ANVUR, CENSIS rating e classifiche

ANVUR, CENSIS rating e classifiche, a Siena c’è chi festeggia e c’è chi cerca di capirci qualcosa Escono a distanza di pochi giorni due analisi del sistema universitario italiano che ci inducono a fare una riflessione. A nostro avviso quelle dell’ANVUR e del CENSIS sono interessanti, ma inutili esercizi di comparazione di dati basati su parametri discutibili che servono solo ad impoverire il sistema universitario italiano.

Partiamo dal rapporto dell’ANVUR: VQR, valutazione qualità della ricerca 2004-2010. Siena risulta l’Ateneo con ha “ottenuto il migliore risultato nella qualità della ricerca rispetto alle dimensioni della struttura, con un differenziale positivo pari a 35,76%”, parola del Rettore. Cosa vuol dire? Boh, a leggere i documenti del rapporto si arriva a fare l’alba e si finisce per capire ancora meno di quello che si sapeva all’inizio.

Ognuno rivendica un risultato ottimo, Pisa sembra essere la migliore, ma poi nella graduatoria completa finale è 17esima e Siena è prima, ma se si guardano i dati disaggregati per le 14 aree ci si perde per davvero. I giornali scrivono tutto e il contrario di tutto: Pisa la migliore, Padova la migliore e Siena la migliore. A cosa serve tutto questo, a valutare la ricerca? No a distribuire una quota premiale del FFO, fondo di finanziamento ordinario dell’università. Peccato che questa quota premiale serve per permettere agli Atenei di sopravvivere: con tutti i tagli degli ultimi anni all’FFO i Rettori erano tutti a fare gli scongiuri su chi sarebbe stato in fondo (?) alla graduatoria. Altro che rating della ricerca, qui si sta decidendo chi rischia di essere soppresso e chi può continuare a sperare di arrivare al prossimo rapporto. Se di valutazione della ricerca si voleva davvero parlare si sarebbe dovuto creare un sistema, magari anche quello dell’ANVUR, ma che rimanesse nell’ambito della ricerca e che destinasse fondi alla ricerca stessa e al reclutamento non alla sopravvivenza degli Atenei. In questo c’è un grande controsenso. Lo stesso Ministro da prima delle elezioni va dicendo in giro che gli Atenei sono troppi e che qualcuno dovrà chiudere, accorparsi. Il risultato del rapporto contribuirà a questo? Povera Italia.

C’è poi da dire qualcosa su cosa è stato effettivamente valutato: la ricerca 2004-2010! Qualcuno si è fermato a pensare, parliamo di Siena, quanti di coloro che hanno contribuito a fare ricerca in quegli anni e farci ottenere risultati lusinghieri non ci sono più nell’Ateneo?

Parliamo dei precari della ricerca che hanno dato un contributo magari importante e ora possono vederne i frutti magari leggendo sul giornale la

notizia: borsisti, dottorandi e assegnisti. Quanti ne abbiamo persi? Il parametro sulla qualità della ricerca che si trasforma in reclutamento non c’è (sic).

Oltre alla parte precaria esiste anche un’altra faccia della ricerca:

quella sommersa, portata avanti dai tecnici con laurea, persone che non hanno ufficialmente la qualifica per poterlo fare, ma lo fanno, rappresentando una risorsa, indispensabile per i singoli Dipartimenti e a costo zero per l’Ateneo. Persone che riescono anche a lavorare in piena autonomia ma che non possono partecipare o presentare  progetti di ricerca ministeriali e la cui  produttività (in termini di pubblicazioni) non viene neppure accolta nei piani di valutazione dei Dipartimenti effettuata dal MIUR. Oggi si discute sulla figura del tecnologo a tempo determinato, mentre, proprio negli anni valutati dall’ANVUR, in questo Ateneo era stata ideata una forma di riconoscimento e accesso a fondi per il personale T/A impegnato nella ricerca, i famosi QPS.  Ci viene detto oggi che tutto ciò era illegale ma funzionava e forse stando ai risultati della valutazione della ricerca ci si dovrebbe riflettere sopra.

Cosa succederà quando valuteremo la ricerca dal 2010 in avanti?

Sicuramente Siena avrà un contraccolpo e forse le scelte in merito ai fondi di ricerca portati in Ateneo e usati dall’Amministrazione per parare il buco, mostreranno il loro vero effetto. Quanti fondi non vengono più portati nel nostro ateneo ma vengono rendicontati in altri? Quando ci sarà una inversione di tendenza e si favorirà il rientro di queste somme, che portano anche la possibilità di finanziare borse e tesi sperimentali, insomma di fare ricerca?

Veniamo al CENSIS. Altra giostra altro giro, Siena è prima, per servizi, borse, strutture, web e internazionalizzazione, yahoo! Ma sta nella media o quasi se si guarda il risultato per le 15 aree disciplinari basata su produttività, didattica e ricerca, quindi? Siamo primi! Si ma cerchiamo di capire in cosa. Non basta dire siamo primi.

Siena si conferma un Ateneo che attira per qualità della vita studentesca, per servizi offerti e soprattutto per strutture, questa buona dose di vivibilità compensa il fatto che nella didattica forse siamo meno forti.

Non esprimiamo un giudizio sulla qualità della didattica e della ricerca, ma un campanello d’allarme deve suonare sulle scelte fatte rispetto alla offerta formativa, su come sono stati accorpati i corsi, e su quale sarà la loro sostenibilità nel futuro, ricordiamo il SUA.

Nonostante il tentativo di far passare da parte della nostra direttrice amministrativa le strutture dell’Ateneo, leggasi biblioteche, laboratori, ecc., come scarsi e lacunosi si vede dai risultati che sono proprio questi che fanno la differenza. Nonostante un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti si conferma quanto sosteniamo da tempo, e cioè che  sono molti coloro, fra i tecnici e amministrativi, che hanno a cuore questo Ateneo checché ne dicano alcuni, e che lavorano con coscienza.

Un dato ci preme evidenziare sul parametro dei servizi, dove noi ci piazziamo bene. Per servizi si intendono mense e alloggi. Fino all’anno scorso avevamo fra gli alloggi il collegio Santa Chiara per i dottorandi ma da quest’anno no, forse non sarà il caso di rivedere la scelta di chiuderlo? No, perché oltre ad essere un dato che fa ottenere buoni risultati nella classifica CENSIS, l’offerta di servizi di alloggio per i dottorandi risulta essere anche un parametro per l’accreditamento delle stesse scuole di dottorato. Ora che tutti ci copiano, avendo visto il valore di quello che noi per primi abbiamo realizzato anni fa, noi chiudiamo i servizi. Riflettiamo!

Non stiamo cercando di dire che le due “classifiche” siano false e Siena sia un Ateneo da abbattere, non siamo matti né adusi a lasciarci andare a semplicistiche sforbiciate, ma crediamo che dopo la sbornia di questi giorni sia il caso che tutta la comunità si interroghi sul senso vero di questi documenti: sono una fotografia. La fotografia è fatta sul passato e questo ti permette di vedere come impostare il presente, ma soprattutto il futuro, se si vuole.

 

USB Pubblico Impiego

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