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PENSIONE INTEGRATIVA: SIRIO PIU’ CHE UN STELLA… UN BUCO NERO !

PENSIONE INTEGRATIVA: SIRIO PIU’ CHE UN STELLA… UN BUCO NERO !

PENSIONE INTEGRATIVA: SIRIO PIU’ CHE UNA STELLA UN BUCO NERO

L’’hanno chiamato SIRIO, è un fondo pensione ed è l’ultimo tentativo di CGIL-CISL, UIL e codazzo cosiddetto di mettere le mani sulle liquidazioni dei pubblici dipendenti dopo il magro bottino ricavato dai precedenti esperimenti.

Interessa i dipendenti dei ministeri, del parastato, della presidenza del consiglio, del cnel, dell’enac ed al Fondo potranno aderire, pensa che fortuna, università e ricerca, l’agenzia del demanio, le agenzie fiscali, il coni e le federazioni sportive.

Il nome è tutto un programma, SIRIO, infatti, è conosciuta anche come stella del cane. Anticamente, è stata sovente indicata come foriera di sciagure di ogni tipo.

Secondo gli antichi Greci poteva danneggiare le coltivazioni, portare siccità o persino causare e propagare epidemie di rabbia.

Quest’ultima caratteristica pare ancora potersi associare a SIRIO nella sua versione pseudo previdenziale.

E’ proprio quello di cui abbiamo bisogno mentre imperversa una crisi finanziaria in grado di bruciare anni di contribuzione?

Non sarebbe più opportuno cercare di difendere la pensione pubblica taglieggiata per far cassa e per pagare interessi sul debito pubblico contratto per pagare spese gonfiate dalla corruzione e rese insostenibili dall’evasione fiscale?

Da certi sindacati che stanno seduti nei consigli di amministrazione dei gestori dei fondi non possiamo certo aspettarci più nulla.

Come USB continueremo a mettervi in allerta contro gli insensati promoastrologi finanziari disposti a rischiare il denaro altrui per un tornaconto che nulla ha a che vedere con la tutela delle posizioni e dei diritti acquisiti dai lavoratori.

Arriva il fondo SIRIO, ennesimo scippo!!

Mentre l’USB è in piazza contro l’approvazione della Manovra

CGIL, CISL e UIL SOTTOSCRIVONO ALL’ARAN I FONDI PENSIONE PER I COMPARTI MINISTERI, PARASTATO, AGENZIE FISCALI, PCM, UNIVERSITA’, RICERCA, CNEL E ENAC

“SIRIO”, ricordate bene questo nome perché è il nome che hanno dato al Fondo di previdenza complementare per tutti i lavoratori pubblici che finora non erano stati coinvolti “nell’affare” dei Fondi pensione.

Sarà un nome che nei prossimi tempi risuonerà nei luoghi di lavoro quando Cgil, Cisl e Uil, con il solito codazzo di autonomi, si impegneranno per convincere i lavoratori a rinunciare alla loro liquidazione per aderire al Fondo, magnificheranno i risultati che questo potrà dare ai lavoratori al momento della pensione e illustreranno tutti i “benefici” che si ottengono aderendovi.

Insomma partirà una campagna commerciale come non ne avevamo viste mai perché la resistenza e la diffidenza da vincere è molto forte.

I vertici e i delegati di questi sindacati si sperticheranno e profonderanno il massimo dell’impegno nell’elogio e nella bontà di questa forma di previdenza privata e dei profitti che se ne potranno trarre investendo le nostre liquidazioni sul mercato azionario (sic!).

Ma i lavoratori non dimenticano né possono dimenticare come questi sindacati hanno “accompagnato”, con la concertazione, tutte le riforme pensionistiche dal 1995 ad oggi e quelle che ancora dovranno venire.

Oggi non possono venirci a raccontare che la rendita pensionistica a causa di queste riforme è di molto inferiore a quella precedente.

Dove erano questi signori quando la RdB con il sindacalismo conflittuale lanciava nei luoghi di lavoro l’allarme sulle pensioni e scendeva in piazza con presidi, cortei, occupazioni e scioperi della categoria e generali? La risposta è fin troppo semplice: erano seduti intorno ai tavoli di concertazione.

E oggi dove sono finiti mentre il Parlamento approva una dietro l’altra manovre che hanno come obiettivo le tasche dei lavoratori, con un accanimento particolare per quelli pubblici? Li troviamo all’Aran intorno al tavolo di concertazione per spartirsi i posti nel CdA del Fondo Sirio con l’obiettivo di riuscire a rosicchiare anche loro qualcosina dai lavoratori pubblici.

E’ intollerabile che questi “affaristi” possano essere da qualcuno ancora scambiati per “rappresentanti dei lavoratori”, non è possibile che ancora si possa dar credito a chi adesso vuole rapinarci la liquidazione.

E’ necessario far capire loro che i loro “prodotti” non ci interessano e che è ora che cambino mestiere. Strappiamogli in faccia le loro tessere sindacali, organizziamo dei comitati di “accoglienza” in tutti i luoghi di lavoro dove si presenteranno per vendere i loro prodotti.

I LAVORATORI PUBBLICI HANNO IN QUESTO MOMENTO BEN ALTRE PRIORITA’

DIFENDERE IL LORO SALARIO DALL’ATTACCO DEL GOVERNO E DEI BANCHIERI EUROPEI, DIFENDERE IL LORO POSTO DI LAVORO E I SERVIZI PUBBLICI EROGATI ALLA POPOLAZIONE, LOTTARE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE BLOCCATO DALLE NORME CRIMINALI APPROVATE NEGLI ULTIMI ANNI DAL PARLAMENTO

Roma, 15 settembre 2011

USB Pubblico Impiego

IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

APPELLO

IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,

chi pretende di governarci non ci rappresenta,

l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”

Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale,  multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.

Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti più schiavi.

Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.

Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.

Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.

Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.

Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.

Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.

Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte

PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

Si è costituito il Coordinamento 15 ottobre, luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati a costruire la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale di mobilitazione.

La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone.

Il Coordinamento si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.

Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.

La prossima riunione del Coordinamento 15 ottobre è convocata a Roma, mercoledì 21 settembre, alle ore 10, in via dei Monti di Pietralata 16

SALARIO ACCESSORIO UNISI CHI PAGHERA’?

SALARIO ACCESSORIO

LA PROPOSTA  DELL’AMMINISTRAZIONE PER LA COSTITUZIONE DEL FONDO ART. 87

L’Amministrazione propone di recuperare i soldi che l’indagine del MEF ha riscontrato essere stati spesi in più in questo modo.

Fondo salario accessorio art. 87 usato dalle categorie B-C-D

Anno 2011 lordo lavoratore: € 1.772.373,68

€     613.873,33 (riduzione 1/3 MEF ogni anno, somma totale 2011-2013

€  1.841.619,99)

Fondo art. 87 spendibile         € 1.158.500,35

(I dati sopra riportati sono presi da documenti inviati al CdA dall’Amministrazione, seduta del 24 giugno 2011)

Senza sapere come sono stati spesi questi soldi e per cosa, l’Amministrazione propone di decurtare il fondo al momento della sua determinazione. Quello che perdono i lavoratori, B-C-D, sono € 613.873,33/1024(unità t-a t. ind., sono già esclusi dal totale i 30 comandi inps sett. 2011, e i 34 EP che usufruiscono del fondo per salario accessorio art. 90)=

€ 599,48. Se rapportiamo la perdita su tre anni diventano:  € 1.798,45

Stiamo parlando di una somma distribuita senza distinzione di stipendio fra:

B – 35 (B1: 4, B2: 11, B3: 15, B4: 2, B5: 3) C – 596 (C1: 234, C2: 118, C3-C6: 244) D – 417 (D1: 214, D2-D6: 203) per ogni categorie vengono colpite in maggior numero le posizioni economiche più basse.

Facciamo l’esempio di un C1 che non ha mai fatto progressioni economiche orizzontali, PEO, e che prendeva come salario accessorio solo l’indennità art. 41 stabile (€ 11,83) e ind. art. 41 temporaneo (€ 80), quindi in totale per anno € 1.101,96. Con la decurtazione dei soldi che percepiva perde oltre la metà: 1.101,96 – 599,48 = 502,48

Considerando poi che il fondo sarà decurtato al momento della sua determinazione comunque non manterrà i 502,48 che percepiva. La perdita quindi in proporzione sarebbe maggiore.

Infatti il fondo art 87 decurtato all’origine vuole dire minore possibilità di distribuzione di risorse al personale.

Nel 2010 sono state distribuite risorse così ripartite:

Ind. resp. D:             € 276.397,41                                                               Ind. resp. C:                           € 140.387,15

Funz. Spec. B-C-D: € 202.757,43                                                               Ind. oneri, rischi, disagi: € 233.618,60

Ind. art. 41 temp.: € 469.061,57                                                               Ind. art. 41 stab.:                 € 131.650,95

Va chiarito che nessuno potrà avere il livello retributivo di accessorio del 2010. Quale voce verrà tagliata?

SALARIO ACCESSORIO

LA PROPOSTA  DELL’UNIONE SINDACALE dI BASE PER LA COSTITUZIONE DEL FONDO ART. 87

La seconda possibilità che abbiamo è quella di non procedere con la decurtazione come vuole l’Amministrazione, ma applicare l’art. 2033 del Codice Civile che prevede che le somme indebitamente introitate da un lavoratore debbano essere richieste indietro dal datore di lavoro, cioè l’università.

Diciamo subito che vuol dire che, un giorno, forse sei mesi o 5 anni, ognuno di noi dovrà ridare dei soldi che risulteranno indebitamente avuti negli anni. Intanto però l’Amministrazione dovrà dire ad ognuno di noi che cosa abbiamo preso in più e da quando. Poi ogni lavoratore avrà la possibilità di opporsi e contestare la scelta. Alla fine, quando però verrà stabilito quanto ognuno di noi dovrà dare, ogni lavoratore potrà chiedere la restituzione a rate secondo le proprie esigenze, entro un termine che sia compatibile con il proprio stipendio.

Ognuno pagherà quanto ha preso, non un euro in più. La domanda che dobbiamo porci è: “quanto ho contribuito a quel 1.841.619,99 che dovremmo ridare?”

Dalla relazione del MEF (link per la contro analisi di USB: https://rdbcubuniversitasiena.wordpress.com/relazione-mef/), appare evidente, nell’allegato 35-40, che negli anni dal 2005 al 2008, abbiamo pagato, buoni pasto, dirigenti a contratto, indennità di posizione EP. La decurtazione proposta dall’Amministrazione copre            questi errori od altri? Non si può sapere perché dopo 11 mesi non sono ancora state presentate le controdeduzioni previste. Cosa aspettano?

Con il recupero individuale secondo il codice civile abbiamo intanto la possibilità di chiedere che il fondo non venga decurtato, ma che sia corrispondente a quanto determinato (€ 1.772.373,68). Questo vuol dire che non avremo lo stesso salario accessorio del 2010 ma che potremo trovare correttivi per farsì che una parte consistente delle risorse sia utilizzato per cercare di mantenere livelli stipendiali un po’ più alti visto che i nostri stipendi sono bloccati fino al 2014, e forse oltre.

Il recupero poi non viene effettuato solo su chi beneficia oggi delle risorse disponibili nel fondo art.87, cioè i 1024 B-C-D, ma anche sugli EP. Ribadiamo c’è sempre poi da discutere su quali siano le somme erogate in più. Facciamo, però, l’esempio delle PEO, tutti, B-C-D-EP, le hanno fatte sul fondo art. 87 se applichiamo la proposta dell’Amministrazione i B-C-D pagano per le PEO degli EP se applichiamo la proposta di RdB/USB tutti pagano per quanto hanno preso.

Liquidare la questione con la scusa che è troppo complicato fare questo genere di calcolo è ipocrita. L’errore è stato dell’Amministrazione è sta a loro fare i calcoli a noi lavoratrici e lavoratori non riguarda quanto ci vorrà.

Le INIZIATIVE che mettiamo in cantiere da subito:

Promuovere un incontro con gli avvocati di ogni sigla per analizzare le due proposte.

Organizzare un incontro al MEF con tutte le sigle d’Ateneo per avere chiarimenti diretti.

“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” Don Milani.

Siena, 11 settembre 2011                                                                                               RdB/Unione Sindacale di Base Università di Siena

MOZIONE CONCLUSIVA ASSEMBLEA NAZIONALE 10 settembre 2011

MOZIONE CONCLUSIVA ASSEMBLEA NAZIONALE 10 settembre 2011

 

Roma – domenica, 11 settembre 2011

L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011,  ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo, di  collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base; una partecipazione ampia ed attiva soprattutto di moltissimi attivisti e persone che hanno deciso di prendere parte ad un momento di confronto realmente orizzontale e partecipativo, offrendo la propria disponibilità a mettersi in gioco dentro una nuova stagione di conflitto e trasformazione dal basso.

Innanzitutto le tante soggettività intervenute hanno condiviso la necessità di alimentare e costruire un processo indipendente, che rifiutando deleghe e scelte di rappresentanza istituzionale, respinge qualunque ipotesi di alternanza di Governance  della crisi del capitalismo e affermi la necessità  di  costruire l’alternativa dentro il conflitto.  Un  processo indipendente che valorizzi ed amplifichi il peso delle tante lotte che crescono nel nostro paese e che faccia di esse processo costituente e trasformativo.

Un processo aperto e plurale, che cresca come luogo pubblico di confronto ed iniziativa, dentro il quale le soggettività consolidate si rendono disponibili a fare un passo indietro ricercando nuovi spazi di protagonismo sociale e politico, di sperimentazione di linguaggi e di pratiche. Un processo, quindi, al quale intendiamo dare continuità senza scorciatoie o accelerazioni politiciste.

Un processo che guarda lontano e si alimenta da subito delle tante iniziative di contestazione alla nuova manovra  dettata dalla BCE che il governo Berlusconi ci sta imponendo con la complicità delle false opposizioni  politiche e sindacali,  che si nutre delle tante lotte sociali, da chi nei territori si batte per la difesa dei beni comuni, per l’accesso ai saperi,  per i diritti dei lavoratori e lavoratrici, contro la precarietà e contro il razzismo e le discriminazioni.

In questo quadro la data della mobilitazione internazionale del  15 ottobre prossimo convocata dai movimenti europei e del mediterraneo è una occasione fondamentale che non potrà essere rinchiusa nei recinti angusti di nessuna rappresentanza.

Il terreno comune su cui sperimentarsi proprio a partire dai prossimi giorni e settimane, prima e dopo la giornata del 15 ottobre è una campagna di iniziativa e  mobilitazione che metta al centro una parola d’ordine ed un concetto chiaro: il debito attraverso il quale ci vogliono far pagare il prezzo della loro crisi, non è il nostro, non lo abbiamo contratto, noi non lo paghiamo. Questo vuol dire smascherare e agire contro i responsabili della crisi e i loro simboli, riconquistando la sovranità ed esercitando nuove forme di riappropriazione di reddito e di vita.

L’assemblea individua  come tappe condivise di questo percorso i seguenti passaggi:

–   Dare vita a partire dalla giornata di Lunedì prossimo  a manifestazioni in tutta Italia contro  la manovra finanziaria in occasione della ripresa delle discussioni parlamentari; per Roma riprendere e rilanciare la piazza dell’indignazione a Montecitorio.

–   Una settimana di lotta da costruire nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nelle città a partire dalla composizione delle lotte esistenti, dal 10 fino al 15 ottobre, con al centro appunto la parola d’ordine: IL DEBITO NON E’ IL NOSTRO, NOI  Non LO PAGHIAMO.

–   Costruire e Amplificare la mobilitazione del 15 ottobre, a partire dalle parole d’ordine e dai contenuti proposti dalle reti europee, che hanno promosso la mobilitazione Internazionale, definendo le modalità e le pratiche di una nostra partecipazione collettiva.  A TAL FINE PROPONIAMO LA COSTRUZIONE DI UNA RIUNIONE NAZIONALE APERTA PER DEFINIRE LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE e IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO alla MANIFESTAZIONE.

–   Ampliare e Garantire la partecipazione dei movimenti italiani alle mobilitazioni che si terranno in Occasione del G20 a CANNES-NIZZA dal 1 al 4 Novembre

–   Costruire alla metà di NOVEMBRE un Forum Nazionale dei movimenti sociali indipendenti.

L’assemblea coglie come occasione di confronto le iniziative indette  per il 17 settembre contro la finanza internazionale e le borse europee, l’assemblea del 1 ottobre dell’appello “dobbiamo fermarli”  e la costruzione dello sciopero precario.

L’assemblea esprime inoltre la sua incondizionata solidarietà alle persone arrestate in VAL di SUSA (9 settembre) e a Napoli (6 settembre).

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