LA NOSTRA UNIVERSITA’ NON CONOSCE SERENITA’

La nostra università non conosce serenità.

Lo abbiamo scritto già innumerevoli volte ma non riusciamo mai a mutare quella che sembra diventata una costante. Alla questione del salario accessorio si è sommata per molti di noi, se non tutti, la questione del nuovo assetto organizzativo dell’Ateneo. 536 colleghi del personale tecnico e amministrativo sono stati investiti direttamente, nell’ultimo mese, dalla quesitone della nuova dipartimentalizzazione. Di fatto, però, tutti siamo, chi per un verso chi per un altro, legati dalle scelte che stanno maturando in queste settimane.

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo.

Un mese fa il Rettore e la Direttrice Amministrativa hanno dichiarato in seduta di informazione sindacale che dovendo formare i consigli dei nuovi dipartimenti prima della pausa estiva si doveva accelerare sull’assegnazione del personale agli stessi. Come USB insieme alla RSU e alle altre OO.SS. abbiamo contestato la scelta di fare tutto così in fretta, ma abbiamo responsabilmente partecipato ai tavoli avanzando molte proposte di miglioramento della confusa organizzazione che ci veniva proposta. In due settimane siamo riusciti a far passare alcune di queste proposte.

La parte sindacale al tavolo è riuscita a bloccare l’inclusione nei presidi della biblioteche rivendicando non solo la dignità statutaria del sistema bibliotecario, ma anche la sua funzione e il modo di esprimersi di questa funzione attraverso un sistema coordinato. Tanto ci sarà da fare sul nuovo assetto organizzativo dello SBA e come USB saremo propositivi come sempre.

È stata rivendicata maggiore chiarezza sulla natura dei presidi stessi, sottolineando come non si possano importare modelli esterni che sono tarati su realtà molto più estese. Come USB non abbiamo ancora espresso in modo organico tutte le nostre perplessità sui presidi, ma lo faremo quando si andrà a vedere come si intende organizzarli. Certo è che l’esperienza maturata ad Arezzo ci ha aiutato a vedere i limiti di certe scelte e di come non si debba più cascare negli stessi errori del recente passato.

La parte sindacale è riuscita a dimostrare tutti i limiti di una impostazione poco approfondita dell’organizzazione delle segreterie studenti all’interno dei dipartimenti, ottenendo dei correttivi. La parola fine però sulla didattica a 360 gradi non è ancora stata scritta. Ci sono ancora molti aspetti che andranno discussi, soprattutto l’organizzazione pratica dei servizi di didattica verso il ministero, verso gli studenti nei corsi di primo e secondo livello e nel post laurea e specializzazione.

È stata chiarita la funzione della segreteria amministrativa dei dipartimenti, anche se questo ha suscitato malumori fra alcuni docenti. La segreteria amministrativa svolge una funzione amministrativo contabile all’interno del Dipartimento come estensione dall’Amministrazione centrale, e, quindi, in modo autonomo rispetto al Dipartimento stesso.

Vi sono tanti altri aspetti dell’organizzazione e dell’assetto che potremmo delineare, ma ci limitiamo solo ad un ultimo, perché ha rappresentato una “sconfitta”. Non siamo riusciti a far passare, senza che questo abbia alcun risvolto pratico, ma con valore semantico certamente si; il principio della funzione di collaborazione del personale tecnico nei dipartimenti alla ricerca e alla didattica e non di solo e mero supporto.

Ancora ci sarebbe stato molto da fare ma stando alla calendarizzazione fornita dal Rettore non si potevano fare altri incontri. Il 26 giugno u.s. doveva essere assegnato tutto il personale che andava a formare i nuovi dipartimenti, oppure che andava dare vita e gambe ai presidi. Tutto era pronto per il CdA del 25.

Abbiamo però saputo il 26 stesso che tutto era slittato a ottobre. Le motivazioni non ci interessano in questa sede, ma vogliamo sperare che la spiegazione data sia l’unica, cioè: non si è trovato un accordo su di una soluzione ponte per i rappresentanti degli studenti nei consigli di dipartimento.

È importante prestare attenzione alle date. Il 25 giugno in CdA era di fatto tutto pronto, quindi nel poco tempo a disposizione, meno di un mese, la Direttrice Amministrativa e i suoi collaboratori avevano assegnato 536 colleghi.

Arrivati a questo punto vediamo l’altra faccia della medaglia. Finora abbiamo affrontato le questioni teorico-pratiche di un assetto organizzativo. L’altra faccia è quella del metodo con cui si assegnano le persone, i 536 colleghi, a quelle strutture che si sono teorizzate.

Apriamo un capitolo controverso, ma dobbiamo cercare di mettere in chiaro dei passaggi su cui riflettere. Abbiamo assistito all’uso di metodi di ricognizione delle competenze, il quizzone, teoricamente validi, ma in pratica inutili. Non si può fare in venti giorni quello che richiede almeno sei mesi di lavoro in un’amministrazione normale. Farlo in venti giorni vuol dire prendersi gioco di chi viene sottoposto alla metodologia, ma anche di chi ha lavorato per cercare di adattarla.

Nelle ultime settimane poi, abbiamo assistito alla decisione assunta da parte della Direttrice Amministrativa di chiamare a colloquio un numero molto elevato di colleghi. Esistono due tipi di colloqui: conoscitivo e informativo. Il primo serve per capire cosa vorrebbe fare un collega, l’altro serve per informare un collega di quello che l’Amministrazione vorrebbe che lui facesse nel nuovo assetto organizzativo.

Se questi colloqui fossero serviti solo per scegliere colleghi validi non ci sarebbe nulla da ridire. La verità però è che nella grande confusione generata dall’assegnazione dei 536 colleghi ai nuovi dipartimenti è successo qualcosa di diverso. La Direttrice Amministrativa ha deciso di trasferire alcuni di questi colleghi verso uffici dell’amministrazione centrale. Ora, se possiamo non tenere conto delle linee di indirizzo sulla mobilità nel momento dell’assegnazione ai nuovi dipartimenti, perché applicazione di quanto previsto dal nuovo Statuto, non possiamo non tenere conto delle stesse linee di indirizzo per il trasferimento di colleghi verso uffici centrali che nulla hanno a che fare con la nuova organizzazione post Statuto. Come mai non sono stati fatti avvisi pubblici per la copertura di alcuni posti presso uffici centrali?

Come mai la direttrice Amministrativa dal gennaio 2011 ha autorizzato 15 trasferimenti d’ufficio pur avendo sempre negato di averlo fatto? Se questi trasferimenti non sono di natura punitiva o di natura dubbia perché non ammetterli al momento della loro esecutività?

Tutto questo è inaccettabile!

Fatto ancora più grave è che, nel momento in cui si assegnavano i colleghi alle segreterie amministrative, con vari colloqui avvenuti due settimane fa, nulla appariva più precario del loro destino. Infatti, la Direzione Amministrativa pur avendo assunto alcune decisioni è stata messa in difficoltà dall’intervento di pochi docenti. In tutti i documenti riferiti alla nuova organizzazione si fa chiaro riferimento al fatto che la segreteria amministrativa è autonoma dal Dipartimento, ma ancora prima che nascano gli stessi, già interessi altri  premono per ottenere non si sa bene quale favore avendo una segretaria oppure un’altra. Viene da chiedersi quale reale interesse vi sia verso la segreteria se suscita tanto movimento da una parte e dall’altra.

Tutto questo dimostra solo la debolezza della Direzione Amministrativa!

Quando parliamo di segreteria amministrativa non si può però pensare solo ai segretari, ma una riflessione va rivolta a chi collabora con i segretari. Nel movimento centrifugo causato dalla assegnazione alle nuove segreterie dei loro responsabili chi ne ha fatto le spese sono i collaboratori. A nulla è valso il ragionamento che: squadra che funziona non si cambia. Anzi, sembra sia stato fatto proprio il contrario, pur trattandosi di uno degli uffici più delicati, dopo la ragioneria, per tutta la trasformazione che avverrà, da qui a fine anno a livello amministrativo contabile. Come dei pacchetti i collaboratori sono stati spostati da una parte all’altra senza apparente logica, quanto meno poco apparente anche a loro stessi al momento dei colloqui, per chi l’ha avuto.

Sulle segreterie amministrative vi è poi da fare un ultimo ragionamento sulla pesatura delle stesse in relazione ai nuovi dipartimenti che si vanno a creare. Com’è possibile che dall’aggregazione di più dipartimenti e sezioni si generino segreterie che hanno un numero di amministrativi assegnati pari ad un dipartimento prima della sua aggregazione?

Tutta questa poca chiarezza determina solo un forte indebolimento della solidarietà e vicinanza fra di noi. Aumenta l’individualismo e il senso e la pretesa di tutela solo per sé stessi. Questo favorisce il sorgere, di nuovo, di una richiesta di sindacato clientelare, o dell’offerta di una tutela clientelare. Chissà che questo non sia l’intento della direzione Amministrativa? Avere un sindacato clientelare, quindi ricattabile, nel momento in cui viene chiesto allo stesso da parte del personale di essere realmente rappresentativo giova solo alla direzione Amministrativa.

Abbiamo dimostrato in questi ultimi anni di non volere più quel genere di tutela e allora contro chi sfrutta le nostre debolezze e paure la risposta non può che essere una sola: rispedire al mittente il tentativo di divederci e metterci gli uni contro gli altri e rivendicare le soluzioni, e il diritto alla giusta assegnazione, per tutti.

Come mai nessuno ha chiesto la riapertura di una serie di ragionamenti sull’assegnazione del personale, visto che tutto è slittato a ottobre?

Come mai si aumentano inutili dubbi in merito alle scelte dell’Amministrazione senza porre in evidenza le richieste che si vorrebbero in alternativa?

Noi chiediamo:

la sospensione dell’assegnazione, stante lo slittamento della nascita dei nuovi dipartimenti;

un nuovo confronto sui criteri di assegnazione del personale alle nuove strutture;

chiediamo che fra questi criteri vi sia la priorità verso la riconferma, seppur in nuove strutture, dei gruppi precedenti che hanno lavorato bene. In questo momento di grandissimo cambiamento spostare anche le persone solo perché si crede nella necessità che le persone si mettano in gioco rischia solo di generare maggiore confusione. Avremo tempo per metterci in gioco, ora, dobbiamo garantire la funzionalità della pubblica amministrazione;

chiediamo a tutti coloro che reputano di essere oggetto di un trattamento ingiusto di rivolgersi a chi li può tutelare insieme ai propri colleghi e non come singoli. L’aver scoperto che tanti trasferimenti d’ufficio non ci sono stati segnalati anche dagli stessi colleghi oggetto dei provvedimenti stessi ci spinge a pretendere con maggiore forza il rispetto per la dignità di sé stessi come lavoratori pubblici, rivolgetevi al sindacato!

chiediamo quale sarà il futuro del centro linguistico d’Ateneo; nel momento in cui si parla tanto di internazionalizzazione dove finirà la struttura che tanto ha contribuito ai livelli cui siamo giunti?

chiediamo che la nuova organizzazione del sistema bibliotecario sia condivisa con noi e non cali sulla  testa a chi vi lavora come una imposizione;

chiediamo che vengano condivise le pesature dei dipartimenti per ragionare sul numero di amministrativi da assegnarvi;

chiediamo che per tutti i trasferimenti e le assegnazioni vengano applicate le linee guida sulla mobilità;

chiediamo che vengano emessi avvisi pubblici per la copertura di posti vacanti. Il monitoraggio richiesto sulla mobilità ora deve produrre una programmazione delle necessità dei prossimi mesi strettamente collegata con la fase di forte riorganizzazione in atto.

USB Pubblico Impiego

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