Università di Siena: Tutto a posto, l’operazione è andata bene, il paziente è morto

Le comunicazioni che arrivano dal 6 agosto alle lavoratrici ed ai lavoratori
dell’Università di Siena sono davvero singolari. Più attori cercano di far
vedere che stanno lavorando con responsabilità verso il rilancio
dell’Ateneo. Ognuno però cerca di smarcarsi da qualcun altro. Bella davvero
l’unità della comunità universitaria.

Dicevamo: “il paziente è morto” . A qualsiasi cittadino dotato di un minimo
di coscienza non può che sembrare altrimenti. Il Rettore e gli Organi di
governo di questa università hanno appena devoluto la loro autonomia al CdA
della Banca MPS. Ovvio, capiamo che per salvare l’Ateneo ci volessero
interventi di grande entità, capiamo che c’è la crisi, comprendiamo tutto.
La cosa però che suscita forte preoccupazione in noi è che sembri normale ai
più che una Banca possa dire ad una istituzione pubblica e indipendente, e
ribadiamo pubblica!, vendi questo palazzo e quel palazzo sennò addio
prestito, ecc. Quello che è comprensibile è che la banca tuteli i suoi
interessi, ma che nessuno abbia la capacità dalla parte dell’Università di
fare una proposta forte e alternativa, fa capire quanto siamo caduti in
basso. O forse sottintende qualcos’altro.

Come si può non vedere che a Siena stiamo arrivando alla conclusione di un
percorso sperimentale di privatizzazione dell’Università pubblica perseguito
negli ultimi quindici anni da centro sinistra e centro destra, senza
distinzione. La prova evidente è che tutti gli attori protagonisti della
tragedia sono legati ad un partito ben preciso che però non ha avuto il
minimo attrito in questa situazione con chi siede al governo. Ci verrà detto
che in questa situazione si mettono da parte gli attriti perché si vuole
salvare un’istituzione importantissima per la città e per la nazione intera,
vero, ma tutte le soluzioni vanno in una direzione.

Il paziente è morto quindi economicamente e da un punto di vista di proposta
strategica vera e pubblica, ma è morto anche come comunità.
Questa crisi ha portato a conclusione un altro percorso chiaro che è quello
di creare difficoltà nel lavoro delle istituzioni pubbliche dividendo chi vi
lavora. Non ci siamo mai sentiti vicini ai docenti come casta, ma come
lavoratori si, e ce ne sono tanti che sono lavoratori veri. Chi guida però
l’Ateneo è per forza di cose, o per regola di sistema, lontano da noi, dai
lavoratori. Lo dimostrano molti eventi di questi mesi.

Come si fa a chiedere e a concedere dopo undici mesi un corpo accademico
allargato quando tutto è stato deciso.

Come si fa a modificare uno statuto con una commissione composta in
maggioranza da una componente e con dei risultati che anticipano in senso
peggiorativo una legge nazionale che ancora non c’è.

Come si fa a formare una commissione, che studi la possibilità di mandare in
pensione anticipata i docenti, i cuoi componenti sono in maggioranza coloro
a cui si rivolgerà la manovra.

Come si fa a prevedere la vendita di immobili senza che minimamente si
prendano in considerazione coloro che vi lavorano.

Come si fa ad ipotizzare una nuova organizzazione del lavoro senza che vi
sia stato un confronto con gli addetti.

La comunità universitaria è morta e non per colpa nostra!

Tutti cercano di dimostrare che i tecnici amministrativi sono troppi, che
sono inutili. Cerchiamo di ragionare con dei numeri. Entro il 2012 andranno
in pensione circa 114 unità tecniche amministrative. Non abbiamo ancora i
dati fino al 2014. Quindi non sono solo i docenti che verranno a diminuire.
Abbiamo anche 34 colleghi in fase di stabilizzazione, che stanno antipatici
ai più come se avessero rubato qualcosa, ma che hanno fatto, e continuano a
fare, il loro lavoro pur essendo in scadenza di contratto.  Senza alcuna
certezza sull’avvenire.

Alla certosa di Pontignano i colleghi hanno saputo dai giornali che la loro
struttura verrà venduta e loro cosa andranno a fare? Nessuno lo sa, anche se
il Direttore Amministrativo in persona a febbraio aveva assicurato che mai
sarebbe cambiato il lavoro dei “certosini” . Loro stessi qualche anno fa
avevano avanzato una proposta di rilancio della struttura senza essere degli
esperti, ma conoscendo il loro lavoro e sapendo dove può migliorare.
Dimostrazione che non servono dei docenti per organizzare il lavoro di noi
tecnici amministrativi. Che fine ha fatto quella proposta?
Gli appelli all’unità della comunità universitaria, non accademica, e al
senso di responsabilità di tutte/i non si crea con la convocazione a più
voci di un corpo accademico allargato se non c’è la volontà di realmente
condividere le scelte e discuterle insieme.

Concludiamo con una poesia se la leggerete attentamente capirete quanto ci
riguarda:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Martin Niemoller)
Per la RdB Università di Siena
Lorenzo Costa

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