organizzazione del lavoro un atto di fede parte 2

Il vero nodo dell’organizzazione è che non c’è omogeneità di articolazione e gestione delle procedure fra uffici analoghi. Alcuni Responsabili interpretano il loro ruolo in modo personalistico ed è assurdo che l’Amministrazione centrale avalli questo sistema, supportando singoli responsabili, dandogli incarichi e ruoli, senza che vi sia alcuna valutazione di impatto generale. Le spinte verso scelte discrezionali, sull’articolazione degli uffici, sulla distribuzione dei carichi di lavoro e sulla gestione degli orari di servizio non sono ammissibili. L’organizzazione del lavoro va regolata, coordinata e governata in modo chiaro e trasparente.

Se poi guardiamo come insieme le strutture che abbiamo elencato, vi sono i rapporti fra le stesse, che non sono stati governati. Non si può dire che è la mancanza di dirigenti che produce questa difficoltà di comunicazione e relazione fra le strutture. Qualcuno in questo Ateneo ha una visione d’insieme? Riesce a vedere il quadro globale?

Sopra alle questioni meramente relazionali, vi sono poi la gestione degli incarichi.

Nel 2012 furono affidati senza alcun avviso pubblico in cui si potesse manifestare interesse per un incarico specifico. I responsabili furono scelti in via discrezionale, illegittimo? No. Inopportuno? Si.

Ora con la scadenza di tutti gli incarichi al 31 dicembre 2014 e la proroga fino a nuova definizione, non stiamo andando verso una trasparente riassegnazione, che definisce bene quali siano le responsabilità identificate, ma verso assegnazioni a tronconi. Tutto ciò fa supporre una mancanza di visione generale e la risposta ad esigenze del momento, personali, clientelari e di orticelli.

Facciamo l’esempio degli incarichi agli EP, categoria ben definita e con numeri ridotti. Pare ovvio che alla base vi sia una scelta per simpatie, basate sulla consulenza del precedente DA (sempre qui fra commissioni di concorso, consulenza sul bilancio e sugli incarichi), e per carriere.

Gli incarichi degli EP sono stati pesati nel 2013, quindi si immagina che vi sia una chiara percezione della loro organizzazione, ma la mancanza di trasparenza negli affidamenti,  e nella pubblicazione di bandi getta ombre, anche sul valore della pesatura. Qualcuno ritiene che si possa andare a battere il pugno sul tavolo per avere un trattamento di favore, ma se fosse tutto stato pubblico non sarebbe stato meglio?

La mancanza di trasparenza a chi giova? È questo che ci dobbiamo domandare. Quando non si definiscono chiaramente gli incarichi e le procedure in capo agli uffici, allora si lascia spazio per la discrezionalità. Lo spezzettamento di cui abbiamo scritto sopra permette di affidare anche a persone non responsabili di ufficio incarichi retribuiti, permette di creare un base di consenso da parte dei vertici, dalla direzione generale ai responsabili di divisione a cascata.

La discrezionalità andrà abbattuta, informando i colleghi, e scrivendo meglio i contratti integrativi. Ci si deve domandare perché altri, che sono in possesso dei nostri stessi dati tacciano. Spesso dal vertice in giù si ritiene corretta l’idea che se un collega non sa fare una cosa non è necessario che la impari, basta che vi sia una persona che la sappia fare, ma così si generano figure uniche, ritenute indispensabili, che possono andare a pretendere per la loro unicità il riconoscimento di incarichi retribuiti. In sé questa pulsione non è sbagliata, ognuno è libero di cercare di valorizzarsi e di provarci, ma lo diventa se viene avallata da chi deve decidere. Dirigere una pubblica amministrazione non vuole dire affidare incarichi senza alcuna valutazione d’impatto e di funzionalità. Questo sistema di discrezionalità, questo “mercato” mina le basi dell’Ateneo e genera tensioni, invidie, e alimenta divisione. Possibile che chi dirige l’Ateneo non abbia la forza e la volontà di tagliare con i metodi del recente passato?

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Commenti

  • Giulia  On 30 marzo 2015 at 12:09

    Carissimi, l’organizazione è non solo un atto di fede, ma anche un atto di insensatezza. l’avete saputa l’ultima novità del Santa Chiara? C’è un progetto con fondi del Ministero, il progetto Santa Chiara Lab. Mi hanno detto che sono andati già a fare sopralluoghi per spostare tutta la divisione corsi di III livello, che non è nè la prima nè la seconda, nè la terza nè la quarta volta che viene spostata e udite udite dove vogliono portarla: ALLE SCOTTE!!!!!!!!!!!!!!!!! Ma secondo voi è possibile che uffici dell’amministrazione centrale vengano portati lassù? E poi i dottorandi così come quelli che dovranno fare master, dovranno arrivare alle Scotte!!!!! Certo alle Scotte ci sono le scuole di specializzazione ed è normale che ci siano visto che riguardano gli iscritti a medicina, ma il post laurea, forse sarebbe più logico lasciarlo dove è o trovare un posto dove ci sono gli altri uffici centrali!!!Qui si perde il senno della ragione!Possibile che per accomodare qualcuno debbano far sloggiare un’intera divisione e portarla all’Ospedale!!!!Cose dell’altro mondo!!! E il sindacato che fa? Stiamo zitti? Ora basta!!!

  • lorenzocosta  On 30 marzo 2015 at 12:20

    non ne eravamo a conoscenza, grazie della segnalazione. Ci mettiamo subito all’opera.
    Strano che altri dovrebbero averlo saputo prima di noi ma stanno zitti

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