I TRAMEZZI

I TRAMEZZI

Poco più di un anno fa abbiamo mandato un comunicato che molti ricorderanno: le sedie (http://wp.me/pn9o0-6R ). Si parlava di organizzazione del lavoro e di fantasia. Vogliamo tornare sulla questione per fare una valutazione di cosa si è fatto e cosa si sta facendo.

Dopo la grande riuscita del gioco delle sedie, svoltosi nel primo semestre del 2011, vi sono molte novità di cui vogliamo rendervi partecipi. I giochi, da quest’anno, si chiamano quasi sempre corsi o bandi e avvisi.

Per una città come la nostra che nel basket va assai forte, non poteva mancare un interessante proposta che ci ha fatto sentire tutti un po’ più alti e bravi. Nel cesto per adesso sono finiti solo 300 colleghi.  Da quest’anno, però, sono ammessi a partecipare tutti gli altri, persino i convenzionati con l’Azienda Ospedaliera ai quali finora sono stati riservati solo giochi e scherzi pesanti.

Nel 2011 si è giocato con ogni mezzo necessario, ma comunque gratis… uno stereo e una cassetta per il gioco delle sedie ci si poteva permettere! Dal 2012, invece, i giochi sono cambiati e costano cari. Per il gioco del cesto si spendono somme ingenti: a fine 2011, tutto sommato, la spesa non è stata rilevantissima,  tenuto conto che, almeno in parte, è stata coperta da una donazione della Direttrice Amministrativa in persona.  Ma quest’anno come si pagherà?

Per diversificare i giochi e distrarre tutti quanti, dando la sensazione che ci siano mille possibilità di divertimento, si sono introdotti gli interventi esterni. Le cose si fanno sempre più complesse e articolate. Il gioco del project manager ne è un esempio e chissà quanti altri arriveranno nel corso dell’anno. Si gioca al buio, senza sapere con quali sbocchi o finalità.

Il bando di mobilità per il portale d’Ateneo è un altro esempio di competizione agonistica proposta dall’Amministrazione. Coadiuvati da manager esterni, ci dà l’impressione concorrere per qualcosa di grosso, di partecipare in prima persona al “grande” cambiamento. Finalità e regole del gioco sono sconosciute. Non si sa neppure dove si giocherà né sotto quale responsabile o con quali colleghi. L’importante è giocare e non farsi domande, non pensare.

Del resto, la storia ce lo insegna, in tempi difficili, il “gioco”, come diversivo, diventa spesso strategia di governo. Tutto è finalizzato a distrarre ed offuscare le menti affinché non vedano i problemi reali.

La distribuzione delle sedie è avvenuta nel 2011, una parte della “riorganizzazione” è stata terminata. In realtà qualcosa cambia sempre ai vertici delle divisioni: ogni tanto qualcuno viene spostato con relativo trasloco di stanza. Già … i traslochi e le stanze, quattro muri non si negano a nessuno.

Negli ultimi mesi è tutto un traslocare, anche questo se vogliamo è un gioco che potremmo denominare “gioco dei tramezzi”. Finalmente anche l’ufficio tecnico può giocare e divertirsi, come realizzatore di scenografie. Sposta di qua, sposta di là, è messo a dura prova: non si sa sotto le direttive di chi (di certo non dell’ufficio tecnico), ma i tramezzi aumentano, si spostano, si costruiscono e poi si abbattono.

Davvero si crede di migliorare l’efficienza dell’Ateneo costruendo tramezzi? Ma quanto ci costano tutte queste attività ludiche? Non è che si sono persi di vista gli obbiettivi che ci si era prefissati, cioè migliorare l’organizzazione del lavoro e fare economia?

A noi sembra di sì. Anche noi vogliamo proporre un gioco (un altro!). Il nostro è gratis, costa solo l’uso del cervello. Deriva dalla teoria esposta da Karinthy nel racconto “Catene” sui sei gradi di separazione. Ogni individuo può riuscire a mettersi in contatto con un altro individuo, in qualsiasi parte del mondo, al massimo attraverso cinque altri individui che si conoscano tra loro personalmente. Per noi non si parla di Terra, ma di Ateneo quindi  bastano meno di 6 persone per il nostro gioco. Partendo da un dato problema di lavoro dovete trovare chi vi aiuterà a risolverlo col minor numero di passaggi possibile. Se superate due passaggi significa che qualcosa non funziona, l’organizzazione del lavoro è debole.

Il problema grave è che non ci stiamo occupando di capire quali procedimenti sono in capo a quale ufficio e di rendere tutto chiaro a ogni struttura per quanto lontana dal centro. Non si può pensare di riportare tutto solo nei dispositivi di istituzione.  A distanza di un anno questi provvedimenti quali obbiettivi hanno raggiunto? Pochi in realtà. Infatti oltre al dispositivo che individua la responsabilità della divisione e il personale afferente, manca in molti casi ancora l’elenco dei procedimenti in capo ad ogni ufficio e all’interno della divisione, non c’è chiarezza.

Questo cosa ha generato? Grande difficoltà nel lavoro quotidiano per tanti di noi. La difficoltà di comunicare fra uffici centrali e dal centro verso le strutture distaccate. Il paradosso è che tutto il processo riorganizzativo è stato giustificato con la necessità di rendere più chiara, efficiente e produttiva l’attività dell’intero Ateneo.

Questa confusione è sotto gli occhi di tutti, commentata da tutti e crediamo con due passaggi, restando in tema di gradi di separazione, debba essere arrivata anche all’orecchio della Direttrice Amministrativa. Allora, come mai si gioca ai tramezzi e non si mette mano al confronto sulle scelte che servono?

Per concludere: se il modello dell’organizzazione del lavoro dell’amministrazione centrale è questo, immaginate quali “idee fantasiose” potrebbero formarsi nella mente di chi finora ha solo assistito ai giochi dalla periferia.

Abbiamo voluto trattare in modo scherzoso una realtà molto grave. D’ora in avanti non scherzeremo più, denunceremo pubblicamente ogni spreco e ogni iniziativa volta a tutelare interessi privati e non il bene comune dell’Ateneo. Interverremo a breve, per esempio, anche sul nuovo contratto di pulizie d’Ateneo. Non abbiamo risparmiato nulla, abbiamo solo reso tutti i plessi più sporchi, escluso il Rettorato, e impoverito i lavoratori della cooperativa che lavorano meno ore e in condizioni più disagiate.

Chi guida l’Ateneo dovrà rendere conto di ogni scelta di spesa che entra in contraddizione con i sacrifici richiesti a tutta la comunità universitaria.

Siena 20 marzo 2012

Le iscritte e gli iscritti USB

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