti materie:

j) voci di bilancio preventivo d’Ateneo relative al personale, comprese
variazioni di bilancio;

Proprio per questo la RSU di ateneo aveva chiesto fin dall’11 dicembre la
convocazione urgente di una seduta di contrattazione per discutere di vari
argomenti importanti tra cui al punto 4: Salario accessorio e voci di
bilancio preventivo di Ateneo relative al personale.

La risposta alla richiesta urgente ha dato conto di quanto questa
amministrazione reputi importanti le relazioni sindacali. Siamo stati
convocati per il 12 gennaio. Si, avete capito bene questa è la loro
percezione dell’urgenza in un momento tanto delicato per la nostra
università.

Questa è la considerazione che ci viene data dopo che in tutti questi mesi
ci è stato chiesto di essere uniti e dare una mano. Dare una mano a chi e
come, col silenzio?! Noi non ci stiamo è una presa in giro gravissima.

Ci adopereremo in tutti i modi per farci ascoltare e fra rispettare il CCNL!

Quello che alcuni non vorrebbero vedere scritto

Nella passata settimana alcune sigle sindacali si sono sentite in dovere di formalizzare la loro posizione in relazione alle iniziative dell’Onda Anomala e dell’Assemblea dei Precari. Quella che è stata evidenziata è una
volontà chiara di accusare, differenziare e dividere in buoni e cattivi. Il problema che sorge è quando si scelgono i cattivi per questioni di metodo e non di contenuto. Troppo semplice attaccare sui metodi. Quando però ci si ferma a parlare con chi, come i nostri colleghi dottorandi, non riceve la borsa da ottobre, o chi, come gli assegnisti, non è stato pagato per un lavoro svolto nel maggio giugno e questo mese non riceve la borsa forse si riesce a comprendere.

Che sia esasperazione quella che ha portato ad interrompere il CdA poco importa non sta a noi dire o spiegare, ma possiamo chiarire qual è la nostra posizione riguardo alla critica al risanamento. Non accetteremo mai di stare zitti di fronte a scelte che non condividiamo, sottolineiamo ancora che se mai dovesse venire un commissario a Siena è perché qualcuno ha creato questo buco, non certo per colpa nostra, né degli assegnisti, dottorandi o studenti.
Quello che più colpisce è che questa cultura della divisione e della differenza venga da chi fa sindacato, che dovrebbe sapere che fare sindacato, per davvero, vuol dire confrontarsi, discutere e, soprattutto, tutelare i lavoratori che sono meno tutelati. Solo con la chiarezza ed il dialogo fra i lavoratori si può arrivare a trovare una linea comune di intervento. Sennò continueremo ad accusarci, loro sono stati stabilizzati, loro faranno venire il commissario-piazza pulita. Alla fine saremo tutti perdenti, loro, i meno tutelati, andranno a casa e, noi, saremo più sicuri che dopo non tocchi a qualcuno di noi?

RdB Università di Siena

Il Piano di Risanamento 2009-2012 non è mai stato oggetto di un lungo confronto

A seguito delle Assemblee sindacali indette, in data 24 novembre 2008 a Siena, e in data 27 novembre ad Arezzo, dalla RdB Università di Siena rendiamo pubbliche le seguenti considerazioni:

Il Piano di Risanamento 2009-2012 redatto dal Senato Accademico con l’approvazione del CdA non è mai stato oggetto di un lungo confronto con la scrivente Organizzazione Sindacale.

Abbiamo sempre denunciato il fatto che il testo redatto dalla Commissione del Senato Accademico non era una proposta ma un documento definitivo visto l’iter di approvazione che aveva seguito: approvazione Senato Accademico, approvazione CdA e approvazione del MIUR. Non possiamo accettare di essere chiamati a dare la nostra approvazione ad un documento che presenta molte criticità che investono tutta la comunità universitaria. Continua a leggere

Copia dell’intervento che avremmo gradito poter condividere alla presenza del Rettore

Trasmettiamo a tutti i colleghi durante il Corpo Accademico
Allargato di venerdì scorso. Non aggiungiamo commenti sugli eventi di
venerdì i fatti parlano da soli.

Parlo come rappresentante sindacale, ma forse soprattutto come lavoratore di
questa università.
È difficile prendere la parola oggi, ma credo sia necessario per chiarire,
per fare delle valutazioni e proposte.
Difficile perché da quando è scoppiata questa vicenda sembra che la realtà
che ci circonda sia implosa. Stiamo attraversando un momento particolare,
dovremmo preoccuparci di un contratto nazionale università che è appena
entrato in vigore, dovremmo preoccuparci di una politica governativa che
attacca da mesi il valore, la dignità ed il senso dell’esistenza delle
pubbliche amministrazioni. Attacca quello che ancora esiste di servizi
pubblici, come la sanità, la scuola e soprattutto l’università pubblica.
Tutto sembra poco importante per quello che stiamo vivendo. Abbiamo scoperto
poco più di una settimana fa che il nostro ateneo ha toccato il fondo. Molti
dicono fra le tante cose che in fondo è un male comune di tutti gli atenei,
nessuno se la passa bene, tutti hanno i bilanci in rosso.
A Siena però tutto questo assume un valore diverso. Un valore diverso perché
Siena negli ultimi anni ha sempre fatto vanto di essere un modello per gli
altri atenei. Un modello nazionale. Ci veniva presentato un ateneo che
gestiva in modo più che virtuoso l’autonomia, quella autonomia che sembrava
dare finalmente libertà di manovra e scelta su tante questioni, dalla
didattica, ai corsi di laurea alle scelte sul personale.
È un amara ovvietà oggi dire che il laboratorio di Siena è fallito. Da una
settimana è sotto gli occhi di tutti che qualcosa non ha funzionato. Non ha
funzionato negli organi di governo e nell’amministrazione.
Non è un accusa gratuita, un voler puntare il dito, accusare, o essere
giustizialisti, come si è detto e scritto in questi giorni. È una richiesta
di ammissione di responsabilità, di assunzione di responsabilità. Non è il
momento di cercare di negare le colpe, le leggerezze ma di affrontarle. È il
momento di ripartire dall’umiltà di riconoscere quelli che sono stati i
limiti di un modello evidentemente fallimentare. Questo passaggio lo
dobbiamo fare tutti, ma permettetemi di sottolineare che esiste
indubbiamente una diversa suddivisione delle responsabilità.
Ora è il momento di ripartire, ognuno faccia la sua parte ma con uno spirito
diverso, perché diverso è il clima, diverso è il momento. Nessuno deve
pensare di essere immune dalle conseguenze che possono venire da scelte
prese con leggerezza, pensando di avere la capacità, da soli, di affrontare
la situazione.
Nei giorni scorsi una parte dei sindacati di questo ateneo ha presentato un
documento scarno, semplice, diretto, composto da 4 punti. Punti minimi,
essenziali, perché fossero tutelati gli interessi del personale
tecnico-amministrativo, ma anche degli studenti, di quel mondo informe di
precari che sono i dottorandi i postdottorandi, gli assegnisti, i borsisti e
infine dei docenti, a contratto e non. Cosa ha suscitato questo documento,
nel CdA, ha suscitato fastidio, fuori da quel consesso ha portato distanze,
distinzioni e divisioni.
No non può andare così, se chi è chiamato a decidere non è in grado di
capire che non è il momento di infastidirsi ma di riconoscere la reale
potenzialità che può venire dalla condivisione con chi rappresenta i
lavoratori delle scelte, vuol dire che non è in grado di governare questo
momento, non ha la lucidità necessaria.
Un segnale piccolo di discontinuità c’è stato se oggi ci troviamo qui forse
è perché l’Assemblea dei lavoratori ha chiesto un corpo accademico
allargato, ma l’assemblea dei lavoratori ha chiesto anche di più ha chiesto
che il CdA assuma il documento presentato dalle OO.SS. quel documento non va
votato, va preso così com’è. È un imposizione? Forse, ma non potete fare
altrimenti. Permetteteci in questa particolare di situazione di imporvi
qualcosa. Non dovete preoccuparvi della fiducia dell’opinione pubblica, ma
della nostra, di quella di chi vive di università e che non vuol vedere
naufragare la sua vita per l’orgoglio di pochi. Qual è la spiegazione per
cui pensate di poter opporre un rifiuto a quel documento, non esiste
spiegazione se non quella che credete che le regole, la forma ancora
sussistano. No è saltato tutto, ma non siamo stati noi a far saltare
qualcosa, è stato qualcun altro, ognuno saprà darsi le spiegazioni che
vorrà, ma queste spiegazioni non dovranno essere giustificazioni ma
assunzioni di responsabilità.
L’assemblea dei lavoratori ha chiesto anche di più è vero ha chiesto le
dimissioni del DA. Le dimissioni sembra che chissà cosa si sia osato dire.
Dopo quella assemblea molti hanno deviato la loro strada prendendo le
distanze da quello che i lavoratori hanno deciso. Bene ognuno è libero di
fare o operare ciò che crede. Io però voglio dire qualcosa in proposito,
personalmente ho votato per le dimissioni di rettore e DA lo dico senza
paura, lo dico chiaramente, anzi avrei votato per le dimissioni di tutto il
CdA e del senato accademico. Come sigla sostengo quello che è uscito da
quella assemblea in pieno. Volete soffermarvi su questo, volete offendervi
di questo. Vuol dire che non avete capito il senso di tale richiesta.
Non credo di poter interpretare le motivazioni di tutti ma voglio darvi la
mia. Chi ha governato l’ateneo in questi anni sono i signori che ho citato
prima, le responsabilità morali e politiche per le leggerezze che ci hanno
portato in questa situazione non sono celabili, sono evidenti. Ebbene
credete di essere in grado di continuare a governare l’ateneo, anche ora
fate pure, ma sappiate che non avete la mia fiducia, la fiducia l’avete
tradita, voi, non io, non il personale, non gli studenti. Anche se non avete
colpe dirette, avete comunque contribuito con il vostro silenzio di anni a
portarci in questa situazione. Quello che più mi ha esasperato però è che
nessuno, nessuno ha sentito la necessità di scusarsi di assumere su di se
una benché minima responsabilità.
Capisco la difficoltà, ma è un segnale che dovete dare. Volete che vi si
lasci lavorare, che vi si lasci cercare di riparare al danno arrecato alla
nostra dignità allora dateci un segnale chiaro.
Date a ognuno la possibilità di fare la sua parte, riconoscete il ruolo che
il personale deve avere in questo momento, attraverso i suoi rappresentanti.

I punti che abbiamo presentato sono chiari: garantire gli stipendi, dire no
alle fondazioni come possibilità di uscita dalla crisi, bloccare e
verificare la nuova organizzazione del lavoro e far funzionare un tavolo di
gestione della crisi reale che coinvolga tutti, un tavolo che sia operativo
dove chi si siede non si alza finchè non si sono dipanate le questioni. Ora
vogliamo sapere come garantirete gli stipendi, non è il momento di dire
stiamo valutando, prendendo decisioni, noi vogliamo sapere come. Vogliamo
sapere perché andare avanti con l’organizzazione del lavoro e come con quali
soldi. Vogliamo sentire dire chiaramente una volta per tutte che le
fondazioni non sono una soluzione alla crisi. Cedere alla fondazione vuol
dire buttare alle ortiche tutto quello che rappresenta l’università
pubblica, il diritto allo studio ed il diritto alla dignità dei lavoratori.
Il tavolo tecnico non va spiegato è chiara la sua motivazione d’essere ma va
fatto funzionare.
Se dal CdA del 10 ottobre verrà una ulteriore chiusura nei nostri confronti
non sarà per colpa nostra, non sarà perché abbiamo chiesto la luna,
l’impossibile, sarà perché ancora una volta si sono volute seguire logiche
pericolose, che creano divisione.

Lorenzo Costa
per
RdB Pubblico Impiego Università di Siena

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