Organizzazione del lavoro, se ne parli per davvero, ora

Dopo la presentazione dell’ipotesi di organizzazione del lavoro lo scorso 30 settembre, molti ci hanno chiesto cosa pensavamo della proposta avanzata dal Direttore Amministrativo. C’è poco da pensare perche’ quello che ci e’ stato presentato e’ una ipotesi che ancora si fonda su teorie di organizzazione del lavoro che poi vanno messe in pratica. Chiariamo meglio, la fase in cui siamo, sebbene si voglia presentare come molto avanzata e’ ad uno stadio, osiamo dire, filosofico.

Ora si deve passare alla fase vera di applicazione, che comportera’ la capacita’ di scendere tutti, parte pubblica e sindacale, nello specifico delle realta’ professionali e delle strutture lavorative. Senza, pero’, dimenticare il fine ultimo di questo percorso: dare una reale possibilità a tutti i lavoratori di dimostrare la loro capacita’ ed il loro valore, questo solo salvera’ l’Università di Siena. La decisione presa dal CdA sulla proposta di organizzazione, non ci interessa, vogliamo essere chiari, perche’ e’ da un anno che non riconosciamo la legittimita’ di questo organo di governo. I suoi componenti, tutti, non sono un punto di riferimento per il personale tecnico amministrativo a causa delle scelte che hanno preso, in primis la stabilizzazione, e per la loro incapacita’ volontaria di comunicare e ascoltare. Quello che sembra e’ di vedere una struttura che vive in una dimensione propria e che prende decisioni senza minimamente rapportarsi con chi dovrebbe rappresentare.

Per noi la nuova organizzazione deve passare attraverso un percorso realmente condiviso che ci impegni nel prossimo mese, e comunque nel più breve tempo possibile, in un confronto serrato. La nostra rivendicazione si basa su un assunto: non ci fidiamo di questo Direttore Amministrativo. Non e’ un pregiudizio ideologico, ma una posizione che si basa su di un anno di fatti che ci hanno convinto a prendere sempre posizioni chiare verso le decisioni unilaterali del Dott. Miccolis. La fiducia si coltiva e si nutre, va fatto uno sforzo ben chiaro. Comprendiamo la posizione della parte pubblica, la crisi, il buco, ecc. , ma crediamo che certe scelte che contravvengono ai regolamenti di questo Ateneo non possano essere mai giustificate.

Ora, proprio perche’ l’Amministrazione potrebbe imporci una nuova organizzazione senza discuterla cosi’ come previsto dal contratto, rivendichiamo il diritto di chiedere al Rettore ed al Direttore Amministrativo di mettere da parte le regole e dimostrare di cercare di condividere realmente una nuova visione di Università. Lo chiediamo per rispetto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di questo Ateneo che hanno lavorato con responsabilita’ in questo anno senza chiedere niente di piu’ che la chiarezza e la trasparenza dovute, e che spesso sono mancate. Che dimostrino di avere a cuore, come noi, questo Ateneo non per giochetti politici, elettorali o obiettivi di carriera. Noi siamo disposti a sederci al tavolo senza preconcetti, ma decisi a difendere ogni tassello della dignita’ dei lavoratori di questo Ateneo.

La nuova organizzazione deve avere come obiettivo quello di rendere piu’ efficiente la rete dei passaggi che deve fare una procedura amministrativa. Rendere piu’ semplice l’organizzazione del lavoro tecnico, senza sostituire la struttura dipartimentale ad altra struttura che dica come deve lavorare un tecnico, ma una struttura che gestisca e semplifichi tutto cio’ che e’ di supporto al lavoro dei tecnici. I tecnici, di cui tanti parlano, non hanno bisogno di vedersi organizzare il lavoro, perche’ fortunatamente proprio la specificità professionale spesso permette loro di organizzarsi da se e sapere quale sia il modo migliore per attuarlo. Quello che serve e’ che venga messa a disposizione la possibilita’ di scindere alcuni processi che sono trasversali a diverse professionalita’. Due esempi banali: smaltimento rifiuti di laboratorio e gestione di un magazzino dei reagenti e delle sostanze chimiche da laboratorio centralizzato. Altro e’ voler incasellare il lavoro dei tecnici in categorie che servono solo a riconoscere responsabilità ed indennita’. Questo e’ un aspetto che rientra nella contrattazione per il nuovo accessorio e che ci vedra’ in prima fila nel proporre soluzioni vere. Un aspetto che va affrontato, come per tutti gli altri colleghi, al piu’ presto, ma che non va confuso con l’organizzazione del lavoro. La questione dell’accessorio va chiusa prima possibile per garantire a tutte/i la possibilita’ di vedersi riconosciute indennita’ e responsabilita’ vere, attribuite e determinate con criteri chiari.

Prendiamo passo per passo le questioni senza mai dimenticare l’obiettivo finale che e’ quello di migliorare la nostra vita lavorativa e garantire la vita di questo Ateneo alla cui salvezza siamo tutti chiamati. Chiamati si, ma da noi, per senso di responsabilita’, non da altri che ci invitano a partecipare a scelte imposte. Riprendiamoci il diritto di essere protagonisti delle scelte. Dimostriamo che tutti i tentativi di argomentare che siamo inutili o una parte di noi e’ superflua sono errati, non piangendoci addosso o scaricando su altri la nostre sventure, ma affrontando il nostro futuro alzando la voce quando va alzata e ascoltando quando c’e’ da ascoltare proposte vere.

Per la RdB/CUB Università di Siena Lorenzo Costa

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