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VENERDI 5 NOVEMBRE 2010

PRESSO IL DIDATTICO DEI NUOVI ISTITUTI BIOLOGICI

DALLE ORE 14/14.30

IN AULA 7

 

INCONTRO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

CON L’ESECUTIVO NAZIONALE UNIVERSITA RdB/USB

 

PER PARLARE DELLA SITUAZIONE DELL’ATENEO

E DELLA RELAZIONE DEL MEF

 

NON E UN’ASSEMBLEA SINDACALE

PERCHE I SINDACATI DI BASE A CAUSA DELLA LEGGE VIGENTE

NON POSSONO FARE ASSEMBLEE IN ORARIO DI LAVORO.

QUESTO PENALIZZA NON LA SIGLA MA I LAVORATORI CHE NON POSSONO SCEGLIERE CON CHI CONFRONTARSI.

 

GLI ISCRITTI DELLA RdB/USB HANNO SEMPRE PARTECIPATO COMUNQUE FUORI DALL’ORARIO DI LAVORO ALLE RIUNIONI PERCHE CREDONO NELLA PARTECIPAZIONE

INVITIAMO TUTTE/I A PARTECIPARE

RdB/USB UNIVERSITA DI SIENA

Annunci

comunicato assemblea

Il personale tecnico e amministrativo

dell’Università degli Studi di Siena, riunito in assemblea convocata da dalle OO.SS. (Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl-Università, Flc-cgil, Rdb-pubblico impiego, Ugl, Uil-pa-ur) in data 27 settembre 2010, approva la seguente mozione:

A due anni dall’inizio della crisi, il personale tecnico e amministrativo, sta pagando con interventi che lo hanno di fatto portato a lavorare in condizioni precarie e in alcuni casi umilianti.

C’è chi ha tentato, dall’inizio della crisi, di dividere la comunità universitaria, dicendo che il personale tecnico e amministrativo è in esubero. Non abbiamo mai accettato queste divisioni, ma sempre chiesto che i sacrifici fossero ripartiti proporzionalmente.

Oggi si sarebbe dovuto portare in approvazione il CCI (Contratto collettivo integrativo) sulle PEO (Progressioni economiche orizzontali), per garantire a molti colleghe e colleghi di consolidare, con la progressione economica e orizzontale una parte del loro stipendio. Questa scelta è soggetta anche alla finanziaria 2010 che fino al 2013 blocca ogni rinnovo contrattuale e quindi le PEO rappresentano l’unico strumento per garantire la difesa di una parte del reddito.

Il Collegio dei Revisori dei Conti ha dato parere negativo al CCI, travalicando nel merito di alcuni rilievi anche il proprio mandato.  Questo stato di cose è inaccettabile!

Chiediamo il rispetto delle competenze di ogni organo di governo e di controllo (C.d.A., Rettore e Direttore amministrativo).

Non accetteremo che vengano sacrificati i nostri diritti con scelte che compromettono il nostro futuro:la copertura economiche per le PEO c’era e c’è, questi sono i nostri soldi, che provengono dal nostro monte salario.

Chiediamo:

–       la convocazione immediata di una nuova

riunione del Collegio dei Revisori dei Conti;

–       l’immediata convocazione del C.d.A. in

seduta straordinaria, a seguito del convocazione del Collegio dei revisori;

–       chiediamo al Rettore, in qualità di

rappresentante politico dell’Ateneo di farsi garante dell’applicazione della procedura delle PEO e anche per la procedura dell’estensione delle PEO per il personale convenzionato, al pari di quello ospedaliero e di farsi garante di questa istanza anche all’amministrazione dell’Azienda.

Chiediamo infine di non presentare la delibera sulla ridefinizione del fondo 2010 per la produttività e le progressioni economiche.

Presidieremo ogni riunione di organo di governo e controllo, fino a che non vedremo riconosciuti i nostri diritti.

Se la presente mozione non verrà accolta dichiareremo, attraverso le OO.SS.,  lo stato di agitazione in Prefettura.

Il personale tecnico e amministrativo riunito in assemblea e le OO.SS.

(Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl-Università, Flc-cgil, Rdb-pubblico impiego, Ugl, Uil-pa-ur)

18 maggio assemblea della comunità universitaria in mobilitazione contro decreto Gelmini approva documento

DOCUMENTO CONCLUSIVO

DEGLI STATI GENERALI DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA

18 maggio 2010

Le diverse componenti del mondo della conoscenza, riunite nella giornata di mobilitazione contro il ddl Gelmini, esprimono la loro grave preoccupazione per le politiche che questo governo sta attuando, politiche di destrutturazione complessiva del sistema pubblico di  istruzione a tutti i livelli che si inseriscono in un preciso disegno volto a  minare i diritti fondamentali di studenti, lavoratori e docenti.

L’opposizione ad un attacco così pervasivo di tutti i settori della società  non può che essere altrettanto unitaria e complessiva, superando ogni istanza particolarista e corporativa.

Il Ddl Gelmini è l’atto finale di questo processo, che affonda le sue radici nelle riforme dei primi anni Novanta, dalla riforma Ruberti alla riforma Berlinguer, che introdussero in Italia il sistema dell’autonomia.

L’università, come altri settori, diventa terreno di sperimentazione di una nuova concezione della gestione degli enti pubblici improntata ad un’ ottica aziendalista, che solo formalmente mirava a snellire la macchina statale portatrice di indebitamento e sprechi.

L’autonomia didattica  ha portato talvolta ad una proliferazione di corsi e di sedi distaccate, spesso nati non per arricchire l’offerta  formativa ma per alimentare il potere della corporazione baronale; il caos dei concorsi ha soffocato la ricerca in un opprimente gerarchizzazione e favorito avanzamenti di carriera a scapito di nuove assunzioni, senza contare che la possibilità di determinare l’ammontare dei contributi studenteschi ha determinato un vertiginoso aumento della tassazione. E’ evidente che l’autonomia in Italia non ha significato trasparenza e condivisione ma lottizzazione ed appropriazione del potere, nonché ulteriore centralismo e mancanza di pluralismo e autodeterminazione; non ha significato efficienza ed economicità ma è stato lo strumento attraverso il quale lo Stato, diminuendo progressivamente la quota di trasferimenti di fondi, ha scaricato i costi della formazione superiore sulle casse degli atenei e sulle tasche degli studenti.

Tale situazione, aggravata dai tagli di circa un miliardo e mezzo di euro disposti dalla legge 133/08 che prevede parallelamente la possibilità per i Senati Accademici di decidere a maggioranza la trasformazione in Fondazioni di diritto privato, stanno portando la quasi totalità degli Atenei italiani al collasso finanziario, ponendoli di fronte all’alternativa ricattatoria tra la chiusura e la privatizzazione.

Se a ciò si aggiungono le impossibilità per gli Atenei di raggiungere i requisiti necessari imposti dai decreti attuativi della 270/04 (vedi DM 544/04 e la nota 160/09), dato il costante blocco del turn-over dei docenti aggiunto al progressivo taglio del FFO (coronamento della legge 133/08), tali provvedimenti determinano inevitabilmente il definitivo passaggio alla privatizzazione dell’Università italiana. Questo macabro meccanismo, che vincola l’apertura dei Corsi di Laurea a degli standard di numerosità di docenti strutturati e studenti per ciascun corso, è evidente frutto di quella logica – politicamente trasversale, se si riflette su chi ha attuato il DM 544/07 – che vuole ridimensionare non solo il ruolo ma anche la portata critica della formazione universitaria. In questo modo si ha la sola alternativa tra l’accorpamento di corsi, distruggendo ogni specializzazione formativa (e di ricerca) per gli studenti (così come per i docenti), oppure la chiusura, ossia l’estinzione di corsi spesso essenziali come Fisica o Filosofia, compromettendo la possibilità di una conoscenza realmente critica e consapevole, così come l’accesso alla ricerca “pura”, per le nuove generazioni.

Tuttavia il Disegno di Legge Gelmini si presenta come un attacco ancor più decisivo, portando a compimento quello inferto con la legge 133/08 poiché impone de facto l’aziendalizzazione e la privatizzazione all’intero sistema, un attacco ammantato con l’ipocrita retorica dell’efficienza e del merito.

Il ddl va a ridefinire in quest’ottica tutti gli aspetti del sistema della formazione, dalla Governance al diritto allo Studio al mondo della Ricerca.

Si ridisegna il sistema di governo degli Atenei imponendo in maniera complessiva e generalizzata l’ingresso di enti esterni e privati nei consigli di amministrazione ai quali vengono conferite gran parte delle competenze prima spettanti ai Senati Accademici, limitando in modo decisivo gli spazi di rappresentanza degli studenti e del personale tecnico-amministrativo. Ciò va a compromettere in maniera irreversibile la libertà della didattica e della ricerca e di fatto la stessa natura pubblica del sistema.

Sul fronte del diritto allo studio si prevede una delega in bianco al governo.

Al contrario il sistema del diritto allo studio in Italia avrebbe bisogno di una riforma condivisa in grado di garantire a tutti l’accesso alla formazione pubblica e di qualità finanziando la copertura totale delle borse di studio ed eliminando le profonde diseguaglianze tra Nord e Sud.

Col Ddl Gelmini si sceglie di stornare risorse pubbliche indirizzandole in un ridicolo fondo per il merito che incentivi lo strumento del prestito d’onore il quale indebiterà gli studenti ancor prima di affacciarsi al mondo del lavoro.

Nella parte relativa alla riforma dei sistemi di reclutamento, oltre ai ricercatori a tempo indeterminato, il grande assente continua a risultare il precariato, su cui si è retto di fatto la didattica e la ricerca negli anni dell’autonomia; quella schiera costituita da dottorandi, docenti a contratto, assegnisti di ricerca, ricercatori a tempo determinato e contrattisti vari.

Mentre si mette ad esaurimento la figura del ricercatore a tempo indeterminato si istituzionalizza la figura del ricercatore a tempo determinato estromettendo una generazione intera dai regolari processi di avvicendamento accademico, senza risolvere il problema della mancanza di trasparenza e di meritocrazia del sistema attuale.

In questa situazione drammatica la mancanza di un piano di reclutamento, che tenga conto del rapporto tra il numero dei dottorandi, assegnisti di ricerca e personale strutturato, non può che portare ad un aumento smisurato del precariato, oltre che allo svilimento della qualità della ricerca, determinato dalla mancata programmazione di un piano coordinato della ricerca.

Pienamente colpito da questo attacco è inoltre il personale tecnico amministrativo, che sta già pagando i prezzi di questa “riforma” avviata in via “sperimentale” dai rettori negli atenei italiani.

Chiusura di sedi, tagli di corsi, fusioni di atenei, esternalizzazioni di servizi, di strutture tecniche ed amministrative, accorpamenti di dipartimenti, svendita a istituzioni e poteri locali di pezzi o intere Università, regionalizzazione degli atenei, precarizzazione del lavoro stabile e generalizzazione della precarietà si stanno abbattendo sui lavoratori tecnici-amministrativi nel più completo silenzio.

Sulla stessa prospettiva si pone il problema dei Collaboratori ed Esperti Linguistici (CEL) che sono ancora ignorati dalla legislazione universitaria, senza alcun riconoscimento da parte del Ministero del ruolo fondamentale di docenza che svolgono negli Atenei italiani, fondamento di ogni processo di internazionalizzazione che si voglia porre nella formazione universitaria. A tutt’oggi non si riconosce loro uno status accademico proprio, preferendo far finta che il problema non esista, cosa che, colpevolmente, conduce a situazioni contrattuali deprecabili come quella che l’Ateneo senese, come molti altri, sta vivendo.

Allo stesso tempo resta in ombra l’attacco senza precedenti ai lavoratori, alla loro dignità, alle tutele e conquiste contrattuali (taglio del salario accessorio, blocco delle progressioni economiche e professionali, blocco del turn-over e della stabilizzazione precari, ecc…) mascherato dalla lotta contro i fannulloni (legge 150).

Parallelamente ai provvedimenti a carico dell’università infatti il ministro Gelmini ha riformato tutte le scuole di ogni ordine e grado attraverso un piano di tagli ai fondi e al personale delle scuole, che determinano una forte riduzione dell’offerta formativa e, in generale, disservizi e irregolarità ai danni degli alunni (sovraffollamento delle classi; impossibilità di supplire alle assenze dei docenti e di assicurare agli studenti disabili un adeguato orario con gli insegnanti di sostegno; triplicazione del carico di lavoro affidato al personale ATA con conseguente abbassamento delle condizioni  igieniche e di sicurezza; tempo pieno non garantito nelle scuole elementari, causa di una vera e propria emergenza sociale tra le famiglie; etc. etc.).

È evidente che lo stesso disegno privatizzante contenuto nella 133 e nel ddl Gelmini investirà anche gli altri gradi della formazione primaria e secondaria in  una possibile attuazione del disegno di legge Aprea.

Messo in questi termini, il complesso di tali provvedimenti non può che ridurre la scuola e le università ad un contenitore vuoto producendo come unico vero effetto la generalizzazione della disuguaglianza. Questo disegno classista, volto ad annichilire la formazione critica della società distruggendo le possibilità di istruzione diffusa e generalizzata della popolazione, si attua dunque sul duplice livello di privatizzare scuola e Università prima per poi, conseguentemente, svuotare di sostanza l’intero comparto della conoscenza.

Ci opponiamo e ci opporremo con forza a questo progetto, con ogni mezzo necessario, contro ogni fazione politica che lo voglia portare avanti, data la trasversalità che, purtroppo, lo caratterizza.

Gli studenti, i lavoratori e i docenti dell’Università devono sollevarsi e fare fronte comune contro questo piano subdolo e scellerato, che spaccia distruzione per razionalizzazione, ignoranza per meritocrazia.

Per tutti questi motivi ribadiscono:

  • la necessità di avere un chiaro pronunciamento degli organi di governo dei nostri atenei sui contenuti della riforma e di dare vita a forme di lotta incisive per impedire la reale attuazione dei provvedimenti stessi, a partire da:
  • la rinuncia volontaria dei ricercatori ad assumere incarichi di docenza ed altre iniziative di analogo segno
  • il sostegno alle iniziative della mobilitazione studentesca
  • tutte le iniziative necessarie, anche di carattere legale, per imporre il rispetto degli accordi sottoscritti a partire dalla condanna dei gravi atti deliberati dall’amministrazione dell’Università di Siena contro il proprio personale, in particolare nei confronti dei lettori e CEL cui vengono decurtati fino ai 2/3 dello stipendio
  • la promozione di tutte le azioni di sostegno per la salvaguardia del proprio posto di lavoro
  • la ripresa di un reclutamento ordinario e straordinario in grado di assicurare prospettive e futuro ai precari e ai giovani

Lavoratori, studenti e docenti richiedono quindi la convocazione degli Stati Generali dell’Università prima dell’approvazione definitiva del Ddl Gelmini.

Riceviamo e diffondiamo quanto organizzato per oggi dall’assemblea permanente di Siena:

Giovedi 11 dicembre, ore 16, Facoltà di Giurisprudenza, Aula da definire

In vista dello Sciopero Generale e Generalizzato di Venerdi 12 dicembre, gli studenti dell’Assemblea Permanente del Polo Mattioli indicono una Tavola Rotonda, per discutere  :

* dei tagli e della imminente privatizzazione dell’Università
* della precarietà sitematica vigente nel mondo del lavoro, pubblico e privato, che ci toglie ogni forma di futuro

Vogliamo ribadire, tutti insieme, studenti e lavoratori, che la crisi di sistema che ci sta facendo affondare nella recessione la deve pagare chi l’ha generata!

E’ giunta l’ora che saldiamo i conti con le imprese che hanno preteso di pagare sempre meno tasse e fare sempre più profitti e la classe politica dirigente tutta, venduta a questo sistema di ingiustizia sociale e di distruzione di ogni bene comune e dismissione di ogni servizio collettivo che fosse possibile mercificare!

Intervengono :

Lorenzo Costa, rappresentante RdB/Cub dell’Università di Siena

Marco Iacoboni, rappresentante Flc/Cgil dell’Università di Siena

Alessio Manetti, rappresentante Rdb/Cub Pubblico Impiego

Dante Baldazzi, lavoratore e Rsu della Mabel, azienda produttrice di camper

L’ iniziativa è dedicata alla memoria dello studente greco Alexandros Grigoropoulos ucciso dalla polizia all’età di soli 16 anni!

Assemblea sindacale RdB Pubblico Impiego ad Arezzo

Giovedì 27 novembre è convocata
presso la Palazzina Uomini,
Pionta sede di Arezzo
nell’aula 12dalle ore 12.00 alle ore 14.00

Assemblea sindacale con il seguente
O.d.G. :   piano di risanamento 2009-2012 quale posizione assumere

L’assemblea sindacale è un diritto riprendiamocelo!
La partecipazione è l’unica risorsa!

L’assemblea è rivolta a tutti i lavoratori, agli studenti, ai precari della
ricerca e ai lavoratori delle cooperative di servizi.

Si prega di dare la massima diffusione!
Attaccate questo avviso in tutte le vostre strutture!!

RdB Pubblico Impiego Università di Siena

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