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Programmazione triennale 2013-2015

Programmazione triennale 2013-2015

La programmazione triennale è stata approvata a marzo 2014, e il testo si trova a questo link:

http://www.unisi.it/sites/default/files/allegatiparagrafo/Pro3%20submitted_0.pdf

Il passaggio che più ha colpito del testo è questo:

“Va evidenziato che la programmazione triennale 2013-2015 è frutto di un lungo ed articolato impegno che ha visto coinvolte tutte le componenti della comunità universitaria, gli organi di governo e le strutture didattico-scientifiche.

Tale rilevante sforzo collettivo è dovuto alla centralità che, nel momento in cui l’Ateneo sta uscendo dalla drammatica crisi economica che l’ha colpito nello scorso decennio, va assegnata ad una programmazione strategica non meramente simbolica ma in grado, piuttosto, di esplicitare con chiarezza il senso di direzione assunto dalla nostra Università, rafforzare lo spirito di appartenenza e guidare i molteplici momenti decisionali ed i comportamenti individuali nei quali si articola la vita di un’organizzazione complessa come un Ateneo.”

Sapere che qualcuno ha coscienza della direzione assunta dall’Ateneo, e che questo rafforzi lo spirito di appartenenza è stupendo, noi non ce ne siamo accorti.

Il documento è interessante  da leggere, ma trasmette una rigidità di impostazione che lo rende un mero adempimento di legge. Come al solito ciò che per le condizioni di questo Ateneo poteva rappresentare un momento di riflessione, analisi, e visione rimane un contenitore riempito per adeguarsi alle previsioni di legge.

Non in relazione ai progetti di cui si tratterà dopo, ma nella parte generale è evidente quanto spora evidenziato.

Programmazione del fabbisogno di personale

La parte che più interessa è il capitolo sulla programmazione del fabbisogno di personale.

Gran parte del capitolo è dedicato alle assunzioni di docenti, in particolare associati, e sulla base dei 5 punti seguenti ha senso tale analisi:

1. maggior numero di ore di didattica frontale disponibili (120 ore per docente),

  1. costo stabile, in alcuni casi per numerosi anni (data la eliminazione della ricostruzione di carriera),
  2. consolidamento dei settori scientifico disciplinari in vista dei futuri pensionamenti,
  3. miglioramento del rapporto all’interno della composizione dell’organico dei professori tra ordinari e associati (art. 4 comma 2 D.Lgs. 49/2012),
  4. per alcune discipline mediche possibilità di coprire la funzione di coordinatore delle Scuole di Specializzazioni, cui altrimenti si dovrebbe rinunciare.”

È indubbio che vi sia una tensione nella sostenibilità di molti insegnamenti e quindi corsi di laurea.

“Inoltre, considerata la necessità di compensare l’esiguo ingresso di giovani per ben cinque anni (2008-2013), è fondamentale riequilibrare la composizione del corpo accademico con contratti da ricercatori a tempo determinato sia lettera a)-junior sia lettera b)-senior dell’art.24 della Legge 240/2010. Il reclutamento di ricercatori a tempo determinato è indispensabile per dare opportunità ai migliori giovani formatisi con i dottorati e gli assegni di ricerca.

Una piramide del corpo accademico che sviluppi in modo armonico tutte le componenti nei vari ambiti scientifico-disciplinari deve contemplare anche alcune procedure per Professori Ordinari; ciò è particolarmente urgente laddove non via sia alcun professore ordinario in aree scientifico-disciplinari fondamentali per la didattica.”

Poco o nulla viene detto sul personale tecnico e amministrativo. Due paragrafi in tutto:

“Per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo, che, come i docenti, negli ultimi cinque anni, è stato soggetto a riduzioni dell’organico in effettivo servizio per mobilità volontaria e comandi, il primo problema strategico è individuato nell’urgenza di ricostruire un piccolo gruppo di dirigenti e una rete di quadri (Elevate Professionalità e Funzionari), che possano supportare i grandi cambiamenti in corso, il raggiungimento degli obiettivi del Piano Triennale e una distribuzione meno frammentata delle responsabilità.

Nel caso in cui avessero certezza le questioni precedentemente indicate, è realistico prevedere che una parte, sia pure minoritaria, delle risorse (Punti Organico) sia investita in concorsi pubblici. Per detti concorsi è fatto obbligo di riserva di posti dedicati al personale interno per passaggi di categoria; in relazione agli obiettivi strategici e al Piano triennale della Performance saranno definite le professionalità prioritarie.”

Di fatto si parla di progressioni verticali, evidenziando il fatto che servono EP. Qui si apre un vero problema su come si possa garantire la programmazione delle professionalità prioritarie e l’accesso a tali ruoli di personale realmente qualificato.

Vi è una prima parte in cui viene spiegato che non vi sono state assunzioni nel 2013 e nel 2014 se non quelle legate a due ricorsi di un ricercatore e di un ordinario, assunzioni avvenute, e nei ruoli del personale tecnico e amministrativo rivolte alle categorie protette e ai disabili, assunzioni in fase di esecuzione. Si chiarisce in più punti del testo che le assunzioni dei tecnici amministrativi non hanno eroso punti organico quasi a giustificarsi se qualcuno domandasse qualcosa.

Il punto però più interessante però che viene trattato in modo veloce è quello sulla fattibilità della programmazione.

Per le ragioni legate all’ineludibile tema della sostenibilità della spesa, questa Amministrazione è pertanto costretta a calibrare la programmazione del personale in relazione al rafforzamento del quadro finanziario prospettico di Ateneo, funzione, a sua volta, dei seguenti elementi:

  1. deliberazione della Giunta Regione Toscana in merito al conferimento delle risorse inerenti al Dipint (Dipartimento Interistituzionale Università di Siena/Azienda Ospedaliera Universitaria Senese);
  2. determinazione del risultato contabile della gestione 2013;
  3. programmazione dei pagamenti delle quote adeguamenti stipendiali stabiliti con DPCM del 2010 dovuti al personale docente;
  4. rimodulazione dei mutui stipulati con la Banca MPS.”

Innanzitutto va detto che non vi è alcun riferimento alla tensione di liquidità, vera ghigliottina di questo Ateneo, e che perdurerà per tutto il 2015, quindi per tutta la durata del piano. Non vi è alcun riferimento agli arretrati del personale tecnico e amministrativo in termini di salario accessorio, sono all’incirca 2,4 milioni di euro (2011-2013 e 2014). Soprattutto però si dice che se per cinque volte si fa ambo o terno si potrà fare quanto previsto, cioè quindi non si farà niente.

Il tutto si basa, infatti, sul finanziamento della Regione del DIPINT, si dovrebbe sapere però che tale progetto era quinquennale, revisionabile e temporaneo, quindi senza alcuna certezza nel tempo. Inoltre la somme non sono fisse ma potrebbero variare in relazione al fatto che l’AOUS potrebbe trattenerne una quota maggiore.

La rimodulazione dei mutui con la banca MPS è in campo da due anni e non se ne sa nulla, idea fattibile da presentare ancora?

Ad avviso di chi scrive no.

I progetti

Certamente un lavoro articolato è stato fatto da alcuni colleghi, ma non è chiaro quanto vi sia dietro una reale programmazione del fabbisogno per i progetti. Vi sono spese per la manutenzione ordinaria degli strumenti per 250.000 e non viene specificato bene quali siano le strumentazioni. Vi sono progetti dove di fatto si tratta solo dell’acquisto di un software sviluppato esternamente, e quindi vi sono alti costi di consulenza.

La parte più curiosa dei progetti è la quantificazione delle spese di personale. Innanzitutto è bello vedere che come personale a contratto non dipendente da destinare ai progetti vi sono gli assegnisti di ricerca e i dottorandi, il modulo di presentazione dei progetti da riempire è sicuramente nazionale e standard, ma è significativo notare come vengono equiparati i ruoli succitati.

Si diceva del fabbisogno di personale. Intanto è curioso vedere come le spese per i tecnologi siano dominanti. Se però andiamo a vedere le somme realmente immesse nei progetti, vediamo che non c’è una reale conoscenza della norma e del regolamento in merito ai tecnologi e sulla loro retribuzione. “Il trattamento economico spettante ai  destinatari dei contratti è stabilito dalle università ed è determinato, in base ai requisiti richiesti, tra un importo minimo e massimo pari, rispettivamente, a trattamento complessivo attribuito al personale della categoria D, posizione economica 3, ed EP, posizione economica 3, dei ruoli del personale tecnico-amministrativo delle università. L’onere del trattamento economico è posto a carico dei fondi riguardanti i progetti di ricerca.” (art. 24bis, comma 4, legge 240/2010)

Anzi, se scorriamo il testo, nella sua interezza, la figura del tecnologo è citata solo due volte, e questo fa presupporre che invece nel modulo standard di presentazione dei progetti la figura del tecnologo riportata sia quella specifica prevista per legge, ma che la riga sia stata riempita in modo poco consapevole dai responsabili dei progetti.

Risulta molto forte l’uso di figure lavorative precarie il che rende necessario seguire con attenzione l’inserimento delle stesse nei progetti e in generale nella vita dell’Ateneo. L’attenzione sull’attivazione dei contratti co.co.co o co.co.pro deve essere alta. Si può sostenere che, seppur precari, i contratti permettono di offrire opportunità di lavoro a persone magari disoccupate o in cerca di occupazione tenendo anche conto della situazione di crisi attuale, ma questo rende ancora più importante allora il monitoraggio sulle attivazioni per vedere che siano realmente rivolte ad una platea estesa, aumentando la possibilità di partecipazione ai bandi.

Un aspetto che colpisce nella presentazione dei progetti sono le consulenze, previste per € 239.000.  La somma è ingente, ma va certamente vista progetto per progetto. L’attenzione negli ultimi anni dell’opinione pubblica in merito alle consulenze avrebbe presupposto che su tali fattispecie di spese vi fosse grande attenzione anche nello spiegare bene la tipologia. Si può infatti comprendere la consulenza in merito all’acquisto di un software, ma per altri progetti incentrati su tematiche non basate su interventi/acquisizioni esterne andrebbero meglio descritte. In generale comunque il ricorso alle consulenze esterne andava descritto e contestualizzato meglio.

I progetti presentati sono in linea con le indicazioni del Ministero, ma è significativo che molti non abbiano una ricaduta diretta anche sul personale tecnico e amministrativo e CEL. In molti casi non vi sono i riferimenti necessari al contributo che ai progetti verrà dato dal personale dell’Ateneo nella fase di esecuzione, si capisce che è difficile quantificare tale apporto, vi sono però riferimenti a competenze specifiche di personale interno, si pensi alle traduzioni, e non si fa alcun riferimento nei progetti alla partecipazione di chi le possiede. Infine non si vede in modo chiaro quali siano le ricadute dei progetti in termini di semplificazione e migliore efficienza dell’Ateneo. Un’analisi interessante di questo aspetto ne avrebbe reso maggiore l’importanza in termini di attrazione di fondi.

Esempio su tutti è il Macro-Progetto Dematerializzazione ed Innovazione tecnologica. Interessanti le proposte, ma molto più forte poteva essere in termini di presentazione in forma complementare a quella inserita anche il riferimento al miglioramento della qualità del lavoro, e quindi di conseguenza del clima lavorativo e della qualità del servizio allo studente.

Al seguente link si trova una tabella riassuntiva delle varie previsioni di spesa per ogni singolo progetto. In particolare si sono evidenziate le previsioni inerenti assunzioni, consulenze e missioni legate ai progetti:

tabella progetti

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La RdB fa una scelta di parte ma chiara

È passato quasi un mese dall’assemblea unitaria del 5 febbraio in cui proprio il coordinatore della RdB spese parole molto forti sulla necessità di dichiarare lo STATO DI AGITAZIONE e inchiodare i vertici di questo Ateneo alle loro responsabilità. A distanza di un mese, insieme alle altre sigle, non abbiamo ancora fatto questo passo. Lo stato di agitazione andava dichiarato subito l’8 febbraio non a marzo, ma si è voluto aspettare per una miriade di motivi, alcuni giusti altri sbagliati.

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Quello che alcuni non vorrebbero vedere scritto

Nella passata settimana alcune sigle sindacali si sono sentite in dovere di formalizzare la loro posizione in relazione alle iniziative dell’Onda Anomala e dell’Assemblea dei Precari. Quella che è stata evidenziata è una
volontà chiara di accusare, differenziare e dividere in buoni e cattivi. Il problema che sorge è quando si scelgono i cattivi per questioni di metodo e non di contenuto. Troppo semplice attaccare sui metodi. Quando però ci si ferma a parlare con chi, come i nostri colleghi dottorandi, non riceve la borsa da ottobre, o chi, come gli assegnisti, non è stato pagato per un lavoro svolto nel maggio giugno e questo mese non riceve la borsa forse si riesce a comprendere.

Che sia esasperazione quella che ha portato ad interrompere il CdA poco importa non sta a noi dire o spiegare, ma possiamo chiarire qual è la nostra posizione riguardo alla critica al risanamento. Non accetteremo mai di stare zitti di fronte a scelte che non condividiamo, sottolineiamo ancora che se mai dovesse venire un commissario a Siena è perché qualcuno ha creato questo buco, non certo per colpa nostra, né degli assegnisti, dottorandi o studenti.
Quello che più colpisce è che questa cultura della divisione e della differenza venga da chi fa sindacato, che dovrebbe sapere che fare sindacato, per davvero, vuol dire confrontarsi, discutere e, soprattutto, tutelare i lavoratori che sono meno tutelati. Solo con la chiarezza ed il dialogo fra i lavoratori si può arrivare a trovare una linea comune di intervento. Sennò continueremo ad accusarci, loro sono stati stabilizzati, loro faranno venire il commissario-piazza pulita. Alla fine saremo tutti perdenti, loro, i meno tutelati, andranno a casa e, noi, saremo più sicuri che dopo non tocchi a qualcuno di noi?

RdB Università di Siena

Il Piano di Risanamento 2009-2012 non è mai stato oggetto di un lungo confronto

A seguito delle Assemblee sindacali indette, in data 24 novembre 2008 a Siena, e in data 27 novembre ad Arezzo, dalla RdB Università di Siena rendiamo pubbliche le seguenti considerazioni:

Il Piano di Risanamento 2009-2012 redatto dal Senato Accademico con l’approvazione del CdA non è mai stato oggetto di un lungo confronto con la scrivente Organizzazione Sindacale.

Abbiamo sempre denunciato il fatto che il testo redatto dalla Commissione del Senato Accademico non era una proposta ma un documento definitivo visto l’iter di approvazione che aveva seguito: approvazione Senato Accademico, approvazione CdA e approvazione del MIUR. Non possiamo accettare di essere chiamati a dare la nostra approvazione ad un documento che presenta molte criticità che investono tutta la comunità universitaria. Continua a leggere

Commento al Piano di Risanamento

Qui trovate una prima bozza di commento al piano di risanamento approvato il 17 novembre scorso.

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