La Sala Rosa chiude nell’indifferenza di una città e di un Ateneo

Comunicato stampa USB Siena

La Sala Rosa chiude nell’indifferenza di una città e di un Ateneo

La USB di Siena vuole evidenziare, con forza, quanto sta avvenendo a Siena riguardo agli spazi di studio per gli studenti. Fra il 5 novembre e l’inizio di dicembre verranno mandate a casa le nove persone che hanno permesso alla sala studio Sala Rosa di esistere, funzionare e essere reale per gli studenti.

Tutto questo avviene nel momento in cui Siena discute di diventare capitale della cultura, e esiste un tavolo interistituzionale sull’Università che dovrebbe affrontare la questione della cittadinanza studentesca. Per noi diventa necessario che oltre a questo aspetto si affronti anche la questione occupazionale. Le nove persone che hanno reso fattibile questo servizio, sono colleghi dell’Università che non hanno potuto essere stabilizzati, pur avendone tutto il diritto, che hanno lavorato con contratti precari e orari pesanti, che ora pagano per la distrazione delle istituzioni.

Il Rettore, il Sindaco e il Presidente della Provincia devono assolutamente affrontare la questione.

Quando nel maggio del 2010 partì l’iniziativa tutte le istituzioni presentarono il progetto come un qualcosa di innovativo, importante e funzionale per gli studenti e per la città. Ora non si capisce come mai questo progetto non lo sia più.

Vanno salvati i posti di lavoro ed il servizio. Non accettiamo che si parli della possibilità di salvare il servizio, con forme di autogestione studentesca e non si affronti la questione occupazionale.

Chiediamo la convocazione d’urgenza del tavolo interistituzionale per poter trovare soluzioni al riguardo.

Il Sindaco Ceccuzzi ha parlato in campagna elettorale di coccole per la città, crediamo sia il caso che cominci a coccolare non solo una città intera come entità indefinita, ma anche questi nove cittadini che vogliono sapere che fine faranno. Non si può chiudere una esperienza come quella della Sala Rosa con una pacca di ringraziamento sulla spalla a chi l’ha resa possibile e pensare che vada bene così.

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