Monthly Archives: giugno 2011

SE È RAPPRESENTATA DAI PRECARI, NOI STIAMO CON L’ITALIA PEGGIORE

SE È RAPPRESENTATA DAI PRECARI, NOI STIAMO CON L’ITALIA PEGGIORE

Per i precari del pubblico impiego serve una nuova legge di stabilizzazione.

Lo scatto d’ira del Ministro Brunetta e la frase che ha utilizzato per insultare i precari, in occasione del convegno sull’innovazione, rendono perfettamente il pensiero del Ministro rispetto a quei lavoratori che continuano ad essere fondamentali affinché le pubbliche Amministrazioni , per lo più tutte sotto organico, riescano a fornire servizi ai cittadini.

E già, proprio così, quando si parla di precariato nel pubblico impiego non si parla esclusivamente di diritti negati (diritto al lavoro, al futuro, etc), ma si parla anche di Stato Sociale e di servizi ai cittadini. D’altronde la missione di Brunetta, neanche tanto nascosta, era proprio quella di destrutturare la pubblica amministrazione, ridurne le competenze e metterla al servizio dell’impresa. E allora giù colpi sulla scuola e sull’università pubblica, sulla sanità, pubblica, sulla ricerca pubblica e chi più ne ha più ne metta. Ma torniamo all’insulto, “voi siete l’Italia peggiore”.

E qual è secondo il ministro quella migliore? Quella delle banche che hanno provocato la crisi e la stanno facendo pagare ai lavoratori, ai giovani, alle famiglie? Oppure gli imprenditori alla Marchionne che mettono sotto ricatto intere città con lo spauracchio della delocalizzazione? Quella è l’Italia “migliore” con la quale immaginiamo stia il Ministro Brunetta.

Noi la nostra parte la conosciamo bene e ci sembra assai meglio di tutto ciò che si muove nei palazzi del potere, sia esso politico o economico. È la parte dei precari. Dei CoCoCo, degli interinali, dei Tempo Determinato, dei lavoratori a parcella o di quelli costretti ad aprire Partita IVA come se fossero professionisti ed invece sono semplicissimi precari. Noi stiamo con loro. Ci siamo sempre stati. Anche se da ieri questa parte, quella dei precari, sembra particolarmente affollata da soggetti, partiti e sindacati, che la precarietà nel nostro Paese l’hanno introdotta e che non l’hanno mai rinnegata. Anche qui nessuna sorpresa, visto che perfino la vittoria nel referendum sull’acqua è stata fatta propria da privatizzatori dei servizi pubblici ante litteram… Non ci sorprendiamo, ma non intendiamo abbassare la guardia. Perché nessuna demagogia è tollerabile sulla pelle dei lavoratori precari. Perché i precari non sono dei giovanotti a cui dare tanta solidarietà e una pacca sulla spalla. Tanto per cominciare i “giovani precari” non sono più giovani, hanno alle spalle molto spesso più di dieci anni di precariato e in molti casi hanno famiglia e devono mantenerla. E se poi sono giovani, sono persone che devono costruirsi una vita, un futuro che con la precarietà gli viene negato o comunque reso incredibilmente difficile. In entrambi i casi questi lavoratori devono avere risposte concrete. Infine il precariato rappresenta un modello di lavoro inaccettabile fatto di assenza di diritti, di ricattabilità e di salari bassi. Il punto oggi è se questo modello può essere “riformato” o se deve essere abbattuto. Noi propendiamo per la seconda opzione, anche perché anni di applicazione delle leggi che hanno introdotto le forme di lavoro “flessibile” ci dicono che non esiste la “flessibilità buona”. Esiste la precarietà. E va combattuta in tutte le sue forme.

Per questo pensiamo che sia necessario rilanciare una mobilitazione nazionale contro la precarietà e per una nuova legge di stabilizzazione, questa volta estesa a tutte le forme di precariato presenti nel Pubblico Impiego. I tempi sono maturi per una nuova stagione di lotte che leghi la questione precarietà nel pubblico impiego alla difesa di uno stato sociale da difendere e rilanciare.

VUOTO E BASTA

Vuoto e basta

Premettiamo che non siete obbligati a leggere la comunicazione che segue: è una vostra libera scelta, come sempre.
La FLC decide di uscire in modo molto forte contro le altre sigle sindacali di questo Ateneo, ma sbaglia il ruolo. Non comprendiamo se la FLC si senta attaccata direttamente, oppure se abbia confuso i destinatari delle critiche che abbiamo avanzato negli ultimi comunicati: il Rettore ed il Direttore Amministrativo. Non ci interessa vedere chi è più bravo e chi fa di più. Ognuno è libero di giudicare e farsi un’idea, chi vuole può vedere quante analisi e proposte sono state pubblicate, negli ultimi tre anni, sul nostro sito: https://rdbcubuniversitasiena.wordpress.com/ .
Ci sono stati in questi mesi confronti, anche aspri, fra le sigle, ma ci sembra che si sia scelto di passare da un confronto fra addetti ad uno scontro pubblico che non abbiamo cercato, nè accettiamo. Si sta cercando di disorientare i lavoratori tirando fuori questioni che nulla hanno a che fare con le nostre difficoltà quotidiane. I nostri toni possono essere forti, ma non li rivolgiamo contro i lavoratori, bensì contro chi ci costringe in una condizione di disagio quotidiano. I toni forti sono necessari nel momento in cui non siamo in alcun modo ascoltati, nè coinvolti.

Sul salario accessorio non siamo stati coinvolti quando ci è stato tolto a gennaio.

Sulla mobilità interna non siamo stati minimamente ascoltati. Sono state accolte solo alcune richieste avanzate dalla FLC, ma risibili rispetto alla posta in gioco.

Sulla mobilità esterna sa bene la FLC che non ci sono stati momenti di confronto con la commissione incaricata, e che tutto è in mano ai suoi componenti. Solo lunedì prossimo ci sarà il primo incontro tra questa e le OO.SS e la RSU, quando è da marzo che abbiamo chiesto questa possibilità.

Sull’AOUS è da dicembre 2010 che chiediamo di poter fare una contrattazione specifica visti tutti i problemi che vi sono e i contenziosi in atto. Solo ora la DA ha dichiarato che nell’estate riusciremo a vederci per parlarne.

Abbiamo sottoposto innumerevoli volte i comunicati a tutte le sigle sindacali, compresa la FLC, i nostri iscritti hanno letto molti degli scambi, ma non sempre abbiamo trovato spazi di confronto costruttivo. Accettiamo chi non vuole sottoscrivere le nostre analisi, ma allo stesso tempo crediamo che la FLC debba accettare che noi non gli si sottopongano sapendo che le stesse sono troppo distanti.
Curioso è il comportamento di colui che dice che le analisi sono demagogiche e poi si lamenta di non averle potuto sottoscrivere.
Stemperiamo un pò gli animi con una ultima questione: i giochi di società. La reazione di alcuni rispetto a quel comunicato è stata singolare, ricorda quella dei politici di destra di fronte alle battute di Crozza a Ballarò, un pò di ironia non fa male.

Siena, 16 giugno 2011

La RDB/USB

Ma….l’edicolante accanto al Rettorato?

Gia’, l’edicolante accanto al Rettorato. Chiediamo di sapere se anche lui e’ responsabile di danno erariale verso l’universita’, visto che ha sicuramente venduto i giornali nei quali si parlava del contratto dei CEL.

Le organizzazioni sindacali negli ultimi anni hanno chiesto piu’ volte i dati finanziari relativi agli argomenti di contrattazione, e tra quelle poche volte che sono stati forniti e’ anche capitato che fossero sbagliati.

E’ essenziale che l’Amministrazione fornisca i dati corretti per ogni argomento di contrattazione, dato che spetta a lei certificare la copertura finanziaria di ogni contratto integrativo proposto. La contrattazione si sviluppa a partire dalla copertura finanziaria. La verifica della disponibilita’ e della consistenza dei fondi fa parte delle premesse dei contratti integrativi ed e’ deputata al Collegio dei Sindaci Revisori ed il Consiglio di Amministrazione.

L’eventuale sottoscrizione degli accordi da parte dei sindacati si limita al controllo del loro contenuto.

Prendiamo atto che l’Amministrazione e’ molto solerte nel mettere in mora le organizzazioni sindacali per non rischiare che una loro eventuale responsabilita’ cada in prescrizione.Ci sembra pero’ che la mancanza di una copertura finanziaria sul contratto integrativo dei CEL del 2006 non sia il problema principale dell’Universita’, e ci chiediamo se contro i responsabili del dissesto finanziario dell’Ateneo siano stati presi provvedimenti analoghi.

PRETENDIAMO di sapere se per il Magnifico Rettore e per il Direttore Amministrativo sia piu’ importante denunciare i sindacalisti o sollecitare la chisura delle indagini sul buco, visto che tra un pò andra’ tutto in prescrizione e chi s’e’ visto s’e’ visto. Ormai è quasi certo che alcuni reati cadranno in prescrizione. E’ necessario sbrigarsi per evitare che qualcuno non venga mai giudicato. Rivendichiamo il diritto di sapere chi e’ colpevole e chi innocente.
Non crede il Magnifico Rettore che forse sarebbe piu’ importante chiedere che sia fatta luce su un buco le cui ripercussioni ricadono principalmente sul personale T/A? O forse per lui va bene cosi’?

Non vorremmo mai che qualcuno dei responsabili di questo scempio, le cui conseguenze continuano ad infierire sulle buste paga del personale T/A e sulle loro prospettive lavorative e familiari, possa riuscire a farla franca. Confidiamo che anche i vertici dell’Amministrazione la pensino come noi, e che si adoperino con ogni mezzo affinche’ chi ha danneggiato l’Universita’ di Siena non sfugga alle proprie responsabilita’.

Il Magnifico Rettore e’ il capo di una Comunita’ Accademica e ha il compito di individuare e deplorare i danneggiatori e di dare risposte certe a 1200 persone; per il momento l’impressione che abbiamo e’ che stia annaspando nel buio o, peggio, resti immobile aspettando la manna dal cielo, dalla Regione o da Roma.

Siena, 15 giugno 2011

Accordi regionali fra Università e Regione Toscana leggiamo le carte e facciamo il punto

Accordi regionali fra Università e Regione Toscana leggiamo le carte e facciamo il punto

Il 19 maggio 2011 in CdA viene approvato un Protocollo d’intesa fra gli Atenei generalisti della Toscana, gli istituti universitari e la Regione Toscana (testo del Protocollo d’Intesa: protocollo d’intesa ).

Questo testo non è stato presentato ai consiglieri prima, ma direttamente in seduta di Consiglio e mancavano nella delibera una parte dei documenti allegati. Lo rendiamo pubblico perché crediamo che sia giusto che tutti possano leggere quello che si sta redigendo a livello regionale e approvando a livello d’ateneo.

Il testo ci arriva da Pisa, dove forse c’è maggiore trasparenza sulla questione.

La cosa che reputiamo grave è che il Rettore vada a parlare su un’emittente televisiva locale (RTV38) di queste questioni e non riferisca all’intera comunità quello che da mesi discute a livello regionale.

Fra le premesse vi è il richiamo alle norme statali che promuoverebbero questo genere di collaborazioni. La legge di riferimento è la n. 240/2010, riforma Gelmini, e nello specifico all’art. 3 della legge. Si noti che nell’articolo non c’è alcun cenno alla partecipazione di istituzioni politiche a questo genere di percorsi. È previsto, infatti, che la collaborazione avvenga fra università ed enti o istituzioni operanti nel settore della ricerca o dell’alta formazione.

Le difficoltà economiche degli atenei italiani non possono risolversi spostando il problema dal governo nazionale a quello regionale. Il sottofinanziamento del sistema universitario è sotto gli occhi di tutti e non si può risolverlo con queste iniziative. Nella Marche, in Campania, in Puglia e ora anche in Toscana si nasconde il vero problema, rifugiandosi nelle mani della politica locale. Il rischio di sovrapposizione di interessi diversi da quelli dell’università è grande e Siena ne è un esempio.

L’università di Siena, poi, partecipa in modo perdente alla partita della collaborazione regionale viste le sue condizioni e di sicuro si troverà trattata come fanalino di coda del sistema. A Pisa è in atto un grado di collaborazione forte anche a livello cittadino fra Università, Scuola Normale e Istituto S. Anna. Nessuno spiega se esistono accordi, a Siena, fra università e università per stranieri.

Vi è poi la questione della collaborazione e integrazione dei servizi tecnico amministrativi, art. 1 comma 2 lettera c del Protocollo d’Intesa, in cosa consisteranno?

Il secondo accordo in forma di bozza, che ci arriva sempre da Pisa, è solo fra Regione Toscana, le tre università generaliste e il MIUR. Il testo è molto articolato e ricorda quello siglato nelle Marche, in quel caso con la Provincia (testo dell’accordo di programma: accordo di programma ).

Troviamo in questo accordo di programma esplicitate alcune forme di collaborazione che necessitano però ancora di maggiore  chiarimento. Sul piano della didattica si parla di corsi di laurea interateneo che rendono davvero paradossale l’idea di cittadinanza studentesca perché delineano il legame, ancora più precario e debole, che lo studente avrà con il territorio dove studierà. Viene da pensare che farebbe meglio a investire in un camper piuttosto che nell’affitto di una stanza. Comunque queste forme di collaborazione presuppongono una fase di analisi anche all’interno della comunità docente. Si guardi ai corsi di  dottorato che potrebbe finanziare la regione, se non c’è dietro un progetto d’Ateneo queste forme di incentivo rischiano di perdersi.

Si parla di tavoli di concertazione sulle varie tematiche specifiche affrontate per redigere l’accordo ma nessuno a Siena ne ha mai sentito parlare. Chi oltre al Rettore ha partecipato a questi tavoli e quali proposte sono state portate?

Sulla gestione amministrativo contabile e su tutto quello che riguarda il lavoro dei tecnici amministrativi nessuno si è mai confrontato con le OO.SS. e la RSU, si legga l’art. 4 comma 2 lettera c dell’accordo di programma. Crediamo invece che un confronto ci vorrebbe perché vi potrebbero essere conseguenze negative derivanti da certe scelte. Il Collegato Lavoro infatti prevede conseguenze sulla fusione di servizi fra più amministrazioni pubbliche.

Tutto questo però viene negato dal Rettore. Sul tavolo non c’è la sua reputazione o autorevolezza esterna, come abbiamo già scritto, ma la vita lavorativa di un’intera comunità che porta avanti la missione dell’università. Il Rettore deve capire che l’autorevolezza la deve avere, dimostrandolo all’interno prima che all’esterno. L’isolamento delle componenti della comunità universitaria su queste questioni è grave e perdente.

Dimostra ancora una volta l’incapacità di gestire i rapporti e di essere trasparenti.

Il nostro intento, con la pubblicazione di questi documenti, è svolgere ancora una volta un ruolo di informazione e trasparenza. Ognuno legga i documenti e giudichi.

Chiediamo la convocazione a livello d’Ateneo di una discussione su queste tematiche e la convocazione a livello regionale di un tavolo con gli attori istituzionali coinvolti e tutte le parti sociali.

Siena, 13 giugno 2011

 

Regolamento per l’uso delle carte di credito aziendali: come modificare le regole peggiorandole

Regolamento per l’uso delle carte di credito aziendali: come modificare le regole peggiorandole

Nella seduta del CdA del 27 maggio è stato approvata la modifica al Regolamento per l’uso delle carte di credito aziendali. Questo intervento rientra in una serie di scelte che servirebbero a limitare le tensioni di liquidità ed evitare un aggravamento della situazione debitoria dell’Ateneo (nuovo testo regolamento: Regolamento per l’uso delle carte di credito  ).

Se queste erano le intenzioni, il risultato è una confusa variazione di regole che evidenziano la superficialità dell’azione dei vertici dell’Ateneo. Vediamo nel dettaglio cosa è stato modificato.

Prima di tutto è stato modificato l’art. 3 che definisce i soggetti titolari delle carte. Sono previste le carte per il Rettore ed i Direttori di Dipartimento. Questo vuol dire che si passa da circa 200 carte ad oggi attive a circa 40. Sembra un netto risparmio perché si limita il numero delle carte.

Va però detto che ogni nuova attivazione di carta costa all’Ateneo. Quindi ora azzereremo tutte le carte esistenti e pagheremo l’attivazione delle nuove 40, poi però a fine anno le dovremo azzerare di nuovo, e poi attivare le nuove 20, perché a fine anno, con l’accorpamento dei Dipartimenti si ricambia.

Le carte erano date a chi aveva fondi di ricerca. La nuova impostazione sembra spostare l’uso delle carte su di un altro piano: spese di rappresentanza. Il Rettore ne ha, ma i Direttori? Non ci risulta. Per cercare di capire se è giusto quello che riteniamo sia l’uso previsto per le carte vediamo quali sono le tipologie di spesa previste. “Le carte di credito possono essere utilizzate per spese relative a: a) acquisto di beni e richiesta di servizi; b) partecipazione a conferenze, seminari, convegni e manifestazioni; c) spese di trasporto, vitto e alloggio sostenute dal personale autorizzato all’uso delle carte di credito in occasione di missioni.” (art. 2) Si genera un dubbio forte su quale sia il ruolo del Direttore di Dipartimento. Primo, il Direttore non ha autonomia esclusiva sui fondi di funzionamento della struttura e nemmeno è chiamato a svolgere attività di rappresentanza od altro tale da richiedere l’utilizzo della carta. Vuol dire che la carta è intesa come carta del Dipartimento. Infatti se l’uso è previsto per acquisti che fanno risparmiare, il Direttore, non potrebbe negare ad un collega un acquisto che risulti conveniente. Deve quindi occuparsi degli acquisti dei colleghi? Deve controllare se il collega in questione ha fondi a copertura dell’acquisto? Se poi andrà all’estero il Direttore chi delegherà? Il vice Direttore (qualora ci sia), oppure semplicemente darà al collega tutti gli estremi della carta e ognuno pensi per sé? Sappia però il Direttore ipotetico che in caso di uso improprio, la spesa verrà detratta dallo stipendio del titolare della carta e quindi dal suo.

Oggi le spese sono riassunte in modo analitico per ogni carta, si sa chi le ha fatte. Da domani su un’unica carta verrà imputato tutto ciò che viene acquistato da un dipartimento (che avrà da gennaio 2012 40 docenti!), speriamo si possa sempre individuare chi ha effettuato l’acquisto .

Siccome la carta è unica non sarà possibile utilizzarla, ad esclusione del Direttore,  durante una missione . Quindi  non potendo più usufruire di tale beneficio i docenti potrebbero avvalersi di quanto previsto dall’art. 6 del Regolamento delle missioni (testo regolamento delle missioni: Regolamento_delle_missioni ), e chiedere l’anticipo delle spese di missione fino al massimo del 75% dell’importo totale. Questa operazione richiede comunque una rendicontazione analoga a quella fino ad oggi effettuata per le carte di credito  e , forse,  una maggiore o medesima esigenza  di liquidità. Pertanto qual è la differenza tra la richiesta di un anticipo di missione e l’utilizzo della carta di credito considerato che la carta di credito viene utilizzata solo dai possessori mentre l’anticipazione è un diritto di tutti?

Con queste modifiche si crede davvero di mettere sotto controllo l’uso delle carte? Si crede davvero di poter monitorare la richiesta di liquidità quando, volendo, tutti  possono ugualmente utilizzarle? Per favore, non scherziamo. Una carta di credito per Dipartimento genera maggiore confusione e non semplifica le procedure, anzi le aggrava creando confusione sulla responsabilità del suo utilizzo.

Troppi interrogativi restano sospesi anche in questo caso.

Già nel lontano 2008/2009 chiedevamo la sospensione di tutte le carte di credito e rinnoviamo la richiesta. Scontenteremo qualcuno ma alle volte si deve avere il coraggio di farlo.

Siena 13 giugno 2011

 

 

 

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