Programmazione triennale 2013-2015

Programmazione triennale 2013-2015

La programmazione triennale è stata approvata a marzo 2014, e il testo si trova a questo link:

http://www.unisi.it/sites/default/files/allegatiparagrafo/Pro3%20submitted_0.pdf

Il passaggio che più ha colpito del testo è questo:

“Va evidenziato che la programmazione triennale 2013-2015 è frutto di un lungo ed articolato impegno che ha visto coinvolte tutte le componenti della comunità universitaria, gli organi di governo e le strutture didattico-scientifiche.

Tale rilevante sforzo collettivo è dovuto alla centralità che, nel momento in cui l’Ateneo sta uscendo dalla drammatica crisi economica che l’ha colpito nello scorso decennio, va assegnata ad una programmazione strategica non meramente simbolica ma in grado, piuttosto, di esplicitare con chiarezza il senso di direzione assunto dalla nostra Università, rafforzare lo spirito di appartenenza e guidare i molteplici momenti decisionali ed i comportamenti individuali nei quali si articola la vita di un’organizzazione complessa come un Ateneo.”

Sapere che qualcuno ha coscienza della direzione assunta dall’Ateneo, e che questo rafforzi lo spirito di appartenenza è stupendo, noi non ce ne siamo accorti.

Il documento è interessante  da leggere, ma trasmette una rigidità di impostazione che lo rende un mero adempimento di legge. Come al solito ciò che per le condizioni di questo Ateneo poteva rappresentare un momento di riflessione, analisi, e visione rimane un contenitore riempito per adeguarsi alle previsioni di legge.

Non in relazione ai progetti di cui si tratterà dopo, ma nella parte generale è evidente quanto spora evidenziato.

Programmazione del fabbisogno di personale

La parte che più interessa è il capitolo sulla programmazione del fabbisogno di personale.

Gran parte del capitolo è dedicato alle assunzioni di docenti, in particolare associati, e sulla base dei 5 punti seguenti ha senso tale analisi:

1. maggior numero di ore di didattica frontale disponibili (120 ore per docente),

  1. costo stabile, in alcuni casi per numerosi anni (data la eliminazione della ricostruzione di carriera),
  2. consolidamento dei settori scientifico disciplinari in vista dei futuri pensionamenti,
  3. miglioramento del rapporto all’interno della composizione dell’organico dei professori tra ordinari e associati (art. 4 comma 2 D.Lgs. 49/2012),
  4. per alcune discipline mediche possibilità di coprire la funzione di coordinatore delle Scuole di Specializzazioni, cui altrimenti si dovrebbe rinunciare.”

È indubbio che vi sia una tensione nella sostenibilità di molti insegnamenti e quindi corsi di laurea.

“Inoltre, considerata la necessità di compensare l’esiguo ingresso di giovani per ben cinque anni (2008-2013), è fondamentale riequilibrare la composizione del corpo accademico con contratti da ricercatori a tempo determinato sia lettera a)-junior sia lettera b)-senior dell’art.24 della Legge 240/2010. Il reclutamento di ricercatori a tempo determinato è indispensabile per dare opportunità ai migliori giovani formatisi con i dottorati e gli assegni di ricerca.

Una piramide del corpo accademico che sviluppi in modo armonico tutte le componenti nei vari ambiti scientifico-disciplinari deve contemplare anche alcune procedure per Professori Ordinari; ciò è particolarmente urgente laddove non via sia alcun professore ordinario in aree scientifico-disciplinari fondamentali per la didattica.”

Poco o nulla viene detto sul personale tecnico e amministrativo. Due paragrafi in tutto:

“Per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo, che, come i docenti, negli ultimi cinque anni, è stato soggetto a riduzioni dell’organico in effettivo servizio per mobilità volontaria e comandi, il primo problema strategico è individuato nell’urgenza di ricostruire un piccolo gruppo di dirigenti e una rete di quadri (Elevate Professionalità e Funzionari), che possano supportare i grandi cambiamenti in corso, il raggiungimento degli obiettivi del Piano Triennale e una distribuzione meno frammentata delle responsabilità.

Nel caso in cui avessero certezza le questioni precedentemente indicate, è realistico prevedere che una parte, sia pure minoritaria, delle risorse (Punti Organico) sia investita in concorsi pubblici. Per detti concorsi è fatto obbligo di riserva di posti dedicati al personale interno per passaggi di categoria; in relazione agli obiettivi strategici e al Piano triennale della Performance saranno definite le professionalità prioritarie.”

Di fatto si parla di progressioni verticali, evidenziando il fatto che servono EP. Qui si apre un vero problema su come si possa garantire la programmazione delle professionalità prioritarie e l’accesso a tali ruoli di personale realmente qualificato.

Vi è una prima parte in cui viene spiegato che non vi sono state assunzioni nel 2013 e nel 2014 se non quelle legate a due ricorsi di un ricercatore e di un ordinario, assunzioni avvenute, e nei ruoli del personale tecnico e amministrativo rivolte alle categorie protette e ai disabili, assunzioni in fase di esecuzione. Si chiarisce in più punti del testo che le assunzioni dei tecnici amministrativi non hanno eroso punti organico quasi a giustificarsi se qualcuno domandasse qualcosa.

Il punto però più interessante però che viene trattato in modo veloce è quello sulla fattibilità della programmazione.

Per le ragioni legate all’ineludibile tema della sostenibilità della spesa, questa Amministrazione è pertanto costretta a calibrare la programmazione del personale in relazione al rafforzamento del quadro finanziario prospettico di Ateneo, funzione, a sua volta, dei seguenti elementi:

  1. deliberazione della Giunta Regione Toscana in merito al conferimento delle risorse inerenti al Dipint (Dipartimento Interistituzionale Università di Siena/Azienda Ospedaliera Universitaria Senese);
  2. determinazione del risultato contabile della gestione 2013;
  3. programmazione dei pagamenti delle quote adeguamenti stipendiali stabiliti con DPCM del 2010 dovuti al personale docente;
  4. rimodulazione dei mutui stipulati con la Banca MPS.”

Innanzitutto va detto che non vi è alcun riferimento alla tensione di liquidità, vera ghigliottina di questo Ateneo, e che perdurerà per tutto il 2015, quindi per tutta la durata del piano. Non vi è alcun riferimento agli arretrati del personale tecnico e amministrativo in termini di salario accessorio, sono all’incirca 2,4 milioni di euro (2011-2013 e 2014). Soprattutto però si dice che se per cinque volte si fa ambo o terno si potrà fare quanto previsto, cioè quindi non si farà niente.

Il tutto si basa, infatti, sul finanziamento della Regione del DIPINT, si dovrebbe sapere però che tale progetto era quinquennale, revisionabile e temporaneo, quindi senza alcuna certezza nel tempo. Inoltre la somme non sono fisse ma potrebbero variare in relazione al fatto che l’AOUS potrebbe trattenerne una quota maggiore.

La rimodulazione dei mutui con la banca MPS è in campo da due anni e non se ne sa nulla, idea fattibile da presentare ancora?

Ad avviso di chi scrive no.

I progetti

Certamente un lavoro articolato è stato fatto da alcuni colleghi, ma non è chiaro quanto vi sia dietro una reale programmazione del fabbisogno per i progetti. Vi sono spese per la manutenzione ordinaria degli strumenti per 250.000 e non viene specificato bene quali siano le strumentazioni. Vi sono progetti dove di fatto si tratta solo dell’acquisto di un software sviluppato esternamente, e quindi vi sono alti costi di consulenza.

La parte più curiosa dei progetti è la quantificazione delle spese di personale. Innanzitutto è bello vedere che come personale a contratto non dipendente da destinare ai progetti vi sono gli assegnisti di ricerca e i dottorandi, il modulo di presentazione dei progetti da riempire è sicuramente nazionale e standard, ma è significativo notare come vengono equiparati i ruoli succitati.

Si diceva del fabbisogno di personale. Intanto è curioso vedere come le spese per i tecnologi siano dominanti. Se però andiamo a vedere le somme realmente immesse nei progetti, vediamo che non c’è una reale conoscenza della norma e del regolamento in merito ai tecnologi e sulla loro retribuzione. “Il trattamento economico spettante ai  destinatari dei contratti è stabilito dalle università ed è determinato, in base ai requisiti richiesti, tra un importo minimo e massimo pari, rispettivamente, a trattamento complessivo attribuito al personale della categoria D, posizione economica 3, ed EP, posizione economica 3, dei ruoli del personale tecnico-amministrativo delle università. L’onere del trattamento economico è posto a carico dei fondi riguardanti i progetti di ricerca.” (art. 24bis, comma 4, legge 240/2010)

Anzi, se scorriamo il testo, nella sua interezza, la figura del tecnologo è citata solo due volte, e questo fa presupporre che invece nel modulo standard di presentazione dei progetti la figura del tecnologo riportata sia quella specifica prevista per legge, ma che la riga sia stata riempita in modo poco consapevole dai responsabili dei progetti.

Risulta molto forte l’uso di figure lavorative precarie il che rende necessario seguire con attenzione l’inserimento delle stesse nei progetti e in generale nella vita dell’Ateneo. L’attenzione sull’attivazione dei contratti co.co.co o co.co.pro deve essere alta. Si può sostenere che, seppur precari, i contratti permettono di offrire opportunità di lavoro a persone magari disoccupate o in cerca di occupazione tenendo anche conto della situazione di crisi attuale, ma questo rende ancora più importante allora il monitoraggio sulle attivazioni per vedere che siano realmente rivolte ad una platea estesa, aumentando la possibilità di partecipazione ai bandi.

Un aspetto che colpisce nella presentazione dei progetti sono le consulenze, previste per € 239.000.  La somma è ingente, ma va certamente vista progetto per progetto. L’attenzione negli ultimi anni dell’opinione pubblica in merito alle consulenze avrebbe presupposto che su tali fattispecie di spese vi fosse grande attenzione anche nello spiegare bene la tipologia. Si può infatti comprendere la consulenza in merito all’acquisto di un software, ma per altri progetti incentrati su tematiche non basate su interventi/acquisizioni esterne andrebbero meglio descritte. In generale comunque il ricorso alle consulenze esterne andava descritto e contestualizzato meglio.

I progetti presentati sono in linea con le indicazioni del Ministero, ma è significativo che molti non abbiano una ricaduta diretta anche sul personale tecnico e amministrativo e CEL. In molti casi non vi sono i riferimenti necessari al contributo che ai progetti verrà dato dal personale dell’Ateneo nella fase di esecuzione, si capisce che è difficile quantificare tale apporto, vi sono però riferimenti a competenze specifiche di personale interno, si pensi alle traduzioni, e non si fa alcun riferimento nei progetti alla partecipazione di chi le possiede. Infine non si vede in modo chiaro quali siano le ricadute dei progetti in termini di semplificazione e migliore efficienza dell’Ateneo. Un’analisi interessante di questo aspetto ne avrebbe reso maggiore l’importanza in termini di attrazione di fondi.

Esempio su tutti è il Macro-Progetto Dematerializzazione ed Innovazione tecnologica. Interessanti le proposte, ma molto più forte poteva essere in termini di presentazione in forma complementare a quella inserita anche il riferimento al miglioramento della qualità del lavoro, e quindi di conseguenza del clima lavorativo e della qualità del servizio allo studente.

Al seguente link si trova una tabella riassuntiva delle varie previsioni di spesa per ogni singolo progetto. In particolare si sono evidenziate le previsioni inerenti assunzioni, consulenze e missioni legate ai progetti:

tabella progetti

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avviata la negoziazione sul salario accessorio 2011, scusate siamo spiacenti ad agosto si va in ferie!

Il 17 luglio il Rettore incontra la OO.SS e la RSU e ve ne abbiamo fatto un resoconto. La riunione successiva si è svolta in data 29 luglio. Rileggiamo quello che scrisse il Rettore il 17 luglio: nei prossimi giorni verrà fissata una data del mese di luglio per iniziare la negoziazione.

La negoziazione, che parola, uno si immagina quelle negoziazioni ad oltranza, anche notturne, della miglior tradizione sindacale italiana, che portano a discussioni e confronti aspri ma che portano risultati. Invece no, ci si vede il 29 luglio e dopo la ripetizione ininterrotta degli stessi concetti, quindi nessun avanzamento nella negoziazione, ci si rivede per la parte pubblica a settembre. A settembre! Ma si scherza davvero? E questa sarebbe l’attenzione di Rettore e Direttore Amministrativo verso il problema del salario accessorio del personale che serve per riconoscere al personale quanto gli spetta, per riconoscere ai “meritevoli” l’impegno che mettono sul lavoro?

La negoziazione come si fa ad iniziare e finire entro metà settembre, se ci si vede due volte? Veramente lor signori non hanno idea di cosa voglia dire gestire le relazioni sindacali.

Ripetono costantemente poi due errori. Il primo, scrivono in data 21.06.13 ai revisori dei conti presentando una nota relativa al verbale della seduta di contrattazione sindacale del 7/06/2013, senza che le OO.SS. e la RSU abbiano letto cosa hanno riassunto. La nota poi non viene nemmeno condivisa successivamente alla riunione dei revisori con la scusa che la stessa non possa essere diffusa prima che l’abbiano avuta i diretti interessati, ma se l’hanno discussa il primo luglio come mai non possiamo riceverne copia ancora oggi?!

Secondo, ci sottopongono una nuova calendarizzazione del recupero previsto dalla nota MEF del 7 maggio 2012, e poi, appena avanziamo considerazioni corrette sulla materia, ci dicono che non è materia di contrattazione. Lo sappiamo bene che la costituzione del fondo non è materia di contrattazione, sappiamo però che la situazione di questo Ateneo, in merito a tale questione, è talmente delicata che non si può prescindere da una decisione condivisa. Se si vuole si torna dal Prefetto e se ne riparla come il 4 aprile 2012, non ne uscì bene l’Amministrazione e non succederebbe nemmeno oggi, segno che non poniamo questioni di poco conto.

Pubblicano online sul sito istituzionale un documento che non spiega nulla sul recupero TEA 2011:

http://www.unisi.it/ateneo/statuto-e-regolamenti/contratti-collettivi

Sostengono che se si andasse oltre il 2019 con il recupero del debito MEF, 5.087.116, si danneggerebbe il personale con minore anzianità di servizio oggi. Il personale con minore anzianità oggi è già danneggiato grazie a quanti hanno preso in passato risorse che dal fondo non dovevano essere prese. Un esempio: i soldi per i dirigenti a contratto pagati con le risorse del fondo e il contratto per l’ispettore generale di ragioneria. I soldi per chi li ha presi erano legittimi, non era legittimo che fossero presi dal fondo, eppure è andata così. Sulle maggiori erogazioni dal 2000 al 2009 torneremo con un documento perché ancora c’è da rifletterci sopra e le spiegazioni fornite non ci convincono.

Quello che il Rettore non dice è come vuole rimodulare il debito pagando il salario accessorio 2011 per intero entro il 2019.

Se paragonate la tabella al link che abbiamo messo prima con questa tabella vedrete la differenza, l’amministrazione propone questo, secondo il foglio dato in contrattazione il 17 luglio scorso:

2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 TOTALE
Percorso di recupero MEF 1.343.071 600.000 600.000 600.000 500.000 500.000 500.000 300.000 144.045 5.087.116
I ipotesi 600.000 650.000 650.000 650.000 650.000 650.000 650.000 587.116 5.087.116
II ipotesi 600.000 600.000 600.000 600.000 630.000 657.116 700.000 700.000 5.087.116

Perché se non ne vogliono discutere con noi propongono anche due ipotesi? Forse volevano la nostra condivisione? Che strano quando non l’hanno avuta allora si sono piccati e non se ne parla più, ma dove stiamo all’asilo?

Il fondo del 2011 va recuperato dal 2019 in avanti ripartendo da un taglio di 300.000  euro, solo così si potrà garantire che esista un fondo, con l’aggiunta delle risorse dello straordinario, che retribuisca le indennità spettanti. Non parliamo di progressioni orizzontali perché vorrebbe dire diminuire ancora di più le risorse. Ad oggi sono improponibili.

Di fatto il danno ai più giovani, come a tutto il personale, con la rimodulazione proposta è palese. Si rende il fondo inesistente dal 2017 al 2019. Sappiamo tutti che la tendenza è che il fondo diminuisca ancora nei prossimi anni per l’intervento di leggi che stanno tagliando i fondi per il salario accessorio, e non c’è alcuna garanzia che un nuovo contratto nazionale, quando sarà firmato, forse nel 2019, metta risorse aggiuntive. Se fatti tutti i tagli previsti nel 2012 avevamo a disposizione solo 686.000 euro dal 2017 in avanti quanti ne avremo? fatevi i conti. Non vendiamo fumo e se il Rettore vuole spiegare le cose ai dipendenti lo faccia in modo completo.

La sua proposta è il vero danno. Come intendono pagare il salario accessorio nel 2018 con un fondo di meno di 500.000 euro? Il punto è che quando il danno sarà più pesante loro non ci saranno a risponderne e quindi noi ne faremo le spese, ma se ne occuperanno un altro Rettore e un altro Direttore Amministrativo. Bravi davvero, complimenti!

La nota del MEF prevedeva che se c’era un contratto integrativo nel 2011 si dovesse pagare quanto previsto dallo stesso di fatto cominciando il recupero dal 2012, così è, dopo la sentenza del giudice. Il CCI 2011 è valido e non può essere sospeso. Quindi il recupero inizia nel 2012, così come accordato anche dalle sigle che hanno firmato l’accordo, e da tutte le sigle nel tavolo dal prefetto di Siena il 4 aprile 2012. Va rimodulato il recupero sforando la data del 2019, mai citata nella nota del MEF, ma supposta se si fanno astrusi calcoli che ad oggi non hanno alcun valore non sapendo quali leggi o norme verranno approvate da qui al 2019 dal Governo e dai ministeri competenti.

Proponiamo la convocazione di un tavolo di vera negoziazione, con più incontri e dove si possa discutere a 360 gradi del salario accessorio 2011 e 2013 e 2014 di B-C-D e EP. L’anno in corso sta passando e non si sa ancora nulla nemmeno dell’IMA 2013.

Non provate a far passare le sigle come perditempo perché i fatti dimostrano il contrario, e non potete continuare a spacciare fumo ai dipendenti. Non avete alcuna voglia di chiudere contratti integrativi e quello del 2012 si è chiuso solo per la ferma volontà della parte sindacale.

ANVUR, CENSIS rating e classifiche

ANVUR, CENSIS rating e classifiche, a Siena c’è chi festeggia e c’è chi cerca di capirci qualcosa Escono a distanza di pochi giorni due analisi del sistema universitario italiano che ci inducono a fare una riflessione. A nostro avviso quelle dell’ANVUR e del CENSIS sono interessanti, ma inutili esercizi di comparazione di dati basati su parametri discutibili che servono solo ad impoverire il sistema universitario italiano.

Partiamo dal rapporto dell’ANVUR: VQR, valutazione qualità della ricerca 2004-2010. Siena risulta l’Ateneo con ha “ottenuto il migliore risultato nella qualità della ricerca rispetto alle dimensioni della struttura, con un differenziale positivo pari a 35,76%”, parola del Rettore. Cosa vuol dire? Boh, a leggere i documenti del rapporto si arriva a fare l’alba e si finisce per capire ancora meno di quello che si sapeva all’inizio.

Ognuno rivendica un risultato ottimo, Pisa sembra essere la migliore, ma poi nella graduatoria completa finale è 17esima e Siena è prima, ma se si guardano i dati disaggregati per le 14 aree ci si perde per davvero. I giornali scrivono tutto e il contrario di tutto: Pisa la migliore, Padova la migliore e Siena la migliore. A cosa serve tutto questo, a valutare la ricerca? No a distribuire una quota premiale del FFO, fondo di finanziamento ordinario dell’università. Peccato che questa quota premiale serve per permettere agli Atenei di sopravvivere: con tutti i tagli degli ultimi anni all’FFO i Rettori erano tutti a fare gli scongiuri su chi sarebbe stato in fondo (?) alla graduatoria. Altro che rating della ricerca, qui si sta decidendo chi rischia di essere soppresso e chi può continuare a sperare di arrivare al prossimo rapporto. Se di valutazione della ricerca si voleva davvero parlare si sarebbe dovuto creare un sistema, magari anche quello dell’ANVUR, ma che rimanesse nell’ambito della ricerca e che destinasse fondi alla ricerca stessa e al reclutamento non alla sopravvivenza degli Atenei. In questo c’è un grande controsenso. Lo stesso Ministro da prima delle elezioni va dicendo in giro che gli Atenei sono troppi e che qualcuno dovrà chiudere, accorparsi. Il risultato del rapporto contribuirà a questo? Povera Italia.

C’è poi da dire qualcosa su cosa è stato effettivamente valutato: la ricerca 2004-2010! Qualcuno si è fermato a pensare, parliamo di Siena, quanti di coloro che hanno contribuito a fare ricerca in quegli anni e farci ottenere risultati lusinghieri non ci sono più nell’Ateneo?

Parliamo dei precari della ricerca che hanno dato un contributo magari importante e ora possono vederne i frutti magari leggendo sul giornale la

notizia: borsisti, dottorandi e assegnisti. Quanti ne abbiamo persi? Il parametro sulla qualità della ricerca che si trasforma in reclutamento non c’è (sic).

Oltre alla parte precaria esiste anche un’altra faccia della ricerca:

quella sommersa, portata avanti dai tecnici con laurea, persone che non hanno ufficialmente la qualifica per poterlo fare, ma lo fanno, rappresentando una risorsa, indispensabile per i singoli Dipartimenti e a costo zero per l’Ateneo. Persone che riescono anche a lavorare in piena autonomia ma che non possono partecipare o presentare  progetti di ricerca ministeriali e la cui  produttività (in termini di pubblicazioni) non viene neppure accolta nei piani di valutazione dei Dipartimenti effettuata dal MIUR. Oggi si discute sulla figura del tecnologo a tempo determinato, mentre, proprio negli anni valutati dall’ANVUR, in questo Ateneo era stata ideata una forma di riconoscimento e accesso a fondi per il personale T/A impegnato nella ricerca, i famosi QPS.  Ci viene detto oggi che tutto ciò era illegale ma funzionava e forse stando ai risultati della valutazione della ricerca ci si dovrebbe riflettere sopra.

Cosa succederà quando valuteremo la ricerca dal 2010 in avanti?

Sicuramente Siena avrà un contraccolpo e forse le scelte in merito ai fondi di ricerca portati in Ateneo e usati dall’Amministrazione per parare il buco, mostreranno il loro vero effetto. Quanti fondi non vengono più portati nel nostro ateneo ma vengono rendicontati in altri? Quando ci sarà una inversione di tendenza e si favorirà il rientro di queste somme, che portano anche la possibilità di finanziare borse e tesi sperimentali, insomma di fare ricerca?

Veniamo al CENSIS. Altra giostra altro giro, Siena è prima, per servizi, borse, strutture, web e internazionalizzazione, yahoo! Ma sta nella media o quasi se si guarda il risultato per le 15 aree disciplinari basata su produttività, didattica e ricerca, quindi? Siamo primi! Si ma cerchiamo di capire in cosa. Non basta dire siamo primi.

Siena si conferma un Ateneo che attira per qualità della vita studentesca, per servizi offerti e soprattutto per strutture, questa buona dose di vivibilità compensa il fatto che nella didattica forse siamo meno forti.

Non esprimiamo un giudizio sulla qualità della didattica e della ricerca, ma un campanello d’allarme deve suonare sulle scelte fatte rispetto alla offerta formativa, su come sono stati accorpati i corsi, e su quale sarà la loro sostenibilità nel futuro, ricordiamo il SUA.

Nonostante il tentativo di far passare da parte della nostra direttrice amministrativa le strutture dell’Ateneo, leggasi biblioteche, laboratori, ecc., come scarsi e lacunosi si vede dai risultati che sono proprio questi che fanno la differenza. Nonostante un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti si conferma quanto sosteniamo da tempo, e cioè che  sono molti coloro, fra i tecnici e amministrativi, che hanno a cuore questo Ateneo checché ne dicano alcuni, e che lavorano con coscienza.

Un dato ci preme evidenziare sul parametro dei servizi, dove noi ci piazziamo bene. Per servizi si intendono mense e alloggi. Fino all’anno scorso avevamo fra gli alloggi il collegio Santa Chiara per i dottorandi ma da quest’anno no, forse non sarà il caso di rivedere la scelta di chiuderlo? No, perché oltre ad essere un dato che fa ottenere buoni risultati nella classifica CENSIS, l’offerta di servizi di alloggio per i dottorandi risulta essere anche un parametro per l’accreditamento delle stesse scuole di dottorato. Ora che tutti ci copiano, avendo visto il valore di quello che noi per primi abbiamo realizzato anni fa, noi chiudiamo i servizi. Riflettiamo!

Non stiamo cercando di dire che le due “classifiche” siano false e Siena sia un Ateneo da abbattere, non siamo matti né adusi a lasciarci andare a semplicistiche sforbiciate, ma crediamo che dopo la sbornia di questi giorni sia il caso che tutta la comunità si interroghi sul senso vero di questi documenti: sono una fotografia. La fotografia è fatta sul passato e questo ti permette di vedere come impostare il presente, ma soprattutto il futuro, se si vuole.

 

USB Pubblico Impiego

COCCO BELLO, COCCO BELLOOOOO!

Una seduta di informazione balneare, cocco bello, cocco belloooo!
La seduta di informazione sindacale di mercoledì 17 luglio 2013 è stata qualcosa di drammatico. All’ordine del giorno c’erano tra argomenti: ipotesi di contratto integrativo 2011, accordo sui criteri generali per le modalità di determinazione dei valori retributivi collegati ai risultati e al raggiungimento degli obiettivi assegnati e alla realizzazione di specifici progetti, di cui all’art. 76, comma 5, del CCNL vigente, per la categoria EP ( in sostanza le modalità di riconoscimento del salario accessorio agli EP), e ipotesi di CCI per i CEL.
Per prima cosa ci preme sottolineare, come detto in seduta, che visti gli argomenti all’ordine del giorno non si trattava di una seduta di informazione ma di contrattazione a tutti gli effetti. Forse qualcuno nella delegazione di parte pubblica può usare il mese di agosto, sotto l’ombrellone, a rileggere il CCNL dagli artt. 1 al 9 per rinfrescarsi la memoria, siamo disposti a pagargli il cocco bello. Non ci basta che il rettore abbia riconosciuto l’errore, vorremmo sapere perché si incorre sempre in questi errori, facciamola finita!
L’aspetto però più grave è che una seduta del genere venga convocata il 12 luglio per mail e da quel giorno nessun documento è stato trasmesso alle OO.SS. e alla RSU. La FLC-CGIL ha anche chiesto che fossero inviati dei documenti prima della seduta, ma niente. La richiesta non era nemmeno da fare perché ogni volta da anni ormai la facciamo, e se permettete ci è venuto a noia, ma riconosciamo la buona volontà dei cugini di cercare di essere cordiali, non possiamo riconoscere alcunché ad un’amministrazione che ci convoca a distanza di oltre un mese e non produce nulla prima! Facciamo presente che nel CCNL e sul sito dell’ARAN è scritto a chiare lettere che tutte le sedute, sia di contrattazione sia di informazione, si basano sulla preventiva distribuzione di documenti da parte pubblica, cioè è un obbligo per le pubbliche amministrazioni non una cortesia!
Vengono comunque portati alcuni documenti in seduta e distribuiti e secondo l’Amministrazione i presenti avrebbero dovuto esprimersi seduta stante! I documenti prodotti erano pieni di errori che quando si parla di salario accessorio, questo suscita un misto di rabbia e ilarità. Che questa Amministrazione dopo quattro anni che si parla di costituzione di fondi non sappia ancora produrre un documento senza fare qualche errore è deprimente. Facciamo presente poi che siamo tornati ai vecchi metodi del cambiare ogni volta formato di tabella con aggregazioni differenti di dati in modo da confondere la parte sindacale. Ce lo disse anche l’ispettore Diana, si quello famoso del MEF che ci ha impallinato per 5 milioni, che questa tecnica è abitualmente usata con quella finalità.
Veniamo alle proposte.
Sul salario accessorio 2011 la parte pubblica propone il pagamento di quanto spettante, onde evitare ulteriori ricorsi, ma al contempo prova a dare la bastonata ridefinendo in modo bizzarro il recupero dei 5 milioni. Secondo l’Amministrazione dalla nota del MEF si evince che non si possa superare il 2019 come anno per la fine del recupero, ma li sfidiamo a trovare tale data in alcuna riga della nota del MEF. A questo link in fondo alla pagina trovate il testo della nota e un documento di analisi della stessa: http://wp.me/Pn9o0-5A
Se stessimo alla vecchia ipotesi presentata dall’Amministrazione nel settembre 2012 il recupero terminerebbe nel 2020. Pagando invece il salario accessorio 2011 non si recupera più 1 milione di euro, ma questo recupero slitta in fondo portandoci al 2023. Il sacrificio non cambia per noi tecnici e amministrativi di categoria B-C-D, sappiamo che siamo fregati e che comunque si recuperano 5 milioni sui fondi, grazie a tutti coloro che se ne sono lavati le mani in passato, e non sono tre anni in più che ci fanno disperare. La rabbia invece non dipende dagli anni ma è a tempo indeterminato!
Tutto questo gioco del bastone e della carota lo hanno fatto con il solito coinvolgimento del Collegio dei revisori dei conti. Infatti, si sono presentati in seduta con un parere già espresso da tale organo che come al solito è stato imbeccato bene e ha espresso un parere a pro dell’Amministrazione.
Sugli EP invece ci sarà ancora da ragionare a parte tante chiacchiere, nessun documento e idee confuse è stato detto poco. Un solo aspetto ci preme sottolineare da subito. Non accetteremo che per l’anno 2012 agli EP non venga fatta alcuna valutazione. Se è vero che non avevano obbiettivi è vero altresì che i responsabili di categoria D sono stati valutati nel 2012, e cosa vogliamo avallare un ulteriore discriminazione? Gli EP non hanno mai smesso di prendere il minimo del salario accessorio, non pagano le loro progressioni orizzontali perché quelle le pagano i B-C-D e dovremmo accettare che non fossero nemmeno valutati? Si scherza davvero!
C’è molto da approfondire sul fondo degli EP e non possiamo dilungarci oltre, ma vi sono tante stranezze nella ricostruzione fatta dal MEF sul loro fondo.
Sui CEL infine la ciliegina, o per stare in tema balneare, la mandorla … amara. Dopo tre anni dall’ultima contrattazione sul loro CCI e dopo innumerevoli sentenze vinte, ormai si va verso la Cassazione, l’Amministrazione ha avuto il coraggio di presentare la stessa proposta di tre anni fa! Pur essendo la stessa peraltro non è stata capace di inviarla in anticipo, nemmeno questa!
Ripetiamo ancora una volta che la proposta era irricevibile tre anni fa e lo ancora ora oggi. La posizione dell’Amministrazione è basata su di una lettura errata delle norme e non tiene conto delle sentenze dei giudici. Il tentativo di screditare l’operato della magistratura ci ha ricordato gli argomenti di altri personaggi discutibili della storia di questo paese, e non vogliamo commentare oltre, forse qualcuno dovrebbe provare vergogna nel perseguire tale strada.
Siamo convocati di nuovo il 25 luglio, la RSU ha chiesto uno slittamento condivisibile della convocazione alla settimana successiva del 29 luglio visto che siamo tutti ancora in attesa di numerosi documenti che ancora sulla linea dell’orizzonte non si vedono. Ma chi può si goda il refrigerio della brezza marina che a Siena nulla di nuovo si profila.

USB Pubblico Impiego Siena

LA CONTESTAZIONE A SUSANNA CAMUSSO

La contestazione di oggi 25 giugno all’iniziativa della CGIL è servita ad evidenziare la contrarietà all’accordo tra CONFINDUSTRIA e UIL-CISL-CIGL sulla rappresentatività nel privato e alle politiche di austerità, precarietà e concertazione degli ultimi vent’anni.

Un sindacato dei lavoratori che si chiude in un albergo a quattro stelle per parlare di lavoro è emblematico della distanza che lo separa dal paese reale. La CGIL pensava di portare la sua Segretaria in un paesaggio “da cartolina” ma il conflitto sociale si esprime anche qui. Le politiche collaborazionista con i padroni hanno portato precarietà, inquinamento ambientale (basti pensare a cosa succede in Amiata) e disoccupazione.

La reazione squadrista del servizio d’ordine CGIL davanti ad una contestazione che si è limitata ad uno striscione, dimostra la volontà di reprimere qualsiasi forma di dissenso per nascondere il conflitto sociale e presentare questo territorio ancora come loro feudo.

Ma il disagio è troppo palese per poter essere negato anche nella nostra “bella e ridente” Siena.

Il recente accordo interconfederale (tra Confindustria, CGIL, CISL e UIL) rappresenta uno degli attacchi più forti ai diritti dei lavoratori, una delle tappe di epilogo del processo di trasferimento del modello Marchionne a tutto il mondo del lavoro. Questi prevede che per partecipare alle elezioni delle RSU, si dovrà dichiarare di rinunciare al diritto di sciopero. Si tratta dell’ennesima prova di servilismo dei cosiddetti sindacati gialli, organizzazioni che dovrebbero tutelare il lavoro specialmente in una fase di crisi come questa (disoccupazione giovanile al 42%), ma che in realtà non sono altro che emanazione degli interessi dei padroni. Quest’accordo di fatto rende impossibile qualsiasi conflittualità all’interno dei luoghi di lavoro, condizionando il voto dei lavoratori per le elezioni delle RSU e fiaccando la resistenza delle componenti più combattive del sindacato.

E’ necessario innanzitutto che i lavoratori prendano coscienza di chi (non) li rappresenta e che si mobilitino unitariamente per scardinare questo perverso meccanismo concertativo, promuovendo il loro protagonismo di classe.

USB_Unione Sindacale di Base – Confederazione dei COBAS – DAS_Dimensione Autonoma Studentesca – Rete della Conoscenza_Siena 

 

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