Monthly Archives: febbraio 2013

Arezzo: hic sunt leones, no, hic est pseudo tyrannis

Arezzo: hic sunt leones, no, hic est pseudo tyrannis

(qui ci sono i leoni, no, qui c’è una pseudo tiranna)

Arezzo non sembra una sede distaccata dell’Ateneo, ma una realtà a sé, dove le scelte vengono fatte in totale autonomia, senza alcun rispetto dei regolamenti interni d’Ateneo e del CCNL.

Siamo intervenuti a gennaio rivolgendoci direttamente alla Direttrice Amministrativa e al Direttrice dell’unico Dipartimento di Arezzo senza ricevere risposta alcuna. A questo punto non resta altro che porre pubblicamente le questioni, visto che le vie istituzionali non hanno ottenuto alcun risultato.

Il 21 dicembre, giorno in cui l’Ateneo chiude, viene mandata una comunicazione ai colleghi tecnici e amministrativi, e si spera anche ai docenti, che le serrature degli stabili in uso all’Ateneo ad Arezzo del complesso del Pionta verranno sostituite. Inoltre si comunica che l’orario di apertura è dalle 8.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì.

La cosa “bella” è che per una volta è stato riservato lo stesso trattamento ai docenti, infatti alcuni si sono ritrovati nella impossibilità di accedere ai loro studi non sapendo che le serrature erano state sostituite, e chi aveva le chiavi no nera presente. Palazzina donne chiusa fino alle 9!

A questo link trovate copia della lettera inviata: rettifica comunicazione Arezzo

Il risvolto spiacevole di questa vicenda è che la Direttrice ha deciso in totale autonomia a chi dare copia della chiavi, forse suoi fidati collaboratori? Il possesso delle chiavi ha assunto tale rilevanza che chi le ha, in alcuni casi, le usa e poi si chiude dentro agli edifici lasciando fuori la mattina altri colleghi. Superiamo la sindrome del “mio tessoro” e facciamola finita! Pare che ora si sia arrivati ad una soluzione parziale del problema garantendo l’apertura alle 7.45, ma il problema della sicurezza resta.

La Direttrice dell’unico Dipartimento pensa di aver acquisito un diritto di proprietà sul personale tecnico e amministrativo per donazione da parte dei vertici dell’impero?

Si, se la stessa, con tono minaccioso e urlato, sostiene di poter imporre l’orario che vuole a chi decide lei. Ha già ridotto l’apertura fino al venerdì senza tenere conto di chi lavora su sei giorni, e vuole imporre turni. Quello che stiamo vedendo esprimersi ad Arezzo è un atteggiamento dispotico che non possiamo accettare.

Altra questione grave è quella della gestione dei servizi generali della sede di Arezzo. Inseriti nel Dipartimento sono un guazzabuglio di sovrapposizione di competenze. I colleghi dei servizi generali hanno le stesse competenze dei colleghi dei presidi di Siena, ma non hanno la stessa dignità né pari trattamento organizzativo. Vi è poi la questione che ad Arezzo i servizi generali non si riferiscono solo a servizi comuni, ma a servizi legati a strutture dell’Amministrazione centrale, che ovviamente devono avere un interfaccia ad Arezzo. Come per l’ufficio tecnico che ha un suo ufficio distaccato, perché non prevederne una per il Q.it o per altri uffici dell’Amministrazione centrale? Non era più funzionale dare ai servizi generali di Arezzo il ruolo e le competenze dei presidi e ancor più le competenze distaccate degli uffici dell’Amministrazione centrale? Si, altrimenti perché un anno e mezzo fa la stessa Amministrazione aveva creato il polo unico dei servizi di Arezzo?

Con quel provvedimento si mettevano insieme tutte le competenze periferiche dell’Amministrazione centrale in un’unica struttura. Oggi cosa è cambiato?

Chiediamo l’istituzione del presidio ad Arezzo!

Chiediamo il rispetto dei regolamenti interni sull’orario di lavoro e del CCNL!

Annunci

la novella dello stento che dura tanto, tanto, tanto, tempo

Sei incontri di contrattazione da ottobre a dicembre 2012. Da quando è iniziato il 2013 solo due incontri a febbraio, cosa si aspetta?

Abbiamo definito l’impostazione generale del contratto integrativo, anche se chiederemo aggiustamenti sulla suddivisione delle risorse fra i vari istituti del contratto. L’anno 2012 è finito e ora si può determinare con precisione l’effetto della riduzione sul fondo basata sul calcolo dei cessati 2012, in base all’art. 9 comma 2 della legge 78/2010, e quindi l’ammontare reale e non presunto delle risorse disponibili. Nel fare questa operazione, però, si devono escludere i colleghi in comando dal calcolo dei cessati 2012. Abbiamo già esposto la questione all’Amministrazione, che sembra aver accettato la proposta, e questo porterà maggiori risorse, nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro, a disposizione del personale. Le risorse dello straordinario 2011 verranno trasferite in misura maggiore rispetto alla previsione di 221.000 euro, quindi maggiori risorse anche in questo caso. A conti fatti avremo più di 907.595,00 euro nel fondo!

Abbiamo promosso un’assemblea partecipata, e una consultazione rivolta a tutto il personale, insieme alla RSU e alla FLC-CGIL. Da questa scelta è arrivato un segnale chiaro verso dove, chi si è espresso, voglia vada il tavolo della contrattazione.

Resta solo da leggere il testo dell’ipotesi di contratto, ma perché si aspetta così tanto per sottoporlo alle OO.SS. e alla RSU?

L’Amministrazione prende tempo perché ci sono problemi di liquidità e quindi di pagamento degli istituti contrattuali? La domanda sorge spontanea perché abbiamo sempre sostenuto che con la tensione liquidità del nostro Ateneo, l’ultimo ostacolo sarebbe stato quello della reale riscossione dei soldi. Girano le solite voci di tensione sugli stipendi, e difficoltà di trasferimento di soldi ai Dipartimenti e questo getta una luce funesta sulla reale tenuta del contratto integrativo.

Cerchiamo, ora, di fare il punto su come si è arrivati all’avvio delle trattative. Nel 2012 abbiamo promosso insieme alle altre sigle innumerevoli forme di pressione e lotta con l’Amministrazione. Tre incontri dal Prefetto, 5 interruzioni del CdA, e infine la promozione da parte di CISAL, CISAPUNI e UIL dei ricorsi sul 2011. Il 2011 è un anno ormai passato su cui l’unico modo di agire è pretendere la validità sacrosanta del vecchio contratto. I ricorsi hanno rafforzato la posizione della parte sindacale al tavolo durante le trattative. Noi come USB avevamo lanciato la proposta di presentare ingiunzioni di pagamento, che avrebbero avuto un iter giudiziale più breve. Li abbiamo sospesi perché di fronte ai ricorsi il giudice ci avrebbe rigettato le ingiunzioni, con buona probabilità, facendoceli ripresentare come ricorsi individuali. I nostri conteggi da presentare all’Amministrazione, però, sono sempre pronti. Aspettiamo la sentenza del giudice. Anzi lo invitiamo a pronunciarsi, di tempo e di udienze ne sono già state fatte fin troppe.

Abbiamo ottenuto, insieme alla RSU e alle altre sigle, il riconoscimento dell’IMA in 12 mensilità uguale per tutti e non valutata. Questo vuol dire aver fatto valere il nostro CCNL, quando da più parti a livello nazionale viene messo in discussione.

Crediamo che dal 2012 si debba ripartire con un nuovo contratto perché non possiamo accettare che si continui a pagare il salario accessorio con un contratto risalente al 2003. La proroga del vecchio contratto integrativo non l’abbiamo mai accettata fin dal 2007! L’organizzazione del lavoro è cambiata dal 2003 almeno tre volte. E nel 2012 si è avviata l’ennesima riorganizzazione e ora dobbiamo assumerci la responsabilità che vengano retribuite le giuste prestazioni rese nel 2012.

Certo, per il 2012, essendo un anno di passaggio fra due diverse organizzazioni, verranno retribuite tutte le responsabilità e le posizioni vecchie e nuove in ragione della reale copertura mensile, ma si è iniziato un lento processo di ripresa di una reale erogazione in base alla fotografia attuale. Il 2013 saremo in grado di lavorare sull’attualità. Sull’organizzazione comunque a breve apriremo tutto un altro fronte di analisi. L’organizzazione del lavoro infatti non sono solo responsabilità, ma benessere organizzativo e possibilità di lavorare.

Il percorso è migliorabile, nessuno lo nega, ma è stato fatto nell’interesse di tutti di vedere riconosciute le reali prestazioni di ora, non quelle del 2003.

La conseguenza della riduzione operata in base alla decisione del MEF ci ha impoverito tutti, cinque milioni da restituire sono tanti, ma noi non ci fermeremo mai nel cercare di ricostruire cosa realmente è successo dal 2000 al 2009. La ricostruzione però del passato, non può bloccare il salario accessorio di chi oggi è al lavoro, perché si aggiungerebbe al già pesante e ingiusto taglio imposto dal MEF sul fondo. Pochi maledetti, ma subito!

Sulla valutazione della quantificazione e correttezza del recupero c’è tempo e lo useremo per fare chiarezza come abbiamo sempre fatto. Ci sono poi tutta una serie di ulteriori interventi che promuoveremo in sede di controllo esterno che permetteranno di quantificare il danno ai dipendenti e all’immagine dell’Ateneo per l’errore commesso sul salario accessorio. Seguiremo anche quelle strade.

Si tratta solo di capire perché si perda ancora tempo. La lentezza del tavolo della contrattazione nel 2013 è inversamente proporzionale alla velocità con cui sta finendo la carta igienica nei bagni della periferia. Ve ne siete accorti? Noi si!

UNA DOMANDA AI RETTORI: DOVE SIETE STATI FINO AD ORA?

AI RETTORI che chiedono di salvare l’Università:
MA DOVE ERAVATE ?

E’ la domanda che USB PI – Università rivolge ai Rettori, dopo aver letto i
commenti e le sei richieste che il  prof. Mancini, presidente della CRUI,
formula al prossimo governo per salvare il sistema universitario pubblico.
(http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2139 )

Non è credibile – sostiene USB – chi si lamenta della fuga dei cervelli e
del calo delle immatricolazioni, quando continua ad accettare provvedimenti
che prevedono il numero chiuso, l’aumento delle tasse universitarie,
l’eliminazione di corsi di laurea o di interi Atenei, a vantaggio di atenei
privati o di altri, da sempre privilegiati grazie alla loro collocazione
territoriale.
Per  l’ elezione di Mancini a  Presidente della CRUI, la USB presidiava
l’Assemblea per chiedere ai rettori un cambio di rotta nella gestione degli
atenei, che permettesse di difendere la funzione sociale del sistema
universitario messa a rischio dall’entrata in vigore della riforma Gelmini.
(http://usb.uniroma2.it/index.php/archives/1554 ).
Quello che si ostinano a nascondere i Rettori, Mancini in testa, è la
necessità di rivedere l’intera impostazione della riforma, costruita su
principi quali competizione e valutazione meritocratica: tra atenei di serie
A e B, tra le corporazioni accademiche e le componenti più deboli delle
comunità universitarie. Parole che vanno sostituite da collaborazione e
funzione sociale tra/degli Atenei e  che vengono regolarmente dimenticate
dai partiti che ci hanno governato in questi anni e che si apprestano ora a
farlo.
Una riforma  che, accompagnata da tagli e blocco del turn-over, non ha come
scopo la risoluzione dei problemi del sistema universitario pubblico, ma ne
sancisce il suo smantellamento mettendola nella mani dei potentati
economici-finanziari. Un processo che contribuisce a modificare lo sviluppo
sociale del nostro paese a danno delle classi più deboli, voluto da una
politica cedevole al progetto europeo di trasformazione sociale. La lotta
per l’Università e Ricerca Pubblica si salda con la lotta contro questo
sistema.
USB con studenti, lavoratori e con tutte le forze sociali che hanno a cuore
la difesa dello stato sociale, sarà parte attiva nel rivendicare che
Università e Ricerca pubbliche dovranno mantenere il compito costituzionale
di fornire ricerca di base e formazione permanente per trainare la comunità
in un necessario percorso verso lo sviluppo .

Roma, 19 febbraio 2013

USB/P.I. – Università

BALLETTO IN STILE BOLSHOI

 

 

Balletto in stile Bolshoi privo di senso

Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei
revisori dei conti n. 2 del 21.12.2012 inerente il bilancio di previsione
2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche
ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da
guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online
da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale
dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in
internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei
revisori, noi cosa aspettiamo?
Sul nostro sito istituzionale, http://www.unisi.it/ateneo/bilancio , non
risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei
revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di
trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore
che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle
cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o
un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro
che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra
peggiorato.

Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio
economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per
il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile
non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la
finanza e la contabilità, RAFC, che deve essere approvato dal Ministero, non
risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro
svolto dagli uffici. Infatti accanto al bilancio di tipo economico e
patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo
in base al vecchio RAFC.

Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però
sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti il collegio “auspica
che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa
assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico,
finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.”

Cosa prevede questo quadro? In base al decreto n. 199 del 27.10.2011,
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2011/275/1.htm :

Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri
ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento
dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012.
Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga
presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità
coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e
revisione dell’offerta formativa, ecc..

Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare
il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No. Il Collegio poi
esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle
conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto
criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice
Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai
revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il
commissariamento.

Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento
oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto
più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano
meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel
2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle
anticipazioni bancarie.
Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale
dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del
bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e
chiarezza, non rettifiche sono quello che ci vuole in questo momento. Se il
verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul
sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.

USB Università di Siena

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: