Monthly Archives: ottobre 2008

Risposta al Rettore

Leggiamo con attenzione tutti i consessi in cui il rettore presenterà le varie ipotesi di risanamento del nostro ateneo.
Chiediamo di sapere quando verranno convocate le OO.SS. per discutere di ciò che cambierà il nostro futuro. Finora il rettore ha scelto con chi costruire il risanamento ora è venuto il momento di confrontarsi con i lavoratori, attraverso i loro rappresentanti. O forse dobbiamo pensare che il nostro ruolo sia solo quello di ratificare quanto già deciso da altri.

Chiediamo la convocazione immediata del tavolo sindacale per vedere i dati certi su cui costruire un piano e per sapere come avete ipotizzato di uscire da questo dissesto.
Chiediamo la convocazione per la settimana prossima di un corpo accademico allargato che sappia dare reale voce a tutte/i senza distinzione di ruolo.

quanti affitti abbiamo all’università!?

Ci hanno chiesto di essere uniti tutti insieme!
Ci hanno chiesto di essere di aiuto!
Ci hanno chiesto di non esacerbare i toni!

Noi abbiamo chiesto chiarezza!
Noi abbiamo chiesto una semplice cosa 15 giorni fa e ancora aspettiamo una
risposta!

Abbiamo chiesto con una mail i seguenti dati:

“Egregio Rettore,
con la presente, la scrivente organizzazione sindacale (RdB Pubblico Impiego), chiede che gli vengano forniti i seguenti dati:
lista degli immobili in affitto da parte dell’ateneo con relativo canone di
affitto specificato.
La richiesta viene fatta nell’ottica di reperire più dati possibili per fare una proposta da portare al tavolo tecnico. Non sappiamo se sia dovuto fornire questi dati, se sia nelle nostre prerogative o competenze avanzare una richiesta di questo genere, ma confidiamo nella volontà reciproca di tutti di cercare soluzioni a questa grave situazione che stiamo vivendo.
Confidiamo in un riscontro positivo e rapido alla nostra richiesta e restiamo in attesa comunque di cenno di risposta. Vi auguriamo buon lavoro.
RdB Pubblico Impiego
Siena 15 ottobre 2008”

Non venite a dirci che rendendo pubblica questa mail alziamo i toni perché
questo non è vero.
L’unica cosa vera è che il nostro unico interlocutore sono i lavoratori di
questo ateneo e per questo a loro ci rivolgiamo.
Se nemmeno ci vengono forniti questi semplici dati, che abbiamo chiesto in
modo ufficiale, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Saremo davvero presi
in considerazione per quanto riguarda il piano di risanamento o saremo
costretti non si sa in base a quali urgenze e con quali certezze ad
accettare sacrifici!?
Restiamo in attesa e appena possibile vi faremo sapere se qualcuno ha avuto
il tempo di risponderci.

Copia dell’intervento che avremmo gradito poter condividere alla presenza del Rettore

Trasmettiamo a tutti i colleghi durante il Corpo Accademico
Allargato di venerdì scorso. Non aggiungiamo commenti sugli eventi di
venerdì i fatti parlano da soli.

Parlo come rappresentante sindacale, ma forse soprattutto come lavoratore di
questa università.
È difficile prendere la parola oggi, ma credo sia necessario per chiarire,
per fare delle valutazioni e proposte.
Difficile perché da quando è scoppiata questa vicenda sembra che la realtà
che ci circonda sia implosa. Stiamo attraversando un momento particolare,
dovremmo preoccuparci di un contratto nazionale università che è appena
entrato in vigore, dovremmo preoccuparci di una politica governativa che
attacca da mesi il valore, la dignità ed il senso dell’esistenza delle
pubbliche amministrazioni. Attacca quello che ancora esiste di servizi
pubblici, come la sanità, la scuola e soprattutto l’università pubblica.
Tutto sembra poco importante per quello che stiamo vivendo. Abbiamo scoperto
poco più di una settimana fa che il nostro ateneo ha toccato il fondo. Molti
dicono fra le tante cose che in fondo è un male comune di tutti gli atenei,
nessuno se la passa bene, tutti hanno i bilanci in rosso.
A Siena però tutto questo assume un valore diverso. Un valore diverso perché
Siena negli ultimi anni ha sempre fatto vanto di essere un modello per gli
altri atenei. Un modello nazionale. Ci veniva presentato un ateneo che
gestiva in modo più che virtuoso l’autonomia, quella autonomia che sembrava
dare finalmente libertà di manovra e scelta su tante questioni, dalla
didattica, ai corsi di laurea alle scelte sul personale.
È un amara ovvietà oggi dire che il laboratorio di Siena è fallito. Da una
settimana è sotto gli occhi di tutti che qualcosa non ha funzionato. Non ha
funzionato negli organi di governo e nell’amministrazione.
Non è un accusa gratuita, un voler puntare il dito, accusare, o essere
giustizialisti, come si è detto e scritto in questi giorni. È una richiesta
di ammissione di responsabilità, di assunzione di responsabilità. Non è il
momento di cercare di negare le colpe, le leggerezze ma di affrontarle. È il
momento di ripartire dall’umiltà di riconoscere quelli che sono stati i
limiti di un modello evidentemente fallimentare. Questo passaggio lo
dobbiamo fare tutti, ma permettetemi di sottolineare che esiste
indubbiamente una diversa suddivisione delle responsabilità.
Ora è il momento di ripartire, ognuno faccia la sua parte ma con uno spirito
diverso, perché diverso è il clima, diverso è il momento. Nessuno deve
pensare di essere immune dalle conseguenze che possono venire da scelte
prese con leggerezza, pensando di avere la capacità, da soli, di affrontare
la situazione.
Nei giorni scorsi una parte dei sindacati di questo ateneo ha presentato un
documento scarno, semplice, diretto, composto da 4 punti. Punti minimi,
essenziali, perché fossero tutelati gli interessi del personale
tecnico-amministrativo, ma anche degli studenti, di quel mondo informe di
precari che sono i dottorandi i postdottorandi, gli assegnisti, i borsisti e
infine dei docenti, a contratto e non. Cosa ha suscitato questo documento,
nel CdA, ha suscitato fastidio, fuori da quel consesso ha portato distanze,
distinzioni e divisioni.
No non può andare così, se chi è chiamato a decidere non è in grado di
capire che non è il momento di infastidirsi ma di riconoscere la reale
potenzialità che può venire dalla condivisione con chi rappresenta i
lavoratori delle scelte, vuol dire che non è in grado di governare questo
momento, non ha la lucidità necessaria.
Un segnale piccolo di discontinuità c’è stato se oggi ci troviamo qui forse
è perché l’Assemblea dei lavoratori ha chiesto un corpo accademico
allargato, ma l’assemblea dei lavoratori ha chiesto anche di più ha chiesto
che il CdA assuma il documento presentato dalle OO.SS. quel documento non va
votato, va preso così com’è. È un imposizione? Forse, ma non potete fare
altrimenti. Permetteteci in questa particolare di situazione di imporvi
qualcosa. Non dovete preoccuparvi della fiducia dell’opinione pubblica, ma
della nostra, di quella di chi vive di università e che non vuol vedere
naufragare la sua vita per l’orgoglio di pochi. Qual è la spiegazione per
cui pensate di poter opporre un rifiuto a quel documento, non esiste
spiegazione se non quella che credete che le regole, la forma ancora
sussistano. No è saltato tutto, ma non siamo stati noi a far saltare
qualcosa, è stato qualcun altro, ognuno saprà darsi le spiegazioni che
vorrà, ma queste spiegazioni non dovranno essere giustificazioni ma
assunzioni di responsabilità.
L’assemblea dei lavoratori ha chiesto anche di più è vero ha chiesto le
dimissioni del DA. Le dimissioni sembra che chissà cosa si sia osato dire.
Dopo quella assemblea molti hanno deviato la loro strada prendendo le
distanze da quello che i lavoratori hanno deciso. Bene ognuno è libero di
fare o operare ciò che crede. Io però voglio dire qualcosa in proposito,
personalmente ho votato per le dimissioni di rettore e DA lo dico senza
paura, lo dico chiaramente, anzi avrei votato per le dimissioni di tutto il
CdA e del senato accademico. Come sigla sostengo quello che è uscito da
quella assemblea in pieno. Volete soffermarvi su questo, volete offendervi
di questo. Vuol dire che non avete capito il senso di tale richiesta.
Non credo di poter interpretare le motivazioni di tutti ma voglio darvi la
mia. Chi ha governato l’ateneo in questi anni sono i signori che ho citato
prima, le responsabilità morali e politiche per le leggerezze che ci hanno
portato in questa situazione non sono celabili, sono evidenti. Ebbene
credete di essere in grado di continuare a governare l’ateneo, anche ora
fate pure, ma sappiate che non avete la mia fiducia, la fiducia l’avete
tradita, voi, non io, non il personale, non gli studenti. Anche se non avete
colpe dirette, avete comunque contribuito con il vostro silenzio di anni a
portarci in questa situazione. Quello che più mi ha esasperato però è che
nessuno, nessuno ha sentito la necessità di scusarsi di assumere su di se
una benché minima responsabilità.
Capisco la difficoltà, ma è un segnale che dovete dare. Volete che vi si
lasci lavorare, che vi si lasci cercare di riparare al danno arrecato alla
nostra dignità allora dateci un segnale chiaro.
Date a ognuno la possibilità di fare la sua parte, riconoscete il ruolo che
il personale deve avere in questo momento, attraverso i suoi rappresentanti.

I punti che abbiamo presentato sono chiari: garantire gli stipendi, dire no
alle fondazioni come possibilità di uscita dalla crisi, bloccare e
verificare la nuova organizzazione del lavoro e far funzionare un tavolo di
gestione della crisi reale che coinvolga tutti, un tavolo che sia operativo
dove chi si siede non si alza finchè non si sono dipanate le questioni. Ora
vogliamo sapere come garantirete gli stipendi, non è il momento di dire
stiamo valutando, prendendo decisioni, noi vogliamo sapere come. Vogliamo
sapere perché andare avanti con l’organizzazione del lavoro e come con quali
soldi. Vogliamo sentire dire chiaramente una volta per tutte che le
fondazioni non sono una soluzione alla crisi. Cedere alla fondazione vuol
dire buttare alle ortiche tutto quello che rappresenta l’università
pubblica, il diritto allo studio ed il diritto alla dignità dei lavoratori.
Il tavolo tecnico non va spiegato è chiara la sua motivazione d’essere ma va
fatto funzionare.
Se dal CdA del 10 ottobre verrà una ulteriore chiusura nei nostri confronti
non sarà per colpa nostra, non sarà perché abbiamo chiesto la luna,
l’impossibile, sarà perché ancora una volta si sono volute seguire logiche
pericolose, che creano divisione.

Lorenzo Costa
per
RdB Pubblico Impiego Università di Siena

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