C’E’ UN MOVIMENTO REALE, CHE LOTTA PER UN DIVERSO MODELLO SOCIALE.

C’E’ UN MOVIMENTO REALE, CHE LOTTA PER UN DIVERSO MODELLO SOCIALE.
Due lunghi giorni di presidio in Piazza Navona a Roma, davanti al Senato dove è stata discussa l’ennesima manovra economica, terminata con l’ennesima votazione di fiducia. Due giorni in cui la bella piazza romana è diventata luogo della protesta e dell’indignazione dei lavoratori pubblici e del privato organizzati con l’USB e con altre organizzazioni sindacali di base, dei precari, del movimento Roma bene comune, dei comitati per la difesa dell’acqua pubblica, delle espressioni di lotta per il diritto all’abitare e per i diritti dei migranti, degli studenti. Un movimento composito, unito da una piattaforma che alla politica economica del governo risponde con due proposte fondamentali: nazionalizzazione delle banche e azzeramento del debito.
Non sono i lavoratori dipendenti, i precari, i senza reddito ad aver determinato la crisi e non devono essere loro a sopportarne i costi. Questo principio è stato al centro anche dello sciopero generale e delle manifestazioni del 6 settembre, in cui USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI hanno risposto con una grande prova di forza all’attacco del governo al mondo del lavoro dipendente e ai bilanci delle famiglie. Perché oltre al bilancio dello Stato esiste quello delle famiglie, sempre più in difficoltà di fronte ad una aumento dei costi della vita, con la prospettiva di un lungo periodo di blocco dei contratti dei lavoratori pubblici accompagnato da un aumento della pressione fiscale e dalla perdita di alcuni servizi, conseguenze inevitabili dei tagli agli enti locali e alla sanità. Per i bilanci delle famiglie non è previsto il pareggio da inserire nella Carta Costituzionale.
I lavoratori pubblici pagano a caro prezzo le manovre economiche del governo, sia come lavoratori dipendenti che come cittadini.
Tagli al funzionamento dei ministeri, degli enti locali e della sanità, con riduzione degli organici, aumento della tassazione e perdita dei servizi.

Attesa di due anni per la buonuscita in caso di pensionamento per anzianità.

Mobilità forzata all’interno della regione.

Aumento dell’Iva con inevitabili ripercussioni sui prezzi.

Attacco agli assegni d’invalidità e alle pensioni di reversibilità.

Questi alcuni dei provvedimenti inseriti nell’ultima manovra, ma non bisogna dimenticare quanto già deciso: blocco dei contratti fino al 2017, proroga del blocco del turn over, aumento a 65 anni dal 2012 dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici del pubblico impiego, ticket sanitari.
Il governo inserisce nella manovra anche elementi che nulla hanno a che fare con il pareggio di bilancio ma che sono funzionali alla totale liberalizzazione del mercato del lavoro. L’art. 8 della manovra votata ieri sera dal Senato favorisce la possibilità di licenziamento nelle aziende private tramite accordi sindacali, cancellando, di fatto, l’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e i contratti collettivi nazionali.
Nei due giorni di presidio a Piazza Navona si sono svolte assemblee e discussioni su come proseguire la mobilitazione e contrastare la politica economica del governo. Si è deciso di seguire costantemente l’iter di approvazione della manovra, mantenendo viva in piazza la protesta. Due appuntamenti importanti delle prossime settimane sono l’assemblea nazionale organizzata a Roma per il 10 settembre da Roma bene comune, a cui USB ha aderito, e la manifestazione europea che si svolgerà a Roma il 15 ottobre, lanciata dagli indignados spagnoli.
Nella serata di ieri, mentre in Senato cominciava la votazione di fiducia sulla manovra, i manifestanti presenti in Piazza Navona hanno cercato di forzare il folto cordone di forze dell’ordine messo a difesa del Palazzo. E’ partito un corteo spontaneo che si è diretto a Piazza Montecitorio, davanti alla Camera, dove ora passa il provvedimento per la discussione (finta!) e l’approvazione. Un corteo numerosissimo (oltre 500 manifestanti) e combattivo, che ha ripetuto di non essere debitore della crisi ma creditore di giustizia sociale. Davanti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier, il corteo è stato costretto a deviare da un muro di blindati messo lì a difesa degli abusi di potere. Giunto davanti il Parlamento, dopo una veloce assemblea, il corteo si è sciolto rinnovando l’appuntamento per domani mattina, 9 settembre, a partire dalle ore 9.30, in Piazza Montecitorio, per continuare la protesta e far sentire a maggioranza e opposizione (?) parlamentare la voce dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei senza reddito, di quel movimento che vuole un altro modello sociale e lotta per conquistarselo.

Roma, 8 settembre 2011

USB PUBBLICO IMPIEGO

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