Monthly Archives: agosto 2012

Leggere con cautela unito al calore estivo può far male

Come al solito nel periodo estivo chi dirige, così come chi governa il paese, decide di emanare provvedimenti importanti e articolati sperando che passino inosservati a causa delle ferie di molti. Anche molti di noi erano in ferie e i documenti da consultare non sono pochi.

In realtà, infatti, non ve n’è uno o due di provvedimenti, ma sono molteplici. Di seguito ve ne daremo conto rimandandovi a documenti più specifici.

ASSEGNAZIONE PERSONALE TECNICO E AMMINISTRATIVO

È di questi giorni la pubblicazione di due provvedimenti di assegnazione del personale tecnico e amministrativo alle nuove strutture dipartimentali, disp. 641, e ai presidi, disp. 642. Con questi due documenti vengono spostati non meno di 530 colleghi. La questione non è di facile analisi e cercheremo di fare il punto con un comunicato che trovate a questo link: http://wp.me/pn9o0-gr

comunicato opposizione assegnazione personale, la fretta fa fare brutti errori, a questo link: http://wp.me/pn9o0-gp

DEBITO ORARIO

Altra annosa questione è quella del debito orario che circa 240 colleghi hanno maturato verso l’Amministrazione. Chi si trovasse in questa situazione legga bene il comunicato a questo link: http://wp.me/pn9o0-gn

SALARIO ACCESSORIO

Molti sono presi da altre questioni e non danno il giusto peso a questo argomento, per incapacità o per non affrontare il passato che influisce sul nostro presente e futuro. Come USB ce ne siamo sempre occupati e continueremo a farlo. Siamo ormai alla farsa  si cerca con ogni mezzo di negare quello che prevedono le norme. Oggi diventa ancora più importante occuparsene perché vi sono già colleghi che sbracciano per accaparrarsi quel poco di accessorio che ci sarà. Ecco il punto a cui siamo giunti nel comunicato a questo link: http://wp.me/pn9o0-gj

TRASPARENZA SINDACALE

Negli ultimi mesi come USB abbiamo deciso di concentrare le nostre forze, dopo l’ottimo risultato avuto alle elezioni RSU, proprio nella costruzione di una RSU che facesse dell’unità sindacale un punto di forza. Abbiamo intrapreso, con i nostri limiti, la nostra inesperienza e i nostri errori, un percorso che finora nessuno ha mai tentato pur avendone in numeri: costruire un’azione sindacale vera e comune. Questo percorso si è diviso su due fronti: quello dell’intervento in contrattazione e quello della comunicazione.

Nelle sedute di contrattazione si è puntato su una interlocuzione il più possibile unitaria, in cui ci si sostiene, pur nella differenza, il più possibile. Noi abbiamo sempre cercato di unire le posizioni, proponendo analisi e documenti che abbiamo reso comuni senza rivendicarne la maternità, ma per dare un contributo fattivo.

La rarefazione dei nostri comunicati come sigla dipende da questo, abbiamo voluto cercare di riportare il più possibile anche le comunicazioni verso tutte/i all’interno di un percorso unitario, proprio per mezzo della RSU. Ovviamente questo presuppone tempi più lunghi e compromessi sui testi, ma abbiamo accettato la sfida. Era giusto scrivere e chiarire alcuni passaggi che forse non sono risultati chiari.

Non ci interessa alimentare una polemica puerile su chi ulula o bela o chi si sente solo e unico, reputiamo un triste e maldestro ruzzolone quello dei nostri “cugini”. Adombrare poi occulte motivazioni sul nostro silenzio, silenzio?!, è divertente, basta leggere il nostro sito, tutti i comunicati, e poi anche i provvedimenti. Si dovrebbe riflettere anche sul chiasso vuoto e senza contenuto. Questo tentativo di screditare la USB insieme alle altre sigle è funzionale solo ed unicamente al Professor Riccaboni ed alla dimissionata Dottoressa Fabbro vista la gravità degli argomenti di cui sopra.

Loro hanno dimostrato di rappresentare il nostro fondo. Dopo Focardi, Miccolis e Barretta pensavamo di non poter avere di peggio, ma per certi versi ci siamo sbagliati. Salario accessorio, CEL, riorganizzazione e AOUS, dove hanno messo mano hanno generato disagi, stress e conflitto.

USB Università di Siena

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assegnazione o tratta degli schiavi?

L’assegnazione del personale tecnico e amministrativo alle nuove strutture dipartimentali o ai presidi è una questione che discende dall’applicazione del nuovo Statuto. I due provvedimenti pubblicati assegnano circa 540 colleghi.

Cerchiamo di entrare nel dettaglio dei provvedimenti in questione. Nei due testi pubblicati vi sono evidenti contraddizioni ed inesattezze. Primo fra il provvedimento n. 641 sui dipartimenti  e n. 642 sui presidi, si parla di 8 presidi citando quello di Arezzo, ma poi nell’assegnazione del personale questo non risulta esistere e anzi nasce una nuova struttura unica e non elencata fra quelle definite che sono i servizi generali di Arezzo.

Nella seduta del 18 luglio la Direttrice Amministrativa aveva chiarito che essendoci un solo dipartimento ad Arezzo non aveva senso parlare di presidio, ma era più corretto parlare di servizi generali che coprono quella parte di servizi che sarebbero di pertinenza dell’Amministrazione centrale che per una questione territoriale non sono gestibili direttamente da Siena. Si può concordare con questa visione, certo è però che da fiore all’occhiello di una sperimentazione organizzativa quale era stato il polo di Arezzo l’anno scorso oggi questo è diventato un esempio di rottamazione confusa e imbarazzante.

Due mesi fa in seduta sindacale la Direttrice Amministrativa aveva accettato la proposta che il personale che lavora nelle biblioteche di Arezzo fosse di nuovo assegnato al sistema Bibliotecario d’Ateneo, e quindi tolto dal Polo unico di Arezzo. Ad oggi questo non è successo e anzi quei colleghi sono ancora assegnati al polo unico che però dopo i due provvedimenti in questione non esiste più. Anzi leggendo bene il provvedimento sui dipartimenti di fatto si capisce che la biblioteca di Lettere di Arezzo è passata dal polo unico al dipartimento, ma il sistema bibliotecario d’Ateneo con dignità statutaria dov’è? Questo è il primo gruppo di colleghi che viene dimenticato, o meglio lasciato in un purgatorio. Ad Arezzo vi sono poi una collega che scompare del tutto è non è né nei servizi generali né nel dipartimento, dubbi si riscontrano anche sulla tenuta del rispetto della professionalità di altre colleghe. Insomma Arezzo è un verso triangolo delle Bermuda.

Scompare la figura del vice segretario o meglio non appare come del resto non era mai apparsa ufficialmente, ma forse è solo un nostro fraintendimento nostro e apparirà al momento opportuno.

Sulle segreterie amministrative sono state fatte le scoperte più interessanti. Infatti, la Direttrice Amministrativa ha chiarito che i criteri di pesatura dei Dipartimenti elencati sono stati presi in considerazione, ma poi piegati ad altre esigenze, quali? Non si sa, discrezionalità della Direttrice Amministrativa. Non mettiamo in discussione i nomi, ma il numero di unità delle segreterie. E ancora perché non è stata privilegiata la continuità?

Il personale tecnico e amministrativo assegnato ai dipartimenti in massima parte resta dov’è, ma vi sono casi di spostamenti legati palesemente all’intervento di docenti, capofila di gruppi di ricerca. Ora non contestiamo che questo possa essere stato un criterio di assegnazione, solo non comprendiamo perché ad alcuni è stato permesso e ad altri no.

Certo è che vi sono stati colleghi che senza alcuna tutela di tipo docente sono stati spostati da un dipartimento ad un presidio senza tenere conto della loro storia professionale, ma guardando invece alla mera categoria contrattuale. Con questo comportamento la Direttrice Amministrativa e chi l’ha aiutata ha umiliato colleghi che hanno una storia di carriera contrattuale diversa da quella professionale. Si ha un bel dire che le persone possono aspirare a crescere.

La verità è che questi due provvedimenti sono parziali per non dire di peggio e danno un brutto segnale su come funziona questa pubblica Amministrazione. Con questo non facciamo riferimento alle persone ma alla divisione delle competenze. C’è troppa confusione.

La cosa che desta più preoccupazione è su come verranno organizzati i presidi. Chi come tecnico è rimasto nei dipartimenti, che sia quello “A” o quello “B”, farà probabilmente sempre il suo lavoro, ma nei presidi si rischia di vedere nascere delle incongruenze spiacevoli. Basta guardare solamente la scelta dei responsabili. In teoria nei dipartimenti certe scelte sono state fatte secondo criteri di pesatura seppur labili. Nei presidi tutto questo non è avvenuto. In base a cosa si è scelto di mettere un EP o un D in un presidio piuttosto che in un altro? Non vogliamo mettere in dubbio le capacità di nessuno, ma dobbiamo staccarci dai nomi e ragionare sulla complessità. Sui presidi odierni rischiamo di finire come Arezzo: non funziona appieno e allora si smantella, magari fra un anno. Era assurdo almeno per i presìdi prevedere degli avvisi per l’attribuzione dell’incarico di responsabili?

Al contempo era assurdo prevedere la stessa cosa per i responsabili della didattica? Sulla didattica hanno pesato pesantemente le interferenze dei docenti e questo è inaccettabile. Non sanno minimamente come si organizza la nostra parte di lavoro sulla didattica, anzi contestano più volte la nostra volontà di far rispettare le norme, ma tutto questo non è interessato né al Professor Riccaboni né alla Direttrice Amministrativa Fabbro e al suo cerchio magico di consiglieri. La pesatura della didattica è stata rispettata? A noi sembra di no.

La difficoltà che avremo nel definire bene le competenze ed i procedimenti nelle varie strutture che nasceranno deriva anche da un ulteriore ragionamento che va fatto allargando lo sguardo ad un altro processo di riorganizzazione, quello dell’amministrazione centrale. Oltre un anno fa uscì il provvedimento di riorganizzazione delle strutture centrali, e ad oggi solo alcune divisioni sono state definite nella loro articolazione procedimentale. La definizione per altro solleva delle perplessità che gettano una brutta luce su quello che verrà fatto in periferia. Stiamo organizzando una pubblica amministrazione o tutelando le carriere di pochi?

Il più grande provvedimento di assegnazione di personale degli ultimi anni è stato fatto in tempi strettissimi pur essendo ben prevedibile e con metodi discutibili che non hanno tutelato minimamente la storia lavorativa di alcuni. Oltre ad interessarsi al nostro orario di lavoro il Professor Riccaboni e la Direttrice Amministrativa fabbro sanno minimamente cosa facciamo nelle strutture in cui lavoriamo? Chi li ha consigliati anche fra i nostri colleghi ha dimostrato di non avere idea di come sia articolata questa università.

C’è un’ultima categoria di colleghi che devono essere menzionati. Nella confusione voluta di assegnazioni tra strutture periferiche ci sono alcuni colleghi che sono stati trasferiti d’ufficio in amministrazione centrale. Tutto è successo senza che vi fosse un avviso pubblico di alcun genere. Le linee guida sulla mobilità tanto volute dalla nostra dimissionata Direttrice Amministrativa valgono o sono carta straccia?

altri comunicati sulla questione della riorganizzazione:

Il quizzone http://wp.me/pn9o0-fR

Dopo il quizzone … Altri giochi all’università http://wp.me/pn9o0-fU

La nostra università non conosce serenità http://wp.me/pn9o0-ge

La fretta fa fare brutti errori

Dispiace, ma alle volte si devono evidenziare gli errori del prossimo per cercare di porvi rimedio, poi ognuno valuterà le conseguenze delle proprie azioni.

Concordiamo con chi ha invitato i colleghi ad appellarsi alle regole sulla mobilità interna avverso le assegnazioni operate con i provvedimenti n. 641 e n. 642. Il punto importante è però che si debbono citare i documenti giusti altrimenti si espongono i colleghi ad inutili imprecisioni. Noi ce ne siamo accorti solo ora.

A questo link trovate il regolamento in vigore sulla mobilità in questo Ateneo:

https://rdbcubuniversitasiena.wordpress.com/contrattazione-locale/nuovo-reg-mobilita/

Come vedete è diverso da quello presente sul sito d’Ateneo, forse nello spostamento dei file delle pagine dal vecchio al nuovo portale al CINECA a Bologna hanno sbagliato qualcosa, ma cosa più grave è che qualcuno qui da noi a Siena non se n’è accorto.

Il punto 7 delle linee guida è quello che dobbiamo utilizzare per presentare opposizione all’assegnazione.

Crediamo però che si debba evidenziare un problema che porteremo insieme alla RSU e alle OO.SS. al tavolo sindacale di oggi pomeriggio. È possibile che i centinaia di colleghi interessati dai due provvedimenti debbano esserne informati da una mail in cui tramite link si accede al testo che lo riguarda? Secondo la nostra Amministrazione dovremmo scorrere i due provvedimenti cercando il nostro nominativo, follia!

Non esisterà alcun provvedimento individuale, ma a questo punto si apre un problema interpretativo del punto 7 delle linee guida

Mobilità d’ufficio.

Il Direttore Amministrativo, sentiti l’interessato e il responsabile della struttura, può procedere a mobilità d’ufficio, salvaguardando le competenze e la professionalità acquisita, attraverso l’attribuzione di compiti, incarichi e ruoli coerenti con la categoria di appartenenza. Nel rispetto della normativa vigente, particolare attenzione sarà riservata alla tutela dei dipendenti diversamente abili e dei loro familiari.

La mobilità d’ufficio potrà avere luogo in relazione a:

  1. Esigenze collegate al verificarsi di eventi e situazioni che pregiudichino il buon andamento e la funzionalità dei servizi;
  2. Esigenze di riequilibrio nell’assegnazione delle risorse umane a disposizione delle diverse strutture di Ateneo;
  3. Riassetto nell’organizzazione, anche in relazione agli obiettivi strategici dell’Università e agli obiettivi di risanamento finanziario;
  4. Progetti di innovazione organizzativa e tecnologica;
  5. Miglioramento della qualità dei servizi;
  6. Selezione interna relativa a procedure di mobilità a domanda rimasta senza esito;
  7. Esigenze temporanee derivanti da situazioni eccezionali ed imprevedibili;
  8. Sostituzione di persone assenti in base a istituti previsti dal CCNL e dalla normativa vigente il cui periodo di assenza sia quantificabile.

[…]

Avverso il trasferimento d’ufficio è data facoltà all’interessato, direttamente o per il tramite  delle organizzazioni sindacali, di presentare entro 5 giorni dal ricevimento dell’atto di assegnazione, osservazioni scritte al Direttore Amministrativo che, valutata la fondatezza delle motivazioni addotte, si esprimerà a sua volta entro 5 giorni.

Si intendono 5 giorni lavorativi

Di fatto l’atto di assegnazione era visibile il 26 luglio sul sito d’Ateneo, ma l’Amministrazione non ha alcuna prova del ricevimento dello stesso da parte dei diretti interessati. Se viene traferito d’ufficio un collega l’Amministrazione manda la comunicazione al diretto interessato, lo stesso dovrebbe valere 500 colleghi, non è che col numero si perda l’obbligo della ufficialità della comunicazione. Cambierà il responsabile a cui dobbiamo rivolgerci per qualsiasi adempimento sull’orario di lavoro, sulle procedure, ecc., on si può dare per scontato che tutti ne siano a conoscenza.

Chi era in ferie, malattia, maternità, ecc., a nostro avviso può, attestando l’assenza, far partire il termine di 5 giorni dal momento del rientro in servizio.

Vi è poi la questione della mancata pubblicazione online, quindi accessibile a tutti, delle linee guida sulla mobilità. Questa “svista” non ha messo nelle condizioni i colleghi di avvalersi dei loro diritti di opposizione.

Nella vecchia versione si parlava di sospensione del provvedimento, ora solo di osservazioni. Per riuscire a far accettare all’epoca della firma questa frase ci sono volute aspre discussioni. La Direttrice Amministrativa non voleva accettare nulla, come al solito. Comunque resta l’obbligo di rispondere ad ogni singolo collega che presenterà osservazioni. Invitiamo tutti coloro che presenteranno delle osservazioni di mandarle per mail almeno alla rsu, se non a tutte le sigle sindacali. L’unico modo per aiutarvi è essere informati.

Debito di orario contro debito di trasparenza

Molti ricorderanno che nel novembre 2011 durante una seduta di informazione sindacale si affrontò la questione del debito orario di molti colleghi (a questo link il testo che inviammo: https://rdbcubuniversitasiena.files.wordpress.com/2011/05/debito-e-credito-orario-e-disavanzo-organizzativo-strutturale.pdf ), ora a distanza di quasi un anno ne dobbiamo parlare di nuovo perché la nostra Amministrazione non vuole proprio imparare come si affrontano le questioni. Non vogliamo entrare nella questione con un’analisi fatta già l’anno scorso ma essere pratici.

Nella seduta di informazione sindacale del 18 luglio ci è stato confermato che ai colleghi in debito di ore verranno decurtate dallo stipendio di settembre e se serve anche nei mesi successivi le somme corrispondenti al numero di ore di debito. L’iter di questo provvedimento è avvenuto con comunicazioni superficiali e poco chiare da parte della Direzione Amministrativa.

Si parla di un numero di colleghi non elevato che hanno un numero di ore che varia tra meno di 50 e più di 50 ore di debito. Chi si trovasse nella condizione sopra definita avrà ricevuto una lettera in cui si viene informati del debito e poi un’altra in cui viene definita l’entità della decurtazione dallo stipendio di settembre.

In nessuna di queste lettere viene scritto chiaramente che si può contestare il provvedimento e a chi presentare una eventuale contestazione. Invitiamo tutti coloro che hanno ricevuto le lettere di raccogliere ogni documento che possa provare gli eventuali errori commessi dall’Amministrazione nel conteggio delle ore di debito e la correttezza della propria posizione. Facendo un controllo con alcuni colleghi abbiamo riscontrato errori gravi, come il mancato conteggio di permessi per legge 104, ecc.

Dovete raccogliere ed inviare i documenti entro il mese di agosto. Ovviamente vi invitiamo a presentare documenti che abbiano carattere di ufficialità.

I documenti dovrete spedirli ai nominativi di seguito riportati in quanto responsabili del procedimento: Dott.ssa de Rosas, Responsabile della Divisione personale tecnico e amministrativo, servizio sanitario e pensioni,e Sig.a Guerrini Responsabile dell’Ufficio stipendi e trattamenti economici. A maggior tutela se volete potrete inviarli per posta elettronica anche ai seguenti indirizzi sindacali: usbpubblicoimpiego@unisi.it e rsu-siena@unisi.it

Nei prossimi giorni vi invieremo, inoltre, i riferimenti normativi precisi che non permettono all’Amministrazione di decurtare lo stipendio senza il vostro consenso e senza concordare l’entità della decurtazione.

Reputiamo assurdo che la Direzione Amministrativa abbia deciso di muoversi con tale sollecita durezza nei confronti dei suoi dipendenti, ma non abbia ancora mosso una contestazione nei confronti dei responsabili delle strutture che hanno palesemente mancato ad un loro obbligo, in quanto dipendenti pubblici, di controllo del rispetto dell’orario di lavoro. Non vorremmo che ci fossero due pesi e due misure di trattamento magari a causa del differente inquadramento giuridico chi contrattualizzato e chi no.

La Direzione Amministrativa non può giustificare la poca trasparenza e chiarezza del provvedimento con il fatto che sta ottemperando ad un obbligo di legge per l’Amministrazione e per il dipendente. Se qualcuno ha sbagliato non si corregge l’errore con il piglio autoritario, ma con il riferimento preciso alle norme e ai diritti di difesa oltre che all’applicazione dell’obbligo di recupero.

Salario accessorio: una storia infinita per volontà politica

Sul salario accessorio di questo Ateneo ormai l’attenzione si sta spostando a Roma, sia per il coinvolgimento del MEF che ha prodotto sulla questione oltre 4 documenti, sia per il doveroso intervento che l’esecutivo nazionale pubblico impiego della USB sta predisponendo. Confidiamo che anche le altre OO.SS. facciano altrettanto cercando una interlocuzione politica col Ministero e l’ARAN visto che a Siena non esiste alcun tipo di confronto politico. Dovremo lavorare sui due fronti locale e romano.

Stiamo discutendo sulla base dei documenti inviati dal MEF di alcuni aspetti, in parte molto tecnici. Vogliamo però soffermarci sulla questione del pagamento del salario accessorio per il 2011. Ad oggi sappiamo che la dimissionata Direttrice Amministrativa Fabbro ci ha presentato la seguente offensiva proposta: fondo 2011 € 1.365.772,97 recupero della somma di € 1.241.582,17 e pagamento di indennità per il valore di € 124.190,80!! Meno del 10% in pagamento!

Abbiamo portato insieme alla RSU e alle altre OO.SS. al tavolo una proposta chiara basata su decreti legislativi e CCNL che permette di pagare quanto dovuto ad ognuno di noi.

Il contratto integrativo vigente nel 2010 è ultrattivo anche per l’anno 2011 nonostante la previsione dell’art. 65 della legge 150/2009 che prevedeva la inapplicabilità dopo il 31.12.2010 . Sosteniamo questa tesi in base al D.Lgs n. 141 /2011. L’interpretazione che viene data del decreto n. 141 da parte dell’ARAN è chiara:

“Con l’art.5, comma 1, del d.lgs. n. 141/2011 si chiarisce definitivamente che l’ultrattività dei contratti collettivi integrativi, prevista dall’art.65, comma 2, del d.lgs. n. 150/2009, opera solo nei confronti di quelli già “vigenti” al 15.11.2009, data di entrata in vigore del suddetto decreto. Conseguentemente, i contratti collettivi integrativi successivi alla predetta data dovevano e devono essere stipulati nel rispetto delle disposizioni contenute nel medesimo decreto legislativo, da ritenersi immediatamente efficaci, comprese le norme che prevedono la sostituzione automatica delle clausole contrattuali nulle, quelle di azione che attribuiscono poteri alla pubblica amministrazione nonché quelle che impongono ai medesimi contratti collettivi un contenuto obbligatorio.”

[http://www.aranagenzia.it/araninforma/index.php/ottobre-2011/47-focus/148-le-novita-del-dlgs-n-1412011-in-materia-di-contrattazione-] l’ARAN è l’agenzia del governo che si occupa di contrattazione al livello nazionale.

L’Amministrazione ci ha presentato come approfondimento giuridico contro l’interpretazione dell’ARAN da noi riportata: una sentenza del gennaio 2010 della Corte dei Conti, precedente la pubblicazione del decreto 141/2011, e due articoli di riviste giuridiche, di cui uno scritto dal delegato del Rettore dell’Università di Palermo alle relazioni sindacali e l’altro precedente la pubblicazione del decreto 141/2011. Serietà?

La nostra interpretazione del concetto di ultrattività dei CCI vigenti alla data dell’entrata in vigore del d.lgs 150/2009, è che questa sia riferito alla ultrattività rispetto alla data prevista di disapplicazione dei CCI prevista al 31.12.2010 . Non si comprende come mai l’ARAN parli di regime di ultrattività se rimane ferma la data di disapplicazione dei CCI al 31.12.2010. Sarebbe un controsenso che viene fugato anche dal fatto che il D.Lgs 141/2011 è stato emanato nel settembre 2011, nove mesi dopo quella data fatidica di disapplicazione dei CCI. Quindi se non si intendesse la ultrattività come superamento di quel limite temporale di fatto cosa chiarirebbe l’art 5 comma 1 del D.Lgs 141/2011? Nulla

Messa da parte la questione della ultrattività andiamo a vedere però quali sono le voci che la dimissionata Direttrice Amministrativa Fabbro intende con la sua proposta offensiva pagare: indennità di turno (biblioteche e Pontignano), indennità di servizio notturno e festivo, rischio chimico e rischio per periti settore.

Vengono dimenticate alcune previsioni del CCNL: indennità art. 88 lettera f, da noi conosciuta come indennità ex art. 41 stabile, indennità di responsabilità e funzione specialistica previste dall’art. 91 commi 1 e 3.

Esiste poi un ulteriore richiamo importante al CCNL e cioè l’art 91 comma 8: Le indennità di cui ai precedenti commi cessano di essere corrisposte qualora i dipendenti non siano più adibiti alle posizioni organizzative e alle funzioni specialistiche e di responsabilità di cui ai commi 1 e 3.

Essendo tutti ancora adibiti a quelle posizioni e funzioni dobbiamo essere ancora retribuiti per l’anno 2011 già lavorato. La dimissionata Direttrice Amministrativa Fabbro non ha revocato nulla e pertanto è costretta a pagare. La questione non è di poco conto perché quando è stata sostenuta in seduta sindacale la dottoressa Fabbro ha perso le staffe, forse che questa piccola svista la renda responsabile di qualcosa?

Rivendichiamo il diritto di essere retribuiti per intero, sottolineiamo l’obbligo per la dimissionata Direttrice Amministrativa di rispettare le norme e soprattutto il CCNL. Ci viene ripetuto che ora siamo nella stagione delle regole, benissimo e allora applichiamo le regole!

Ultima farsa, suggerita da un dirigente del MEF, è quella della inapplicabilità del Contratto integrativo, vigente nel 2010, perché era basato su di un fondo sovradeterminato. Primo, il Contratto integrativo regola la parte normativa e non entra nel merito della parte economica di competenza dell’Amministrazione. Secondo, abbiamo speso nel 2010 poco più di quanto previsto dal fondo.

Affronteremo poi con un documento specifico la questione del conteggio di quanto speso in più dal 2000 al 2009 sia per i B-C-D sia per gli EP. Due puntualizzazioni: non si capisce come si possa ricostruire lo speso per i B-C-D dal 2000 al 2009 e per gli EP solo dal 2005 al 2009; non si comprende come mai per quanto riguarda lo speso 2010 l’Amministrazione abbia fornito alla parte sindacale una somma e al MEF un’altra. Perseveriamo negli stessi errori del passato?

La chicca, la ciliegina sulla torta, è quella sulla prescrizione delle somme erogate in più. Ci era stato detto che la prescrizione era decennale. Quindi tutto quello che avevamo speso in più prima dell’ ottobre 2000 era prescritto, circa € 365.000 . I dieci anni vanno calcolati dalla data di trasmissione della relazione del MEF che è dell’ottobre 2010. Beh pare da un approfondimento giuridico (!) fatto dalla dimissionata Direttrice Amministrativa Fabbro che la prescrizione non si applichi per la nostra fattispecie!

Cioè, in un paese in cui va in prescrizione tutto, dall’omicidio al furto, solo le stragi ed il nostro salario accessorio vengono esclusi, ma fateci il piacere!! Il senso del ridicolo non abita in banchi di sotto.

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