assegnazione o tratta degli schiavi?

L’assegnazione del personale tecnico e amministrativo alle nuove strutture dipartimentali o ai presidi è una questione che discende dall’applicazione del nuovo Statuto. I due provvedimenti pubblicati assegnano circa 540 colleghi.

Cerchiamo di entrare nel dettaglio dei provvedimenti in questione. Nei due testi pubblicati vi sono evidenti contraddizioni ed inesattezze. Primo fra il provvedimento n. 641 sui dipartimenti  e n. 642 sui presidi, si parla di 8 presidi citando quello di Arezzo, ma poi nell’assegnazione del personale questo non risulta esistere e anzi nasce una nuova struttura unica e non elencata fra quelle definite che sono i servizi generali di Arezzo.

Nella seduta del 18 luglio la Direttrice Amministrativa aveva chiarito che essendoci un solo dipartimento ad Arezzo non aveva senso parlare di presidio, ma era più corretto parlare di servizi generali che coprono quella parte di servizi che sarebbero di pertinenza dell’Amministrazione centrale che per una questione territoriale non sono gestibili direttamente da Siena. Si può concordare con questa visione, certo è però che da fiore all’occhiello di una sperimentazione organizzativa quale era stato il polo di Arezzo l’anno scorso oggi questo è diventato un esempio di rottamazione confusa e imbarazzante.

Due mesi fa in seduta sindacale la Direttrice Amministrativa aveva accettato la proposta che il personale che lavora nelle biblioteche di Arezzo fosse di nuovo assegnato al sistema Bibliotecario d’Ateneo, e quindi tolto dal Polo unico di Arezzo. Ad oggi questo non è successo e anzi quei colleghi sono ancora assegnati al polo unico che però dopo i due provvedimenti in questione non esiste più. Anzi leggendo bene il provvedimento sui dipartimenti di fatto si capisce che la biblioteca di Lettere di Arezzo è passata dal polo unico al dipartimento, ma il sistema bibliotecario d’Ateneo con dignità statutaria dov’è? Questo è il primo gruppo di colleghi che viene dimenticato, o meglio lasciato in un purgatorio. Ad Arezzo vi sono poi una collega che scompare del tutto è non è né nei servizi generali né nel dipartimento, dubbi si riscontrano anche sulla tenuta del rispetto della professionalità di altre colleghe. Insomma Arezzo è un verso triangolo delle Bermuda.

Scompare la figura del vice segretario o meglio non appare come del resto non era mai apparsa ufficialmente, ma forse è solo un nostro fraintendimento nostro e apparirà al momento opportuno.

Sulle segreterie amministrative sono state fatte le scoperte più interessanti. Infatti, la Direttrice Amministrativa ha chiarito che i criteri di pesatura dei Dipartimenti elencati sono stati presi in considerazione, ma poi piegati ad altre esigenze, quali? Non si sa, discrezionalità della Direttrice Amministrativa. Non mettiamo in discussione i nomi, ma il numero di unità delle segreterie. E ancora perché non è stata privilegiata la continuità?

Il personale tecnico e amministrativo assegnato ai dipartimenti in massima parte resta dov’è, ma vi sono casi di spostamenti legati palesemente all’intervento di docenti, capofila di gruppi di ricerca. Ora non contestiamo che questo possa essere stato un criterio di assegnazione, solo non comprendiamo perché ad alcuni è stato permesso e ad altri no.

Certo è che vi sono stati colleghi che senza alcuna tutela di tipo docente sono stati spostati da un dipartimento ad un presidio senza tenere conto della loro storia professionale, ma guardando invece alla mera categoria contrattuale. Con questo comportamento la Direttrice Amministrativa e chi l’ha aiutata ha umiliato colleghi che hanno una storia di carriera contrattuale diversa da quella professionale. Si ha un bel dire che le persone possono aspirare a crescere.

La verità è che questi due provvedimenti sono parziali per non dire di peggio e danno un brutto segnale su come funziona questa pubblica Amministrazione. Con questo non facciamo riferimento alle persone ma alla divisione delle competenze. C’è troppa confusione.

La cosa che desta più preoccupazione è su come verranno organizzati i presidi. Chi come tecnico è rimasto nei dipartimenti, che sia quello “A” o quello “B”, farà probabilmente sempre il suo lavoro, ma nei presidi si rischia di vedere nascere delle incongruenze spiacevoli. Basta guardare solamente la scelta dei responsabili. In teoria nei dipartimenti certe scelte sono state fatte secondo criteri di pesatura seppur labili. Nei presidi tutto questo non è avvenuto. In base a cosa si è scelto di mettere un EP o un D in un presidio piuttosto che in un altro? Non vogliamo mettere in dubbio le capacità di nessuno, ma dobbiamo staccarci dai nomi e ragionare sulla complessità. Sui presidi odierni rischiamo di finire come Arezzo: non funziona appieno e allora si smantella, magari fra un anno. Era assurdo almeno per i presìdi prevedere degli avvisi per l’attribuzione dell’incarico di responsabili?

Al contempo era assurdo prevedere la stessa cosa per i responsabili della didattica? Sulla didattica hanno pesato pesantemente le interferenze dei docenti e questo è inaccettabile. Non sanno minimamente come si organizza la nostra parte di lavoro sulla didattica, anzi contestano più volte la nostra volontà di far rispettare le norme, ma tutto questo non è interessato né al Professor Riccaboni né alla Direttrice Amministrativa Fabbro e al suo cerchio magico di consiglieri. La pesatura della didattica è stata rispettata? A noi sembra di no.

La difficoltà che avremo nel definire bene le competenze ed i procedimenti nelle varie strutture che nasceranno deriva anche da un ulteriore ragionamento che va fatto allargando lo sguardo ad un altro processo di riorganizzazione, quello dell’amministrazione centrale. Oltre un anno fa uscì il provvedimento di riorganizzazione delle strutture centrali, e ad oggi solo alcune divisioni sono state definite nella loro articolazione procedimentale. La definizione per altro solleva delle perplessità che gettano una brutta luce su quello che verrà fatto in periferia. Stiamo organizzando una pubblica amministrazione o tutelando le carriere di pochi?

Il più grande provvedimento di assegnazione di personale degli ultimi anni è stato fatto in tempi strettissimi pur essendo ben prevedibile e con metodi discutibili che non hanno tutelato minimamente la storia lavorativa di alcuni. Oltre ad interessarsi al nostro orario di lavoro il Professor Riccaboni e la Direttrice Amministrativa fabbro sanno minimamente cosa facciamo nelle strutture in cui lavoriamo? Chi li ha consigliati anche fra i nostri colleghi ha dimostrato di non avere idea di come sia articolata questa università.

C’è un’ultima categoria di colleghi che devono essere menzionati. Nella confusione voluta di assegnazioni tra strutture periferiche ci sono alcuni colleghi che sono stati trasferiti d’ufficio in amministrazione centrale. Tutto è successo senza che vi fosse un avviso pubblico di alcun genere. Le linee guida sulla mobilità tanto volute dalla nostra dimissionata Direttrice Amministrativa valgono o sono carta straccia?

altri comunicati sulla questione della riorganizzazione:

Il quizzone http://wp.me/pn9o0-fR

Dopo il quizzone … Altri giochi all’università http://wp.me/pn9o0-fU

La nostra università non conosce serenità http://wp.me/pn9o0-ge

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