Accordi regionali fra Università e Regione Toscana leggiamo le carte e facciamo il punto

Accordi regionali fra Università e Regione Toscana leggiamo le carte e facciamo il punto

Il 19 maggio 2011 in CdA viene approvato un Protocollo d’intesa fra gli Atenei generalisti della Toscana, gli istituti universitari e la Regione Toscana (testo del Protocollo d’Intesa: protocollo d’intesa ).

Questo testo non è stato presentato ai consiglieri prima, ma direttamente in seduta di Consiglio e mancavano nella delibera una parte dei documenti allegati. Lo rendiamo pubblico perché crediamo che sia giusto che tutti possano leggere quello che si sta redigendo a livello regionale e approvando a livello d’ateneo.

Il testo ci arriva da Pisa, dove forse c’è maggiore trasparenza sulla questione.

La cosa che reputiamo grave è che il Rettore vada a parlare su un’emittente televisiva locale (RTV38) di queste questioni e non riferisca all’intera comunità quello che da mesi discute a livello regionale.

Fra le premesse vi è il richiamo alle norme statali che promuoverebbero questo genere di collaborazioni. La legge di riferimento è la n. 240/2010, riforma Gelmini, e nello specifico all’art. 3 della legge. Si noti che nell’articolo non c’è alcun cenno alla partecipazione di istituzioni politiche a questo genere di percorsi. È previsto, infatti, che la collaborazione avvenga fra università ed enti o istituzioni operanti nel settore della ricerca o dell’alta formazione.

Le difficoltà economiche degli atenei italiani non possono risolversi spostando il problema dal governo nazionale a quello regionale. Il sottofinanziamento del sistema universitario è sotto gli occhi di tutti e non si può risolverlo con queste iniziative. Nella Marche, in Campania, in Puglia e ora anche in Toscana si nasconde il vero problema, rifugiandosi nelle mani della politica locale. Il rischio di sovrapposizione di interessi diversi da quelli dell’università è grande e Siena ne è un esempio.

L’università di Siena, poi, partecipa in modo perdente alla partita della collaborazione regionale viste le sue condizioni e di sicuro si troverà trattata come fanalino di coda del sistema. A Pisa è in atto un grado di collaborazione forte anche a livello cittadino fra Università, Scuola Normale e Istituto S. Anna. Nessuno spiega se esistono accordi, a Siena, fra università e università per stranieri.

Vi è poi la questione della collaborazione e integrazione dei servizi tecnico amministrativi, art. 1 comma 2 lettera c del Protocollo d’Intesa, in cosa consisteranno?

Il secondo accordo in forma di bozza, che ci arriva sempre da Pisa, è solo fra Regione Toscana, le tre università generaliste e il MIUR. Il testo è molto articolato e ricorda quello siglato nelle Marche, in quel caso con la Provincia (testo dell’accordo di programma: accordo di programma ).

Troviamo in questo accordo di programma esplicitate alcune forme di collaborazione che necessitano però ancora di maggiore  chiarimento. Sul piano della didattica si parla di corsi di laurea interateneo che rendono davvero paradossale l’idea di cittadinanza studentesca perché delineano il legame, ancora più precario e debole, che lo studente avrà con il territorio dove studierà. Viene da pensare che farebbe meglio a investire in un camper piuttosto che nell’affitto di una stanza. Comunque queste forme di collaborazione presuppongono una fase di analisi anche all’interno della comunità docente. Si guardi ai corsi di  dottorato che potrebbe finanziare la regione, se non c’è dietro un progetto d’Ateneo queste forme di incentivo rischiano di perdersi.

Si parla di tavoli di concertazione sulle varie tematiche specifiche affrontate per redigere l’accordo ma nessuno a Siena ne ha mai sentito parlare. Chi oltre al Rettore ha partecipato a questi tavoli e quali proposte sono state portate?

Sulla gestione amministrativo contabile e su tutto quello che riguarda il lavoro dei tecnici amministrativi nessuno si è mai confrontato con le OO.SS. e la RSU, si legga l’art. 4 comma 2 lettera c dell’accordo di programma. Crediamo invece che un confronto ci vorrebbe perché vi potrebbero essere conseguenze negative derivanti da certe scelte. Il Collegato Lavoro infatti prevede conseguenze sulla fusione di servizi fra più amministrazioni pubbliche.

Tutto questo però viene negato dal Rettore. Sul tavolo non c’è la sua reputazione o autorevolezza esterna, come abbiamo già scritto, ma la vita lavorativa di un’intera comunità che porta avanti la missione dell’università. Il Rettore deve capire che l’autorevolezza la deve avere, dimostrandolo all’interno prima che all’esterno. L’isolamento delle componenti della comunità universitaria su queste questioni è grave e perdente.

Dimostra ancora una volta l’incapacità di gestire i rapporti e di essere trasparenti.

Il nostro intento, con la pubblicazione di questi documenti, è svolgere ancora una volta un ruolo di informazione e trasparenza. Ognuno legga i documenti e giudichi.

Chiediamo la convocazione a livello d’Ateneo di una discussione su queste tematiche e la convocazione a livello regionale di un tavolo con gli attori istituzionali coinvolti e tutte le parti sociali.

Siena, 13 giugno 2011

 

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