Oggi l’inaugurazione ufficiale della sede del Sindacato di Base a Siena

CUB, RDB e Confederazione COBAS, presenti da tempo sul territorio e già fattivamente coordinati da più di un anno, precorrendo la linea nazionale tracciata dal Patto di Base (evolutasi nell’ultima assemblea nazionale del 7 febbraio scorso), con la nuova sede di via Mentana n.166, daranno ai lavoratori, agli studenti e ai pensionati di Siena e provincia un importante riferimento per la difesa e la tutela dei diritti basilari di ognuno, ed estendere la lotta contro i poteri economici e politici che, anche nel senese, vogliono far pagare la crisi ai salariati, ai giovani, ai settori popolari. La crisi internazionale e nazionale, appunto, si sta ritorcendo contro le classi più deboli, e le misure prese dal governo si sono tradotte in aiuti in direzione dei centri di potere, per poi scaricare ancor più i costi sui salari, l’occupazione, le pensioni, i tagli ai servizi sociali e ai beni comuni, la pressione fiscale. Il Patto di Base ha lanciato la sua piattaforma anti-crisi, che CUB-RDB-COBAS di Siena sostengono nella sua totalità, affinché, anche sul territorio, si dia una reale alternativa ai ceti più deboli e più colpiti; i punti della piattaforma anti-crisi sono dieci, tra cui: il blocco dei licenziamenti aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per chi non ha lavoro aggancio di salari e pensioni al reale costo della vita cassa integrazione almeno all’80% del salario per tutti i lavoratori, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori ‘atipici’, con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati nuova occupazione mediante un Piano straordinario dello sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari. La recessione è arrivata purtroppo anche nel senese, ma, al di là della negativa congiuntura internazionale e nazionale, gravi sono le colpe di chi, ai primi “segnali di pericolo” per i lavoratori, si è girato dalla parte opposta, per poi gridare aiuto e dare il via ad una cassa integrazione selvaggia in tutta la provincia, con istituzioni-aziende-parti sociali immobili nella loro alleanza neocorporativa, specchio reale dei loro corrispettivi nazionali. Gli attacchi ai diritti fondamentali purtroppo sono molteplici, e quelli verso il diritto allo sciopero e al contratto nazionale sono i principali sintomi del pericolo antidemocratico che stiamo correndo. Con le nuove norme previste dal governo sul diritto allo sciopero si sta andando rapidamente verso un nuovo e pericolosissimo capitolo del più vasto tema della limitazione delle libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del lavoro e della società; dietro un linguaggio formalmente tecnicistico, presentato come un intervento per il solo settore trasporti, il governo predispone la legislazione per gestire la fase attuale e futura di grave crisi economica e le conseguenti risposte delle classi sociali al tentativo di farne pagare a loro il costo. Ciò è confermato dal fatto che il governo ha annunciato norme che dovrebbero impedire di bloccare strade, aeroporti e ferrovie, forme di lotta utilizzate dai lavoratori in casi particolarmente drammatici. L’attacco al contratto nazionale, le nuove norme che si intendono introdurre sulla rappresentatività sindacale, la nuova concertazione tra governo, confindustria e sindacati confederali che si è trasformata in una vera e propria commistione di poteri, sono elementi finalizzati ad impedire le rivendicazioni e la difesa dei diritti dei lavoratori. Lo scopo del governo, di fatto, è quello di imporre per legge la pace sociale, vietando e criminalizzando il diritto di sciopero. Per inasprire la condizione dei lavoratori, ha dato il suo prezioso contributo anche il ministro della pubblica amministrazione, con provvedimenti che hanno tratti più da grande fratello che da grande innovazione: dietro la bandiera della lotta ai fannulloni, c’è l’ennesima riprova del tentativo di ridurre le persone a semplici numeri e pedine da controllare. Non contenti di questo, come volevasi dimostrare, i Cobas da mesi danno l’allarme sul piano Tremonti-Gelmini, sulla distruzione programmata di almeno 150 mila posti di lavoro nella scuola in un triennio, mentre governo, opposizione ( si fa per dire ) e sindacati concertativi minimizzano. A rischio c’è anche quanto di più prezioso abbiamo intorno a noi: l’ambiente. Si sta tentando di riportare il paese verso una devastante deriva nucleare, ma l’attuale situazione della disponibilità del combustibile, dei problemi di impatto sanitario e ambientale, del costo di produzione di tutto il ciclo nucleare, dei rischi di proliferazione militare e del terrorismo, indica che al ricorso al nucleare sia da preferirsi l’impiego e il potenziamento delle nuove fonti energetiche, pulite e rinnovabili, e soprattutto le concrete possibilità d’uso più efficiente dell’energia, ma anche di vero e proprio risparmio energetico; è questa, nei fatti, la scelta effettuata da tutti i paesi industrializzati. Non mancano casi di grave rischio ambientale neppure a livello locale: il progetto per l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano costituisce un potenziale colpo letale verso la salute della popolazione e verso le risorse idriche e le bellezze ambientali della nostra provincia, ma ancora una volta si vuole anteporre gli interessi politici ed economici sull’interesse dei cittadini. CUB, RDB e COBAS di Siena vogliono dunque chiamare tutti i lavoratori e le lavoratrici, le forze sociali, i movimenti di lotta contro la crisi e contro la devastazione ambientale, gli studenti e tutti coloro che si battono contro il tentativo del potere precostituito di uscire indenne dalla crisi, colpendo i nuovi ceti popolari: lo Sciopero Nazionale del 23 aprile sarà un ulteriore strumento per far valere i diritti di tutti in un contesto importante.

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