Parere legale sul regolamento parcheggi

Le questioni da affrontare sono di diversa specie per cui esporremo le
nostre considerazioni trattandole per “punti” e concentrando nella parte
finale quelle che sono le perplessità che suscita il decreto.

La prima questione che abbiamo considerato riguarda la possibilità o meno,
per l’Ente, in termini legislativi, di emanare un provvedimento per la
previsione e la disciplina di un servizio ai lavoratori, come quello di
cui parliamo.
A questo proposito, il combinato disposto delle norme di cui al D.Lgs. 30
marzo 2001 n. 265 ed al CCNL per il quadriennio 2006/2009 comparto
Università, fornisce un quadro sostanzialmente affermativo.
Possiamo pertanto ritenere che nulla osta all’adozione, nelle forme
opportune e con i limiti che analizzeremo di seguito, del provvedimento in
esame.

La seconda questione che abbiamo affrontato, è quella relativa alla natura
del contributo richiesto al lavoratore. A tal riguardo non ci pare si
possa configurare l’imposizione di un tributo poiché si tratterebbe di una
partecipazione che l’ente richiede al lavoratore quale contributo per la
fruizione di un servizio che dovrebbe offrirgli.
Il fatto che tale contribuzione venga detratta direttamente alla fonte
(dalla busta paga), nulla sposta circa la natura di tale pagamento, atteso
che ciò avviene solo su espressa autorizzazione scritta del lavoratore che
usufruisce del permesso di accesso (e che abbia altresì formulato
richiesta di attribuzione del permesso medesimo).

Le questioni che ci lasciano perplessi circa la correttezza del Decreto
Rettorale, riguardano: la misura e la destinazione delle quote che l’Ente
andrà ad acquisire tramite la concessione dei permessi di accesso; la
violazione del principio della parità di trattamento tra lavoratori ed
infine una contraddizione tra la ratio del provvedimento e la sua
attuazione.
Appare anzitutto difficilmente intelligibile il criterio con il quale è
stata stabilita la misura della contribuzione da parte del lavoratore.
Nel decreto vengono individuati, nel loro preciso ammontare, il contributo
che viene chiesto al fruitore del permesso (peraltro variabile da 8 a 18
euro come indicato nell’art. 6), nonché la percentuale di fondi che sarà
ri-destinata a quel servizio (il 10% di cui all’art. 7). Non vi è traccia
del costo che l’ente sostiene (o prevede di sostenere) per la manutenzione
dei parcheggi.
La stessa previsione di destinare il 90% dei fondi raccolti per scopi che,
seppur affini, esulano dal servizio individualmente reso al singolo
lavoratore per andare a contribuire a servizi resi singolarmente ad altri
lavoratori, appare illegittimo.
In particolare, l’art. 60 del CCNL ridetto, prevede che: “le
amministrazioni, nell’ambito delle proprie disponibilità, possono attivare
iniziative a favore dei lavoratori,  anche attraverso il loro contributo,
da definirsi in sede di contrattazione integrativa, come convenzioni in
materia di trasporti, assistenza sanitaria, istituzioni di asili nido e
sussidi economici”.
Dalla lettura della disposizione, se da un lato si evince che
l’amministrazione ha il potere di predisporre l’iniziativa, nonché quello
di chiedere un contributo ai lavoratori, dall’altro lato è chiara nel
prevedere che il contributo (qualora richiesto) è a carico dei lavoratori
che fruiscono dell’iniziativa.
Il Decreto rettorale, così come emanato, richiede invece ai soli
lavoratori che fruiscono del permesso di accesso, di pagare un contributo
che poi (nella misura del 90%) sarà impiegato per coprire i costi di
altre, diverse iniziative, assunte a favore di altri, diversi lavoratori,
ai quali ultimi tuttavia non si richiede alcun contributo.
Ma vi è di più. Il decreto parla genericamente di “concessione del
permesso di accesso”, nulla dice circa la distribuzione effettiva dei
posti auto disponibili. Dalla lettura dell’allegato tecnico, si evince che
il numero dei permessi di accesso è sensibilmente superiore al numero dei
posti auto disponibili (riporto l’esempio della struttura parcheggi di Via
Mattioli nella quale a fronte di n. 101 posti disponibili è previsto il
rilascio di n. 294 permessi di accesso, ma identico discorso vale per
ognuna delle strutture).
In altre parole, il decreto, garantisce l’accesso alle aree di parcheggio
ma al contempo non fornisce alcuna garanzia di reperimento del posto auto
da parte del titolare del permesso di accesso.
Il numero dei permessi di accesso rilasciati dall’ente infatti, eccede il
numero effettivo di posti auto disponibili, con la conseguenza che il
lavoratore versa un contribuito per un’iniziativa della quale con
rilevante probabilità gli è preclusa a priori la possibilità di
beneficiare.
Tale ultimo rilievo comporta indiscutibilmente l’illegittimità del
provvedimento così come adottato.

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